CAPO GUARDAFUI, RAS ‘ASÄYR راس عسير

Il faro Francesco Crispi a capo Guardafui, Corno d’Africa

La storia del faro di Guardafui è interamente raccontata nel libro “Il faro di Mussolini” 001 Edizioni.

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Leggi qui l’articolo “Un faro torinese contro i pirati africani” su La Stampa per il 90° anniversario 1924-2014

foto-faro_guardafui-© Foto Alberto Alpozzi (2)

Il faro Francesco Crispi oggi

Golfo di Aden, Somalia – Il Capo Guardafui, in somalo Gees Gwardafuy, si trova nella punta estrema del Corno d’Africa a 50 km. dalla città di Alula, nella regione autonoma del Puntland, al vertice nordorientale della Somalia, dove il continente africano divide l’oceano Indiano (verso sud) dal golfo di Aden (verso nord). Si presenta come un promontorio a 244 metri sul livello del mare, costituito da un roccione calcareo nero sormontato da una testa di marmo rosa, che richiama la figura di un leone accovacciato (vedi qui delle foto)

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Noto sin dall’antichità e descritto nel I secolo d.C. nel Periplo del Mare Eritreo, antico documento che descriveva le rotte nel mar Rosso, golfo Persico e oceano Indiano, chiamato dai greci Αρωμάτων ἀκρτήριον “Aromatum Promontorium” – promontorio delle spezie o capo degli aromi – era tristemente noto per i molteplici naufragi a causa delle dense foschie portate dai monsoni di sud-ovest.

faro-francesco-crispi-guardafui-somalia

Il faro Francesco Crispi nel '30

Tant’è che già nel XIX secolo re Osman Mahamuud del Sultanato Migiurtino, che controllava gran parte della costa nord-orientale somala, stipulò un accordo informale con la Gran Bretagna che prevedeva sovvenzioni annuali al re da parte dei britannici per proteggere gli equipaggi inglesi naufragati contro i saccheggio. L’accordo, tuttavia, non venne mai ratificato, perchè gli inglesi temevano che così facendo avrebbero creato un precendete per la creazione di accordi con i somali perdendo il potere nell’area.

Si legge anche, nel libro “Ismail, the maligned khedive” di Pierre Crabites, che il 19 marzo 1878 venne inviata una spedizione a Capo Guardafui e sulle adiacenti coste una delegazione per vagliare l’ipotesi della costruzione del faro ma la considerazione finale fu “Queste persone (gli indigeni) sono naturalmente mal disposte per consentire la costruzione di un faro”.

In Inghilterra, in una nota della Seduta dei Comuni del 14 marzo 1902 si trova una richiesta di tal Mr. James Weir: Mi permetto di chiedere al Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, visti i numerosi incidenti marittimi che si sono verificati al largo della costa sud di Ras Asir, Capo Guardafui, se verrà considera l’opportunità di prendere le misure necessarie per garantire la erezione di un faro su questo promontorio.”

foto-faro_guardafui-© Foto Alberto Alpozzi (1)

Il faro, abbandonato, con annessa stazione marconigrafica come è visibile attualmente

La risposta di Lord Cranborne, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri fu: Il Governo di Sua Maestà sono attualmente in comunicazione con il governo italiano in merito alle proposte fatte da quest’ultimo per la costituzione di un faro di Capo Guardafui, ma sembra che ci sia una notevole divergenza di opinioni tra le compagnie di navigazione britanniche che sono interessati circa il vantaggio della proposta di questo faro.” Ma non venne concluso di nuovo nulla tant’è che più avanti, in una nota del 2 giugno dello stesso anno si legge ancora Mr. Weir che chiedeva se fosse stata presa una decisione.

Successivamente il Sultano Yusuf Ali Kenadid del Sultanato di Hobyo, che controllava una porzione di costa del Corno d’Africa, prese invece accordi con un ex ufficiale dell’esercito francese per la costruzione di un faro a Capo Guardafui. Il capitale per il progetto venne stanziato da una ditta di Marsiglia, ma anche questa volta l’affare saltò.

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Leggiamo ancora il 12 settembre 1908 sul “The Singapore Free Press and Mercantile Advertiser un lungo articolo dal titolo “Il Faro proposto per Guardafui” nel quale si dibatte la possibilità della sua realizzazione, su proposta già dell’Italia, anche sulla vicina isola di Socotra e sull’eventualità della potenza della luce che fosse visibile o meno durante le tempeste di sabbia e delle nebbie portate dai monsoni considerando che l’India, proprietaria dell’isola non era in ogni caso intenzionata alla costruzione del faro a causa dei costi, della lontanza e quindi della difficoltà di approvvigionamento.

