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CAPO GUARDAFUI, RAS ‘ASÄYR راس عسير

Il faro Francesco Crispi a capo Guardafui, Corno d’Africa

La storia del faro di Guardafui è interamente raccontata nel libro “Il faro di Mussolini” 001 Edizioni.

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Leggi qui l’articolo “Un faro torinese contro i pirati africani” su La Stampa per il 90° anniversario 1924-2014

foto-faro_guardafui-© Foto Alberto Alpozzi (2)
Il faro Francesco Crispi oggi

Golfo di Aden, Somalia – Il Capo Guardafui, in somalo Gees Gwardafuy, si trova nella punta estrema del Corno d’Africa a 50 km. dalla città di Alula, nella regione autonoma del Puntland, al vertice nordorientale della Somalia, dove il continente africano divide l’oceano Indiano (verso sud) dal golfo di Aden (verso nord). Si presenta come un promontorio a 244 metri sul livello del mare, costituito da un roccione calcareo nero sormontato da una testa di marmo rosa, che richiama la figura di un leone accovacciato (vedi qui delle foto)

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Noto sin dall’antichità e descritto nel I secolo d.C. nel Periplo del Mare Eritreo, antico documento che descriveva le rotte nel mar Rosso, golfo Persico e oceano Indiano, chiamato dai greci Αρωμάτων ἀκρτήριον “Aromatum Promontorium” – promontorio delle spezie o capo degli aromi – era tristemente noto per i molteplici naufragi a causa delle dense foschie portate dai monsoni di sud-ovest.

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Il faro Francesco Crispi nel '30

Tant’è che già nel XIX secolo re Osman Mahamuud del Sultanato Migiurtino, che controllava gran parte della costa nord-orientale somala, stipulò un accordo informale con la Gran Bretagna che prevedeva sovvenzioni annuali al re da parte dei britannici per proteggere gli equipaggi inglesi naufragati contro i saccheggio. L’accordo, tuttavia, non venne mai ratificato, perchè gli inglesi temevano che così facendo avrebbero creato un precendete per la creazione di accordi con i somali perdendo il potere nell’area.

Si legge anche, nel libro “Ismail, the maligned khedive” di Pierre Crabites, che il 19 marzo 1878 venne inviata una spedizione a Capo Guardafui e sulle adiacenti coste una delegazione per vagliare l’ipotesi della costruzione del faro ma la considerazione finale fu “Queste persone (gli indigeni) sono naturalmente mal disposte per consentire la costruzione di un faro”.

In Inghilterra, in una nota della Seduta dei Comuni del 14 marzo 1902 si trova una richiesta di tal Mr. James Weir: Mi permetto di chiedere al Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, visti i numerosi incidenti marittimi che si sono verificati al largo della costa sud di Ras Asir, Capo Guardafui, se verrà considera l’opportunità di prendere le misure necessarie per garantire la erezione di un faro su questo promontorio.”

foto-faro_guardafui-© Foto Alberto Alpozzi (1)
Il faro, abbandonato, con annessa stazione marconigrafica come è visibile attualmente

La risposta di Lord Cranborne, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri fu: Il Governo di Sua Maestà sono attualmente in comunicazione con il governo italiano in merito alle proposte fatte da quest’ultimo per la costituzione di un faro di Capo Guardafui, ma sembra che ci sia una notevole divergenza di opinioni tra le compagnie di navigazione britanniche che sono interessati circa il vantaggio della proposta di questo faro.” Ma non venne concluso di nuovo nulla tant’è che più avanti, in una nota del 2 giugno dello stesso anno si legge ancora Mr. Weir che chiedeva se fosse stata presa una decisione.

Successivamente il Sultano Yusuf Ali Kenadid del Sultanato di Hobyo, che controllava una porzione di costa del Corno d’Africa, prese invece accordi con un ex ufficiale dell’esercito francese per la costruzione di un faro a Capo Guardafui. Il capitale per il progetto venne stanziato da una ditta di Marsiglia, ma anche questa volta l’affare saltò.

