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Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

AFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Una serata per i bambini afghani” di Maristella De Michele – BrindisiReport.it

Il marò Ciro Patronelli nel carcere femminile di Herat. Foto Alberto Alpozzi
Il marò Ciro Patronelli nel carcere femminile di Herat. Foto Alberto Alpozzi

BRINDISI L’associazione culturale “Zonno Cacudi Show” presenta una serata di beneficenza l’1 aprile prossimo: “L’Italia per l’Afghanistan”. L’evento si terrà presso il contenitore culturale 0831 – advertising space di Brindisi in via Appia, con inizio spettacolo alle 20. Tutto il ricavato sarà devoluto agli orfanotrofi dell’Afghanistan.

Una serata dedicata ai bambini orfani dell’Afghanistan. Una serata di musica e spettacolo per mamme, papà e piccini. Un piccolo gesto d’amore per regalare un sorriso ad un bambino che combatte ogni giorno con la guerra. Promotore della serata del primo aprile è Ciro Patronelli, marò brindisino del Reggimento San Marco il quale è tornato da circa un mese dalla missione ad Herat dove ha toccato con mano la difficoltà nel vivere e soprattutto ha scoperto che con davvero poco si riesce a donare un momento di felicità ai piccoli orfani.

Al suo rientro in Italia, insieme alla collaborazione di Zonno Cacudi Show, 0831, Afi Accademia fotografica italiana, l’associazione culturale Eliana Mangione, Aria ti Mari, Danza in disordine e con il contributo della Provincia di Brindisi, ha organizzato la serata di beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan” il prossimo primo aprile.

L’evento di domenica 1° Aprile prossimo inizierà alle ore 20 nel contenitore dell’ex Cinema Eden di via Appia.

L’Italia per l’Afghanistan – 1° Aprile - Brindisi
L’Italia per l’Afghanistan – 1° Aprile - Brindisi

Diversi gli artisti che si alterneranno durante la serata. Dal coro di bambini in collaborazione con Eliana Mangione che sfileranno con le bandiere con i colori italiani e afghani, inoltre, la serata sarà caratterizzata, da un reportage fotografico a cura di Alberto Alpozzi, fotoreporter torinese (leggi intervista “In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia”) in Afghanistan (vedi il reportage fotografico). Una parte dell’evento sarà anche dedicata all’Airpainting con Angela Dima glitter paiting – creazione live su tela – e diversi break di danza curati dalla scuola “Danza in disordine”.

Un momento sarà anche dedicato alla musica popolare come la pizzica con i ballerini più rinomati di Puglia. L’intrattenimento per i bambini e no solo sarà affidato all’illusionismo e alla magia con Robertino Magic Show. Il presentatore della serata sarà Mauro Stiky ,  showman e speaker radiofonico. “L’Italia per l’Afghanistan” è un progetto fortemente voluto dagli organizzatori e promotori. L’ingresso alla serata è su prevendita ed il costo del biglietto è di 10 euro. Il ricavato sarà devoluto ai bambini orfani dell’Afghanistan. Per maggiori informazioni e prevendite telefonare ai numeri 347/6564474 oppure 333/3474135 o 349/2445166.

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29 Marzo 2012: Afghanistan e iniziative di solidarietà

dal blog di Luce Tommasi e Imman Sabbah – RaiNews

Missioni in Afghanistan e solidarieta’ con la popolazione locale, a cominciare dai bambini. Come abbiamo visto negli ultimi giorni, i militari italiani in missione ad Herat continuano ad essere esposti ai rischi di attentati. L’ultima vittima e’ il sergente Michele Silvestri, ucciso sabato scorso in un attacco alla base italiana in Gulistan, in cui sono rimasti feriti altri cinque soldati. Ma nonostante le difficili situazioni in cui operano, i nostri militari continuano a lavorare anche per aiutare la popolazione afghana con iniziative di solidarieta’. In studio con Luce Tommasi e Josephine Alessio, Ciro Patronelli, maro’ del Reggimento San Marco della Marina Militare e presidente dell’Associazione culturale “Zonno Cacudi Show”. In collegamento da Herat, interviene il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del Contingente Italiano. Partecipa a Diritti anche Carlotta Ricci, che segue per Rainews le missioni militari all’estero. CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA