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Naufraghi inglesi del "Chodoc" a Capo Guardafui nel 1905

Capo Guardafui venne poi ceduto dagli inglesi all’Italia con il trattato del 5 maggio 1894. La Somalia fu dichiarata colonia nel 1905 . Ma la questione del faro rimase insoluta ancora per diversi anni.

la-nature-supplement-1923 (1)

"La Nature, Revue des Sciences", suppl. 11 agosto 1923

Si legge infatti in un supplemento de “La Nature – Revue de Sciences” dell’11 agosto 1923 una lettera di tal M. Rastoul, agente generale della Messaggeria Marittima a Marsgilia, nella quale dichiara di aver parlato più volte col generale Mercatelli, alto commissario del Governo Italiano nel Benadir, circa la questione dell’installazione del faro a Capo Guardafui. La realizzazione di tale faro ritardava a causa dei costi di realizzazione e soprattutto del suo mantenimento, poichè una volta costruito avrebbe necessitato di una guarnigione fissa (e suo costante approvvigionamento) per difendere la postazione dai predatori somali, poichè sarebbe stato obiettivo delle tribù locali in quanto sarebbe stato l’unico elemento che avrebbe evitato i naufragi delle navi in quella zona, un affare che generava i maggiori profitti per i predoni della regione di Guardafui. Si dibattè quindi sulla possibilità di far pagare una sorta di tassa a tutte le navi che di lì sarebbero passate per aiutare il Governo Italiano al mantenimento dell’installazione. Particolarità notevole è la proposta del gen. Mercatelli della realizzazione di un faro a onde hertziane (radio-faro), per risolvere quindi il problema delle nebbie durante le quali la luce non si sarebbe vista, ma all’epoca si trattava di una tecnologia non ancora affidabile.

ASMAI vol.I Eritrea Etiopia Somalia (1857-1939)

Inventario archivio storico: Min. Africa Orientale (1857-1939) Vol. I, pag. 217

Si legge anche in documenti del Ministero Africa Orientale (1857-1939) che vi erano già state intenzioni “per l’impianto di un faro al Capo Guardafui” in carteggio degli anni 1877-1890 e proposte per un accordo internazionale per la sua costruzione e l’esercizio già nel 1901 e successivamente nel 190-1905 e di nuovo nel 1906, per poi giungere al 1910 alla “questione preliminare politico-economica” e suoi preventivi.

Infine il faro, chiamato Faro Francesco Crispi, venne realizzato il 5 aprile 1924 con annessa stazione radiotelegrafica e radiogoniometrica a protezione delle navi che qui vi transitavano per l’Asia, l’Africa e l’Australia. All’epoca della costruzione del faro si contavano tra i 700 e gli 800 piroscafi al mese, una media di 25 al giorno. La prima costruzione non era in muratura ma un semplice traliccio di ferro con annessa lanterna (come riscontrabile da alcune cartoline d’epoca, dalla descrizione del faro nel testo “Possedimenti e Colonie” del 1929 e nel libro “Orizzonti di Impero” del 1935) sostituita solo in un secondo momento con l’attuale torre a forma di fascio littorio.

guardafui_targa-1924

La targa commemorativa del 1924

Venne posta, durante la realizzazione sempre nell’aprile 1924, una targa commemorativa scritta in italiano contenente il seguente testo: Proveniente da Suez diretta a Calcutta doppiava questo Capo nell’ottobre 1871 la nave mista “Emilia”, tonnellate 1046. Primo piroscafo italiano che tentasse il nuovo traffico con le Indie. La comandava il venticinquenne Capitano DE ALBERTIS l’intrepido navigatore oceanico del “CORSARO” campione ancora vivente dello spirito marinaro di nostra gente – Deposta la spada per il timone il Veterano delle guerre di liberazione d’Italia Generale NINO BIXIO con ardore di marinaio pari al valore del condottiero comandava il piroscafo “MADDALONI” la seconda delle navi italiane che solcava queste acque per interesse e floridi commerci d’oltre mare sul quale la Patria fondò le sue speranze. – Dal Ministero della Marina, aprile 1924.”

Il faro, in muratura, a forma di fascio littorio alto 19 metri poggia su un basamento trapezoidale, a ottica girevole, aveva una portata normale di 26 miglia, massima di 40, con lampi bianchi, ogni 5 secondi, con sorgente luminosa e incandescenza a vapori di petrolio.

Il faro venne commemorato anche con una serie di francobolli tra il 1932 e il 1934.

faro-francesco-crispi_guardafui_francobolli

La serie di francobolli emessi tra il 1932 e il 1934 con raffigurato il Capo Guardafui e il faro Francesco Crispi

La caratteristica forma a fascio littorio del faro, simbolo dell’Imperialismo Italiano, è citato anche in “Ricordi Somali” di Augusta Perricone Viola come allegoria della “luce di Roma che illumina le vie del mondo” trasponendo i colli romani in Somalia come “colline africane” per la rinascita dell’antica Roma: “Colle africano che l’amore degli italiani ha trasformato in altare della patria”.