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Leggiamo ancora il 12 settembre 1908 sul “The Singapore Free Press and Mercantile Advertiser un lungo articolo dal titolo “Il Faro proposto per Guardafui” nel quale si dibatte la possibilità della sua realizzazione, su proposta già dell’Italia, anche sulla vicina isola di Socotra e sull’eventualità della potenza della luce che fosse visibile o meno durante le tempeste di sabbia e delle nebbie portate dai monsoni considerando che l’India, proprietaria dell’isola non era in ogni caso intenzionata alla costruzione del faro a causa dei costi, della lontanza e quindi della difficoltà di approvvigionamento.

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Naufraghi inglesi del "Chodoc" a Capo Guardafui nel 1905

Capo Guardafui venne poi ceduto dagli inglesi all’Italia con il trattato del 5 maggio 1894. La Somalia fu dichiarata colonia nel 1905 . Ma la questione del faro rimase insoluta ancora per diversi anni.

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"La Nature, Revue des Sciences", suppl. 11 agosto 1923

Si legge infatti in un supplemento de “La Nature – Revue de Sciences” dell’11 agosto 1923 una lettera di tal M. Rastoul, agente generale della Messaggeria Marittima a Marsgilia, nella quale dichiara di aver parlato più volte col generale Mercatelli, alto commissario del Governo Italiano nel Benadir, circa la questione dell’installazione del faro a Capo Guardafui. La realizzazione di tale faro ritardava a causa dei costi di realizzazione e soprattutto del suo mantenimento, poichè una volta costruito avrebbe necessitato di una guarnigione fissa (e suo costante approvvigionamento) per difendere la postazione dai predatori somali, poichè sarebbe stato obiettivo delle tribù locali in quanto sarebbe stato l’unico elemento che avrebbe evitato i naufragi delle navi in quella zona, un affare che generava i maggiori profitti per i predoni della regione di Guardafui. Si dibattè quindi sulla possibilità di far pagare una sorta di tassa a tutte le navi che di lì sarebbero passate per aiutare il Governo Italiano al mantenimento dell’installazione. Particolarità notevole è la proposta del gen. Mercatelli della realizzazione di un faro a onde hertziane (radio-faro), per risolvere quindi il problema delle nebbie durante le quali la luce non si sarebbe vista, ma all’epoca si trattava di una tecnologia non ancora affidabile.

ASMAI vol.I Eritrea Etiopia Somalia (1857-1939)
Inventario archivio storico: Min. Africa Orientale (1857-1939) Vol. I, pag. 217

Si legge anche in documenti del Ministero Africa Orientale (1857-1939) che vi erano già state intenzioni “per l’impianto di un faro al Capo Guardafui” in carteggio degli anni 1877-1890 e proposte per un accordo internazionale per la sua costruzione e l’esercizio già nel 1901 e successivamente nel 190-1905 e di nuovo nel 1906, per poi giungere al 1910 alla “questione preliminare politico-economica” e suoi preventivi.

Infine il faro, chiamato Faro Francesco Crispi, venne realizzato il 5 aprile 1924 con annessa stazione radiotelegrafica e radiogoniometrica a protezione delle navi che qui vi transitavano per l’Asia, l’Africa e l’Australia. All’epoca della costruzione del faro si contavano tra i 700 e gli 800 piroscafi al mese, una media di 25 al giorno. La prima costruzione non era in muratura ma un semplice traliccio di ferro con annessa lanterna (come riscontrabile da alcune cartoline d’epoca, dalla descrizione del faro nel testo “Possedimenti e Colonie” del 1929 e nel libro “Orizzonti di Impero” del 1935) sostituita solo in un secondo momento con l’attuale torre a forma di fascio littorio.

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La targa commemorativa del 1924

Venne posta, durante la realizzazione sempre nell’aprile 1924, una targa commemorativa scritta in italiano contenente il seguente testo: Proveniente da Suez diretta a Calcutta doppiava questo Capo nell’ottobre 1871 la nave mista “Emilia”, tonnellate 1046. Primo piroscafo italiano che tentasse il nuovo traffico con le Indie. La comandava il venticinquenne Capitano DE ALBERTIS l’intrepido navigatore oceanico del “CORSARO” campione ancora vivente dello spirito marinaro di nostra gente – Deposta la spada per il timone il Veterano delle guerre di liberazione d’Italia Generale NINO BIXIO con ardore di marinaio pari al valore del condottiero comandava il piroscafo “MADDALONI” la seconda delle navi italiane che solcava queste acque per interesse e floridi commerci d’oltre mare sul quale la Patria fondò le sue speranze. – Dal Ministero della Marina, aprile 1924.”

