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8 marzo – Festa della Donna

dall’articolo “La festa della donna secondo il fotografo torinese Alberto Alpozzi” di Cronaca Qui – Torino

La festa della donna dovrebbe essere una ricorrenza solo per le discriminazioni sociali e le violenze fisiche e morali che le donne subiscono quotidianamente in ogni parte del mondo, anche in quei paesi nei quali hanno raggiunto conquiste politiche, sociali ed economiche ma invece troppo spesso si riduce ad un grande baccanale a base di spogliarelli.

Nei paesi occidentali le donne votano da decenni, hanno ruoli dirigenziali sul lavoro ma sono costantemente oggetto di discriminazioni e pressioni a carattere sessuale.

Non è sufficiente un giorno all’anno, durante il quale le femministe sfilano per i giusti diritti per ricordare all’uomo e alle donne che domani sera andranno in locali di spogliarellisti che le discriminazioni e le violenze non sono solo quelle che si intravedono dietro i vari burqa ma anche quelle che continuano a relegare la donna a solo angelo del focolare e a mamma dietro i fornelli o quando si richiede il doppio della fatica per emergere sul lavoro per poi comunque tacciarla di essere andata a letto col “grande capo” di turno per ottenere il posto, quando non le viene espressamente chiesto salvo la perdita di quello stesso posto.

Una vita quindi passata “in croce”: da qui l’idea della rappresentazione del fotografo Alberto Alpozzi per l’8 marzo che mette letteralmente in croce l’attrice Alessia Trombetta, truccata da Loris Roselli, per ricordare e rappresentare quello che tutti i giorni le donne, anche nei paesi occidentali, devono sopportare: come Gesù messo in croce per gli uomini (intesi come razza umana), la donna viene ancora oggi costantemente messa in croce per il maschio.

Una rappresentazione ricca di simboli che vanno dal segno tracciato con le mimose a forma di V, il simbolo rappresentativo della donna, al richiamo dell’incendio del 1911 della fabbrica Triangle di New York, nel quale morirono 146 persone in maggioranza donne, ricordato con la pettinatura, di Isela Lizano, che simboleggia le fiamme.

Insomma una festa che più che riempire i locali di donne alticce alla ricerca di machi palestrati dovrebbe svuotare la nostra cultura dei soliti biechi luoghi comuni, perchè la donna non è che non subisca più violenza (fisica e non) solo perchè ha diritto al voto e può lavorare.

Leggi anche l’articolo La donna crocifissa di Alberto Alpozzi” su Harim Network

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