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Il faro ancora in funzione in una foto del 15 dicembre 1987 di Timlash (fonte wikipedia)

Nel maggio del 1941, il faro di Capo Guardafui insieme al vicino villaggio di Tuhin (Tohen) è stato teatro di un raid di un commando britannico condotto con l’assistenza della Reale Marina indiana, quando le forze britanniche stavano cercando di acquisire l’area sotto il controllo dagli italiani per facilitare il passaggio delle loro navi attraverso il Golfo di Aden. Si legge in un dispaccio delle “Operazione contro le forze italiane” del 16 luglio 1941 del Commander in Chief, East Indies Station H.M. Naval Office, Colombo: Operazioni minori contro italiani in Africa orientale, in cui le forze navali hanno preso parte, erano la presa di Dante, Faro di Capo Guardafui (ora di nuovo nelle operazioni) e, infine, di Assab. Mi dispiace che durante queste operazioni la Royal Indian Navy A/S PARVATI nave è stata affondata da una mina al largo Assab il 30 aprile.”

Poco più sud del promontorio si trova invece il Capo Scenaghèf, o Sennàref, detto anche Falso Capo Guardafui, poiché spesso, a causa delle nebbie, veniva scambiato per il Capo Guardafui portando così a soventi naufragi che avvenivano nella baia tra i due capi, dove i predatori migiurtini avevano già all’epoca organizzato un intenso traffico basato sui naufragi, altro motivo per il quale venne costruito il Faro F. Crispi.

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Il Faro Crispi a Capo Guardafui nel 1970 ancora funzionante con anche i suoi guardiani locali.

L’attuale nome del promontorio pare derivi, sin dal XVI secolo, dal levantino “guarda e fuggi” o “guardatene” oppure dall’indigeno Giard-Hafun.

Oggi il faro versa in totale stato di abbandono e non è più funzionante mancando anche ormai la lanterna.

Faro: ARLHS SOM 003 Coordinate: 11°50′9″N 51°16′42″E

Le città più vicine sono Alula, Bereeda, Hadiboh City e Tohen tutte nella regione del Bari la cui capitale è Bosaso ancora oggi conosciuta a causa della pirateria nel Golfo di Aden.

© 2014 Alberto Alpozzi freelance photojournalist All Rights Reserved

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Per approfondire entra nel sito web “Faro Francesco Crispi – Cape Guardafui” cliccando qui, troverai alcuni articoli di approfondimento.

ARTICOLI CORRELATI

- LIBRO Il faro di Mussolini – L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero della Somalia Italiana. 1889-1941

- La Stampa, 5 aprile 2014 “Un faro torinese contro i pirati africani”

- Sito web “Faro Francesco Crispi – Cape Guardafui, Somalia A.O.I.”

- Pagina Facebook “Faro Francesco Crispi 1924 – Capo Guardafui”

RINGRAZIAMENTI

- T.V. Vincenzo Milanese

- Nave Zeffiro, Marina Militare Italiana

- John Lavranos and Volker Buddensiek

BIBLIOGRAFIA e FONTI

- Guida all’Africa Orientale Italiana. CTI Consociazione Turistica Italiana, Milano 1938 – pagg. 132 e 321

- L’Impero Italiano – Il Libro della V elementare. La Libreria dello Stato, Roma, 1940 – pag. 28

- Ministero degli Affari Esteri – Archivio Storico, Ministero Africa Orientale (1857-1939) Vol. I, pag. 217 e 218

- Enciclopia Italiana Treccani

- Capo Guardafui Wikipedia.it

- Cape Guardafui Wikipedia.org

- Univesity of North Carolina, Lighthouses of Somalia

- Flickr, Michel users, World Lights

- Arte Fascista, Capo Guardafui

- Pointblog, Capo Guardafui

- Wikideep, Capo Guardafui

- I bolli, Enciclopedia online dei francobolli italiani

- Ten Famous Lighthouses From Around The World

- Lord Jim: Centennial Essays , pagg. 115 e 116

- The Singapore Free press and Mercantile Advertiser, 12 Settembre 1908, pag. 3

- Euphorbia International, Wanted!!! Euphorbia prona S.Carter

- Database of Commons and Lords Hansard, the Official Report of debates in Parliament,14 marzo 1902 vol. 105 c39

- Royal Navy, East Indies Station War Despatch, 16 luglio 1941, No. 796/E.I. 03203 comma 9

- Island and Oases: Italian Colonial Cultures, Migration and Utopia in Women’s Writing, Università della California, di Rebecca Hopkins, 2007

- Les Italiens dan l’Erythrée, Revue des deux Monde – tomo 134, 1896

- La Nature. Revue des sciences et de leurs applications aux arts et à l’industrie – tavola di supplemento 41

- Afrikanische Leuchttürme auf historischen Postkarten – 6. ital. Kolonien (suggeritomi da Flavio Gissi)

Historic pages about old italian lighthouse at Cape Guardafui, Somalia, built in 1924 and now extant on the tip of Horn of Africa – FOR ENGLISH VERSION CLICK HERE

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