Il faro, in muratura, a forma di fascio littorio alto 19 metri poggia su un basamento trapezoidale, a ottica girevole, aveva una portata normale di 26 miglia, massima di 40, con lampi bianchi, ogni 5 secondi, con sorgente luminosa e incandescenza a vapori di petrolio.

Il faro venne commemorato anche con una serie di francobolli tra il 1932 e il 1934.

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La serie di francobolli emessi tra il 1932 e il 1934 con raffigurato il Capo Guardafui e il faro Francesco Crispi

La caratteristica forma a fascio littorio del faro, simbolo dell’Imperialismo Italiano, è citato anche in “Ricordi Somali” di Augusta Perricone Viola come allegoria della “luce di Roma che illumina le vie del mondo” trasponendo i colli romani in Somalia come “colline africane” per la rinascita dell’antica Roma: “Colle africano che l’amore degli italiani ha trasformato in altare della patria”.

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Il faro ancora in funzione in una foto del 15 dicembre 1987 di Timlash (fonte wikipedia)

Nel maggio del 1941, il faro di Capo Guardafui insieme al vicino villaggio di Tuhin (Tohen) è stato teatro di un raid di un commando britannico condotto con l’assistenza della Reale Marina indiana, quando le forze britanniche stavano cercando di acquisire l’area sotto il controllo dagli italiani per facilitare il passaggio delle loro navi attraverso il Golfo di Aden. Si legge in un dispaccio delle “Operazione contro le forze italiane” del 16 luglio 1941 del Commander in Chief, East Indies Station H.M. Naval Office, Colombo: Operazioni minori contro italiani in Africa orientale, in cui le forze navali hanno preso parte, erano la presa di Dante, Faro di Capo Guardafui (ora di nuovo nelle operazioni) e, infine, di Assab. Mi dispiace che durante queste operazioni la Royal Indian Navy A/S PARVATI nave è stata affondata da una mina al largo Assab il 30 aprile.”

Poco più sud del promontorio si trova invece il Capo Scenaghèf, o Sennàref, detto anche Falso Capo Guardafui, poiché spesso, a causa delle nebbie, veniva scambiato per il Capo Guardafui portando così a soventi naufragi che avvenivano nella baia tra i due capi, dove i predatori migiurtini avevano già all’epoca organizzato un intenso traffico basato sui naufragi, altro motivo per il quale venne costruito il Faro F. Crispi.

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Il Faro Crispi a Capo Guardafui nel 1970 ancora funzionante con anche i suoi guardiani locali.

L’attuale nome del promontorio pare derivi, sin dal XVI secolo, dal levantino “guarda e fuggi” o “guardatene” oppure dall’indigeno Giard-Hafun.

Oggi il faro versa in totale stato di abbandono e non è più funzionante mancando anche ormai la lanterna.

Faro: ARLHS SOM 003 Coordinate: 11°50’9″N 51°16’42″E

Le città più vicine sono Alula, Bereeda, Hadiboh City e Tohen tutte nella regione del Bari la cui capitale è Bosaso ancora oggi conosciuta a causa della pirateria nel Golfo di Aden.

© 2014 Alberto Alpozzi freelance photojournalist All Rights Reserved

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Per approfondire entra nel sito web “Faro Francesco Crispi – Cape Guardafui” cliccando qui, troverai alcuni articoli di approfondimento.

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ARTICOLI CORRELATI

LIBRO Il faro di Mussolini – L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero della Somalia Italiana. 1889-1941

– La Stampa, 5 aprile 2014 “Un faro torinese contro i pirati africani”

– Sito web “Faro Francesco Crispi – Cape Guardafui, Somalia A.O.I.”