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Reportage – Un fotoreporter torinese in Afghanistan

afghansitan_herat_alpozziAFGHANISTAN NEWS

dall’articolo “Un fotoreporter torinese in Afghanistan” di Graziella Porro

Natale per noi ormai è andato,dopo la befana anche gli ultimi addobbi sono stati rimossi e le festività sono ormai un ricordo lontano,sembra passata un’eternità da un Natale definito il più triste degli ultimi anni per via della crisi. Pochi acquisti,pochi regali,poche cene fra amici e soprattutto pochi cenoni di Capodanno,i comuni hanno risparmiato anche sui botti con la scusa della sicurezza,e i morti e i feriti ci son stati lo stesso e tutti si sono lamentati. Eppure c’è chi avrebbe fatto carte false per poter passare le feste vicino alla famiglia seppur in modo  così minimale. Sono i militari italiani in Afghanistan che il fotoreporter Alberto Alpozzi giovane torinese e avventuroso professionista ha incontrato durante il suo viaggio di Natale in zone dove normalmente non si va per svernare.

<Uno dei ricordi più dolci e tristi allo stesso tempo che mi rimane – dice Alpozzi – è quello di un giovane tenente che stava addobbando un albero insieme ad una soldatessa,a cui ho chiesto di fare uno scatto natalizio. Non ha voluto il giovane militare e con uno sguardo tristissimo mi ha detto “sa non vorrei che mia moglie vedesse per caso questa foto e si rattristasse perchè non sono a casa a fare l’albero con lei>.

Storie che sembrano tratte da un film romantico e strappalacrime e che di lacrime sicuramente ne portano tante con se, figli,fratelli,mariti,padri che non hanno potuto passare neppure un minuto con la famiglia perchè sono così lontani per una missione di pace che, si hanno scelto loro,pagati profumatamente come dicono gli italiani più drastici,ma che potrebbe anche non dar loro la possibilità di tornare,pensano i piu’ teneri fra coloro che continuano a giudicare questa missione davanti alla tv e senza conoscenza.

<Sono pagati molto? – risponde Alpozzi con un tono piuttosto infastidito – perchè invece di giudicare col solito cervello imbottito dai media non proviamo per un attimo soltanto a ragionare su quanto potrebbe guadagnare una persona inviata all’estero da una grande azienda,a quanto mi risulta prenderebbe due stipendi,uno in patria e uno in loco,lavorerebbe otto ore massimo 10 al giorno e avrebbe a disposizione un appartamento o una comoda stanza d’hotel  e farebbe sicuramente una vita decorosa e magari anche divertente,quale cifra puo’ pagare 15/20 ore consecutive di lavoro lontano da casa,in situazioni pericolose e disagiate col rischio di non vedere mai piu’ la propria famiglia?>.

Il giovane reporter sembra infastidito da queste illazioni che spesso si sentono sulla nostra missione di pace e racconta di aver trovato là una parte d’Italia che qui non esiste più,forti legami d’amicizia,grande senso di squadra e massima solidarietà,serietà e impegno e nel cuore solo la famiglia.

<Molti sono giovanissimi e qualcuno ha già figli di pochi mesi che non sta vedendo crescere se non su Facebook.>.

Quale è la sensazione più forte che ha avvertito arrivato sul posto?

L’amicizia fra loro,un legame molto forte,un sentimento che non vedevo sotto quella luce da tempo.Anche verso di me,quei ragazzi dopo poco tempo che stavo con loro mi sembrava di averli sempre conosciuti,molto di più di certi amici che conosco da anni.Anche ora che sono tornato il legame con loro non si è affievolito come succede quando passi tempo con gente che ti piace e poi ti riprometti di rincontrare ma non mantieni  e ti nascondi dietro scuse di mancanza di tempo o altro.Noi ci sentiamo su facebook o su altri social network e chiacchieriamo di tutto e di niente,è davvero straordinario.>

E la sensazione più negativa?

Sapere che dentro di loro soffrono soprattutto per la lontananza da casa,ho la sensazione che loro sappiano quanto valgono i rapporti umani molto più di molti di noi che avendoli a portata di mano li diamo per scontati.>

Pensa che abbiano paura? l’ha avvertita?

>Sono Soldati addestrati ma sono anche esseri umani.>

Che cos’è che l’ha stupita di più?

la differenza fra i rapporti gerarchici che c’è rispetto all’ambiente di una normale caserma.Un colonnello mi ha risposto..”Vede noi siamo quì per lavorare,tutti,e le stellette contano fino ad un certo punto.Se devo dare una mano a scaricare un camion il mio grado non conta,lo faccio anche io come gli altri.>

<Io non ho fatto il militare – continua Alpozzi – ma penso che sia davvvero una cosa molto importante questa.>

Si sentono eroi?

