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Conferenza – Ustica, 30 anni di mistero

CONFERENZA SULLA STRAGE DI USTICA – 29 Gennaio 2010, Reggio Emilia, Hotel Posta

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Sono intervenuti:
ROSARIO PRIORE – Giudice istruttore del disastro di Ustica; DARIA BONFIETTI – Presidente Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica; ROBERTO SCARDOVA – Giornalista del Tg3; RICCARDO MAGGIORE - Organizzatore; presenti anche IVANO e ELISABETTA LACHINA che persero nella starge di Ustica entrambi i genitori Giuseppe Lachina e Giulia Reina ed EDOARDO GATTI, fratello di Domenico Gatti, comandante del DC-9 ______________________________________________________________________________________________

Estratto dall’articolo “Ustica, ventotto anni dopo” di Fabrizio Colarieti, del 16/09/08 – leggi qui tutto l’articolo

Gli italiani non hanno diritto di conoscere la verità sul caso Ustica. E così anche i familiari degli ottantuno passeggeri del volo Itavia che la sera del 27 giugno 1980, mentre andava da Bologna a Palermo, s’inabissò nel Tirreno. Loro, i passeggeri, affrontando quel volo da inconsapevoli vittime della Ragion di Stato, non sapevano di certo che non sarebbero mai atterrati e che ventotto anni dopo la loro fine sarebbe stata ancora un mistero.

Quella notte le tenebre hanno inghiottito, senza appello, la loro vita, la dignità di questo Paese e la verità su un caso che ora due magistrati della procura di Roma tenteranno di riaprire. Quella notte è successo qualcosa che mai nessuno avrebbe dovuto sapere. Sapevano e sanno, tuttavia, solo coloro che dovevano proteggere il volo di quell’aereo civile e che invece sono diventati, per sempre, i custodi di un segreto inconfessabile.

[...]

Oggi, ventotto anni dopo, a sentire le parole del senatore Francesco Cossiga che all’epoca era presidente del Consiglio dei ministri, parole che hanno ispirato il nuovo filone investigativo, sembra scontato il fatto che quella notte sui cieli del Tirreno si consumò una battaglia aerea che vide i caccia della marina francese in prima linea colpire l’aereo sbagliato che si trovava, però, nel posto giusto. Quella notte, infatti, c’erano aerei che dovevano dare la caccia a qualcuno, forse a Gheddafi, che doveva essere lì, nel Punto Condor delle carte aeronautiche, vicino Ponza e un po’ più a Nord di Ustica. Ma lì, in quel punto, c’era un altro aereo, bianco con le strisce rosso pompeiano, un DC9 con la scritta Itavia sui fianchi. C’erano solo loro, i 77 passeggeri del volo IH-870 e i 4 membri dell’equipaggio.

Hanno colpito l’aereo sbagliato e questo gli italiani lo hanno capito e non solo perché un giudice, Rosario Priore, chiudendo nel 1999 un’istruttoria durata diciannove anni, ha messo nero su bianco, sulla base di un’infinità di prove e di circostanze, i contorni di un contesto di guerra di cui il DC9 fu vittima fortuita. Un contesto che ancora oggi attende che sia fatta giustizia, senza che il dibattito e gli esiti di un processo penale, già concluso, che si doveva limitare a giudicare la sola condotta dei vertici dell’Aeronautica, l’abbiano scalfito. Sì, quella sera c’era proprio la guerra lassù: c’erano aerei militari di almeno quattro nazioni (Italia, Libia, Stati Uniti e Francia), c’erano velivoli fantasma, “senza nome”, e portaerei che sostavano in mare. Il livello di allerta era altissimo e a Roma, come a Parigi, Washington e allo Shape in Belgio, in tanti stavano seguendo in diretta quanto avveniva. Loro, quelli che sedevano davanti ai radar e nelle sale di comando della Difesa, sanno come sono andate le cose. Lo sa, di certo, il senatore Francesco Cossiga, e lo sanno anche i vertici del Sismi, chiamati in causa da Cossiga stesso, per anni esclusivamente impegnati “a verificare – scrisse Priore – la “tenuta” della posizione ufficiale assunta dall’Aeronautica militare dell’assoluta estraneità italiana all’incidente”.

[...]

Probabilmente anche il Muammar Gheddafi sa qualcosa in più di noi, dato che in ventotto anni non ha mai smesso di affermare che quella sera la Libia fu vittima tanto e quanto il nostro Paese. [...] Forse era proprio il suo l’aereo che doveva essere tirato giù, l’aereo che doveva essere lì, nel Punto Condor al posto dell’Itavia. E poi come non ricordare il suo MiG 23, quello ritrovato sulla Sila, caduto – dice la nostra Aeronautica – il 18 luglio 1980, perché era rimasto senza benzina, ma con dentro un pilota che indossa divisa e anfibi della nostra Aeronautica, morto almeno venti giorni prima, forse addirittura sempre quel 27 giugno. Un MiG, con qualche buco di troppo sulla carlinga, che interessa a molti: alla Cia, ai nostri servizi, ai carabinieri di Crotone, che lo cercano a fine giugno e che negheranno per anni di essersene interessati.

[...]

I francesi, per esempio, potrebbero fornirci le registrazioni radar delle stazioni della difesa aerea operanti nel mar Tirreno che certamente registrarono quanto avvenne. Potrebbero fornirci la ricostruzione dei movimenti delle loro portaerei, come la Foch o la Clemenceu che era certamente nei nostri mari. Oppure ogni notizia in merito all’attività della base corsa di Solenzara. Da lì, per gran parte della notte, decollarono e atterrarono Mirage e di questo siamo certi perché lo ha raccontato al giudice un generale dei carabinieri, uno degli uomini più fidati di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale Nicolò Bozzo, che quel giorno, con la sua famiglia, era proprio in vacanza a due passi da quella base e smentì la circostanza, da sempre sostenuta dalle autorità francesi, che l’attività di volo cessò alle 17.

[...]

Gli Stati Uniti, per cominciare, potrebbero declassificare gli omissis contenuti nei circa 1.500 telex spediti dall’ambasciata statunitense di Roma verso il Dipartimento di Stato a Washington, e viceversa, dal 1980 al 2000. Dispacci, giunti in Italia grazie al Freedom Information Act, la legge statunitense con cui i giornalisti possono accedere agli atti pubblici declassificati, che dimostrano il grande interesse dell’amministrazione Usa sulla vicenda Ustica ma che, purtroppo, sono giunti alla magistratura italiana con moltissime cancellature.

[...]

Ne va della nostra dignità, anche se la speranza che qualcuno un giorno scopra la verità è flebile quanto la luce di una di quelle ottantuno lampadine che illuminano, a ritmo cardiaco, le lamiere contorte del DC9 ricostruito, dopo l’ultimo viaggio che l’ha portato dall’hangar di Pratica di Mare a Bologna, nel Museo per la Memoria di Ustica

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Guarda le foto del DC-9 Itavia all’interno del Museo per la Memoria di Ustica

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Il nuovo documentario sulla STRAGE DI USTICA uscirà nel mese di giugno 2010 sui canali Bayerischer Rundfunk (Germany), La Sette (Italy) e History Channel – Sky (Italy). Segui gli aggiornamenti su FACEBOOK nel gruppo “The Ustica Conspiracy – Il Complotto Ustica – Die Ustica Verschwörung”

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