– Pagina Facebook “Faro Francesco Crispi 1924 – Capo Guardafui”

RINGRAZIAMENTI

– T.V. Vincenzo Milanese

– Nave Zeffiro, Marina Militare Italiana

– John Lavranos and Volker Buddensiek

BIBLIOGRAFIA e FONTI

Guida all’Africa Orientale Italiana. CTI Consociazione Turistica Italiana, Milano 1938 – pagg. 132 e 321

L’Impero Italiano – Il Libro della V elementare. La Libreria dello Stato, Roma, 1940 – pag. 28

Ministero degli Affari Esteri – Archivio Storico, Ministero Africa Orientale (1857-1939) Vol. I, pag. 217 e 218

Enciclopia Italiana Treccani

Capo Guardafui Wikipedia.it

Cape Guardafui Wikipedia.org

Univesity of North Carolina, Lighthouses of Somalia

Flickr, Michel users, World Lights

Arte Fascista, Capo Guardafui

Pointblog, Capo Guardafui

Wikideep, Capo Guardafui

I bolli, Enciclopedia online dei francobolli italiani

Ten Famous Lighthouses From Around The World

Lord Jim: Centennial Essays , pagg. 115 e 116

The Singapore Free press and Mercantile Advertiser, 12 Settembre 1908, pag. 3

Euphorbia International, Wanted!!! Euphorbia prona S.Carter

Database of Commons and Lords Hansard, the Official Report of debates in Parliament,14 marzo 1902 vol. 105 c39

Royal Navy, East Indies Station War Despatch, 16 luglio 1941, No. 796/E.I. 03203 comma 9

Island and Oases: Italian Colonial Cultures, Migration and Utopia in Women’s Writing, Università della California, di Rebecca Hopkins, 2007

Les Italiens dan l’Erythrée, Revue des deux Monde – tomo 134, 1896

La Nature. Revue des sciences et de leurs applications aux arts et à l’industrie – tavola di supplemento 41

Afrikanische Leuchttürme auf historischen Postkarten – 6. ital. Kolonien (suggeritomi da Flavio Gissi)

Historic pages about old italian lighthouse at Cape Guardafui, Somalia, built in 1924 and now extant on the tip of Horn of Africa – FOR ENGLISH VERSION CLICK HERE

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Antipirateria: Missione Atalanta

NEWS E AGGIORNAMENTI DA NAVE ZEFFIRO

Missione Atalanta per l’antipirateria Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1814, 1816, 1838 e 1846 adottate nel 2008

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Missione antipirateria Atalanta. Golfo di Aden al largo delle coste della Somalia

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

antipirateria_zeffiro (1)[…] Con circa 230 tra uomini e donne a bordo la fregata Zeffiro della Marina Militare perlustra notte e giorno le acque attorno al Corno d’Africa. Qui vi transitano circa l’85% dei traffici marittimi mondiali, centinaia di navi commerciali al giorno dirette verso e da il Mediterraneo attraverso il canale di Suez. Un bacino di appetibili prede dei pirati che dalle coste somale attaccano i mercantili per fare ostaggi, non più per le merci, ma per chiedere all’armatore il riscatto per l’equipaggio. Un mercato fiorente contrastato dalla missione Atalanta della Comunità Europea che attualmente vede impegnata oltre che la Marina Militare anche Norvegia, Spagna, Francia, Germania, Portogallo e Svezia unitamente alla missione Ocean Shield della Nato più diverse nazioni indipendenti che vi operano come Corea, India, Giappone e Russia. […] CONTINUA A LEGGERE

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Primo Friendly Approach per Nave Zeffiro nel golfo di Aden

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

friendly approach (7)[…] La Missione Europea Antipirateria Atalanta nel golfo di Aden, di fronte alle coste della Somalia, avendo per la maggior parte interdetto le azioni dei pirati è entrata ormai nella seconda fase per il mantenimento della sicurezza nell’area e per la tutela dei mercantili internazionali che qui vi transitano quotidianamente.Attualmente operante in questa zona dal mese di giugno vi è la fregata Zeffiro della Marina Militare, tra le sue capacità vi è il Friendly Approach cioè l’avvicinamento di un’imbarcazione da parte dell’unità navale per prendere contatti, manifestare la propria presenza e al contempo verificare l’eventuale presenza di minacce. Dapprima via radio la plancia della Zeffiro contatta il comandante dell’imbarcazione per l’autorizzazione all’approccio, segno già tangibile di fiducia e collaborazione una volta concesso. Ad autorizzazione avvenuta la nave assume l’assetto di Force Protection, attraverso il dispiegamento di armamenti per autoprotezione. […] CONTINUA A LEGGERE