<No non ci sono eroi,ma solo ragazzi,uomini normali che hanno fatto una scelta perchè ci credono e la portano avanti con professionalità e senso del dovere.>

Ha mai avuto paura durante il suo viaggio?

<No,mai e credo che questa sensazione di tranquillità,nonostante il luogo dove mi trovavo, la devo a loro.>

Come hanno preso a casa sua l’idea di partire?

<Sorvolo sulle preoccupazioni di mia madre ma è una mamma quindi tutto regolare,la mia compagna non ha mai detto apertamente come la pensava ma era felice per me sapendo quanto fosse importante per me ciò che andavo a fare.>

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Intervista – In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

AFGHANISTAN NEWS – Il fotografo torinese Alberto Alpozzi ha trascorso il Natale a Herat

dall’articolo su “Cronaca Qui – Torino” del 7 Gennaio 2012, pag. 8 – leggi articolo on line –

operativa_6Con la sua Nikon ha fissato i volti e le emozioni di un Natale al fronte. I sorrisi dei bambini e la commozione dei militari. Padri e madri in divisa che hanno mangiato il panettone nella base italiana di Herat, regalando sacchi a pelo ai piccoli afghani, lontani migliaia di chilometri dall’Italia e dai loro figli. «Ero partito con l’idea di fare un reportage in uno scenario di guerra – racconta Alberto Alpozzi, 32 anni, fotoreporter torinese – ma a casa ho portato molto di più. Laggiù – racconta appena tornato dall’Afghanistan – ho scoperto che cosa conta davvero nella vita e ho conosciuto la parte migliore dell’Italia. Uomini e donne che ogni giorno, 24 ore su 24, rischiano la vita per garantire la sicurezza e la ricostruzione di un Paese che è ancora in mano alle bande della criminalità organizzata». In Afghanistan, come giornalista embedded, ha potuto seguire l’esercito nelle attività quotidiane, dentro Camp Arena e nei villaggi vicini. «Il giorno della vigilia e a Natale – racconta – sono uscito con i militari impegnati nel servizio di pattugliamento. Un’attività tanto importante quanto delicata e pericolosa, che io ho potuto seguire in condizioni di massima sicurezza. natale (2)C’erano nove persone che, per farmi fare qualche fotografia, hanno rischiato la vita. Persone che ogni giorno devono stare attente a tutto, perché il pericolo può essere ovunque. In una moto che ti sorpassa, o sul balcone da cui si affaccia una donna». Con i militari, Alpozzi ha stretto un rapporto speciale. «Siamo diventati amici – spiega – e con qualcuno continuiamo a scriverci. Da loro ho imparato molto, e vedendo ciò che hanno già realizzato, dalle scuole, alle carceri, agli ospedali, ho potuto vedere che c’è un’Italia che funziona. Che progetta, organizza appalti e poi costruisce gestendo al meglio le risorse economiche tanto che il nostro modello è invidiato, e imitato, da tutti gli altri Paesi». L’esperienza, naturalmente, è stata molto importante anche dal punto di vista professionale. «In Afghanistan – spiega ancora il reporter – ho capito che fare il fotografo è il dover vivere quegli istanti che gli altri vogliono solo vedere. E i risultati che ho ottenuto con il mio reportage sono molto soddisfacenti. E’ solo un inizio però – conclude – e il prima possibile tornerò dai miei amici in guerra».

su Youtube l’intervista a QuartareteTv sul mio reportage in Afghanistan

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Leggi l’articolo ripreso anche da:

Rai World – ItaliAfghanistan, Tutte le voci sulla missione di pace

Nonfanotizia – il giornale che da spazio alle notizie ritenute da altri “poco interessanti”

AmarenaMagazine – La rivista che ha gusto

"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8
"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8

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Reportage – Black Cats: gli AMX ad Herat, Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Gli AMX del Task Group ‘Black Cats’, schierati ad Herat (Afghanistan), sono impegnati in missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea (ISR) a supporto della popolazione locale e delle operazioni militari a terra.