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Il Commodoro portoghese incontra l’equipaggio di Zeffiro

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

ctf (6)[…] il Comandante della Task Force 465, Commodoro Jorge Novo Palma, ha fatto visita all’Equipaggio di Nave Zeffiro che incrociava nel Golfo di Aden a nord delle coste della Somalia. Dalla fregata portoghese Alvares Cabral, unità di bandiera nonchè nave sede di comando della missione Atalanta, è giunto a bordo della nave italiana, dove una volta accolto dal Comandante Capitano di Fregata Roberto Micelli ha avuto un informale scambio di battute con gli Ufficiali circa la missione e l’impegno nello svolgere le operazioni assegnate unitamente alle unità delle altre nazioni impegnate. E’ seguita una visita dello Zeffiro durante la quale i team specialistici imbarcati, il GOS “Gruppo Operativo Subacquei” e il team RSM Reggimento “San Marco”, hanno presentato al Force Commander nell’ambito di una esposizione statica le loro capacità operative nel contrasto alla pirateria. […] CONTINUA A LEGGERE

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Pirateria nel Golfo di Aden. Il contrasto di Brigata Marina San Marco

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

barbettone_fb[…] Da oramai più di un anno quando si parla di San Marco si associano subito i volti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i due italiani detenuti in India per questioni ancora da dirimere e soprattutto poco chiare. I due Marò svolgevano a bordo della petroliera “Enrica Lexie” il delicato compito di protezione della nave da attacchi di pirati, compito simile a quello attualmente svolto dai loro colleghi  del 2° Reggimento 2ª Compagnia delle Operazioni Navali imbarcati su nave Zeffiro operante nel golfo di Aden all’interno della missione europa Atalanta per l’antipirateria. Il team boarding del San Marco operante sulle navi è composto da 8 operatori, ma nel caso della missione Atalanta il numero sale a 10 con l’aggiunta di un fuciliere di marina abilitato al tiro di precisione e il suo spotter. […] CONTINUA A LEGGERE

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Golfo di Aden, Somalia. Intelligence Surveillance and Reconnaice (ISR)

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

_AFG7953[…] Obiettivo principale della  missione europea Atalanta per l’antipirateria, unitamente a quella Nato Ocean Shield, è l’acquisizione di elementi informativi sulla localizzazione di eventuali “Pirates Action Group” (PAG). Elementi essenziali per contrastare la pirateria nel Golfo di Aden acquisiti con successo se consideriamo che è ormai più di un anno che non si verificano sequestri di navi. Per l’acquisizione dei “target” vengono impiegati gli elicotteri della Marina Militare imbarcati sulla fregata Zeffiro, tramite gli strumenti ISR “Intelligence Surveillance and Reconnaice” atti all’acquisizione di video e fotorilievi. Intelligence: vengono studiate le immagini precedenti per osservare se nelle zone in oggetto vi sono stati accentramenti o svuotamenti di risorse utili alla pirateria; Sorveglianza: si monitorano i movimenti di barchini e delle mothership; Ricognizione: vengono effettuate verifiche dirette sul luogo. Seguendo la costa nord della Somalia le operazioni di volo monitorano i villaggi nei pressi della città di Boosaaso, città che tra il 2007 e il 2009 fu il fulcro della pirateria nel golfo di Aden. […] CONTINUA A LEGGERE

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Operazione Atalanta. Le attività del Gruppo Operativo Subacqueo (GOS)