L’Aeronautica Militare, da Novembre 2009, assicura la costante presenza dei velivoli AM-X  che rispondono alle necessità di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea del contingente italiano e di ISAF (International Security Assistance Force), contribuendo alla sicurezza della popolazione e dei militari che operano sul territorio.

Le missioni hanno consentito di elaborare e di interpretare oltre 17.000 fotografie,  si è trattata di un’analisi accurata di circa 1.300 obbiettivi a supporto della sicurezza delle truppe a terra. Le riprese dall’alto hanno anche consentito di verificare lo stato di ricostruzione di ponti, strade e scuole, in zone anche esterne a quelle di competenza italiana.

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Reportage – Task Force Center, Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Dal 28 settembre 2011 la Task Force Center (TFC), su base 66° Reggimento Aeromobile Trieste di stanza a Forlì, ha iniziato ufficialmente la sua seconda missione in Afghansitan. La TFC comandata dal colonnello F. Randacio è dislocata presso l’aeroporto di Shindand a circa 90 km a sud di Herat.

La missione del 66° Reggimento Aeromobile è di assistere il governo afghano nella realizzazione di un ambiente sicuro, favorendo lo sviluppo delle istituzioni e supportando gli soforzi umanitari e il processo di ricostruzione del paese.

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Reportage – Natale a Camp Arena, Herat – Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Herat: i militari italiani regalano doni ai bimbi afghani” di Ebe Pierini – Italnews

“[…] Fanno tenerezza, strappano un sorriso questi bambini che timidi e silenziosi entrano nella grande sala 150. Alcuni si tengono per mano, altri sono un po’ smarriti e cercano lo sguardo rassicurante dei genitori. Hanno lo sguardo puro di chi sa ancora gioire delle piccole cose, hanno gli occhi che brillano per la meraviglia e lo stupore. Una bambina indossa l’abito tradizionale di velluto e ricami dorati e sembra una bambola antica e fragile. Altri camminano un po’ impacciati in minuscoli ma elegantissimi completi di giacca e pantalone. Alcune bimbe coprono il capo con coloratissime pashmine. […] Per i bambini viene allestita una tavola con dolci di tutti i tipi. La prendono d’assalto e si tuffano sui biscotti al cioccolato, sul dolcetti di ogni tipo. Le tasche dei vestiti piene di dolcetti come le guance di uno scoiattolo rigonfie di noccioline. Così timidi da nasconderli per la paura di assaggiarli. Sono così teneri che commuovono. Così semplici, così spontanei, così puri che sembrano personaggi usciti da una fiaba. Invece vivono in Afghanistan e di questo Paese hanno ereditato la fierezza. […] Leggi qui tutto l’articolo

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dall’articolo “Natale a Herat: i soldati italiani festeggiano con i bambini afgani” di G. Pelosi – Il Sole 24 ore

“[…] quella di oggi è, per il colonnello Parrotta, un giorno molto particolare. Sale sul palco del teatro nel settore italiano di Camp Arena per un’occasione unica. Improvvisa un piccolo spettacolo di magia per i bambini figli dei lavoratori afgani della base. Un centinaio di ragazzini che sgranano gli occhi davanti alla scomparsa di soldi, corde, piccoli trucchi che incantano i bambini afgani. Entrando nel teatro avevano guardato quasi con meraviglia il presepe improvvisato nella piazza Italia e poi, alla fine, applaudono il coro natalizio della brigata Sassari avventandosi subito dopo sul buffet dei dolci e sui regali consegnati dai militari, primo fra tutti il generale Luciano Portolano, comandante della Sassari che guida attualmente il contingente di 4200 uomini in Afghanistan. […]” Leggi qui tutto l’articolo

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dall’articolo “Natale in Afghanistan per 4.200 militari italiani” di Ebe Pierini – Italnews

“[…]In centinaia si assiepano nell’hangar nel quale è stato allestito un piccolo altare e dove il cappellano militare, don Gianmario Piga, celebra la messa. Dietro l’altare un albero di Natale addobbato con le letterine scritte dai bambini sardi e afgani ai soldati in missione. “Ma perché se fare il militare ti costringe ad andare sempre via da casa e dalla tua famiglia non cambi lavoro?” chiede, tra le righe della sua missiva, una bambina. “Caro soldato, ho perso il mio elicottero telecomandato. Non è che per caso tu che sei in missione lo ha ritrovato?” scrive un altro bambino. Strappano un sorriso questi messaggi. Ti riscaldano il cuore.[…]” Leggi qui tutto l’articolo

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