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

gos (4)[…] L’ultimo grave caso registrato di attacco ai danni di navi militari risale al tragico evento del 2000 che colpì la USS Cole causando la morte di 17 uomini e il ferimento di 47 durante la guerra in Iraq.Questi sono rari ma possibili casi che devono essere sempre tenuti in considerazione e scongiurati durante la navigazione in missioni operative. Nel caso della missione Atalanta per l’antipirateria le navi della Marina Militare, come attualmente lo Zeffiro impiegato nel golfo di Aden a nord delle coste della Somalia, imbarcano un team composto da 3 uomini di Palombari della Marina Militare in servizio presso Comsubin “Comando Subacquei ed Incursori” di La Spezia per la ricerca, l’identificazione e l’inutilizzazione di ordigni esplosivi. Il team Gos “Gruppo Operativo Subacqueo” è impiegato come team EOD “Explosive Ordenance Disposal” e IEDD “Improvised Explosive Device Disposal” […] CONTINUA A LEGGERE

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Gibuti. Sosta strategica

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

zeffiro_gibuti (5)[…] Dopo 15 giorni di navigazione, 312 ore di moto e 1823 miglia percorse, lo Zeffiro questa mattina ha attraccato al porto di Gibuti per una sosta strategica schedulata come da programma, anche se soggetto a possibili variazioni per esigenze operative, della missione Atalanta. L’ultimo scalo fu fatto a Salallah in Oman quando la nave proveniva già da Gibuti, che è un centro nevralgico per l’antipirateria dove sono presenti diversi distaccamenti delle nazioni impegnate nella missione e dove gli Ufficiali possono incontrarsi per la raccolta e lo scambio di informazioni. Precedentemente al canale di Suez vi fu una sola sosta a Souda, in Grecia, per un corso di antipirateria, in aggiunta a quello già effettuata in Italia, che ha compreso degli incontri teorici per gli Ufficiali di Zeffiro ed infine due esercitazioni per l’intero Equipaggio. […] CONTINUA A LEGGERE


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Forze Armate Italiane – Missioni militari Internazionali

di Alberto Alpozzi – Fotoreporter Torino

Alpozzi_fotoreporter embeddedArt. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“.

Attualmente le Forze Armate Italiane, secondo Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sono impegnate principalmente in tre teatri operativi all’estero: ISAF Afghanistan, UNIFIL Libano e KFOR Kosovo più la missione Atalanta per l’antipirateria. Di seguito una descrizione delle missioni internazionali e le interviste/reportage a Alberto Alpozzi a Quartarete Tv con Cristiano Tassinari.

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Missione ISAF – Afghanistan

Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1386 del 20 dicembre 2001.

Isaf_AfghanistanL’Italia sostiene il Governo afghano nello svolgimento delle attività di sviluppo e consolidamento delle Istituzioni locali affinché lo Stato dell’Afghanistan diventi stabile e sicuro e non sia più un rifugio sicuro per il terrorismo internazionale e fornisce assistenza umanitaria alla popolazione. L’Italia è inserita in una Forza multinazionale International Security Assistance Force (ISAF) che, dal 2003, è sotto il comando della NATO.

Il Contingente italiano è schierato nelle aree delle città di Kabul ed Herat. Nell’area di Kabul è presente nello staff del Comando dell’operazione, denominato ISAF Joint Command HQ, con del personale dell’Esercito. Nell’area di Herat l’Italia detiene il Comando di un Contingente nazionale interforze presente presso il Regional Command West, che ha la responsabilità anche su quattro Provincial Reconstruction Team (PRT) che operano nella provincia di Herat. L’Italia partecipa anche alla missione di Polizia Eupol AFGHANISTAN sviluppata dall’Unione Europea che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa di Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD).

L’Italia, inoltre, nell’ambito del NATO Training Mission – Afghanistan , è impegnata a Shindand con l’Aeronautica Militare per l’addestramento piloti e specialisti dell’aviazione afgana e ad Herat con Carabinieri e Finanzieri nell’addestramento della Polizia di frontiera, collaborando con il personale USA del Combined Security Transition Command Afghanistan (CSTC-A) per l’addestramento dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP).

News Afghanistan – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi


Missione UNIFIL – Libano

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 425 del 19 marzo 1978, n. 1701 del 11 agosto 2006 e la n. 1832 del 27 agosto 2008.

Unifil_LibanoL’Italia è inserita nella Forza multinazionale denominata UNIFIL che dal 1978 opera lungo il confine tra il Libano ed Israele. Prima della crisi del luglio/agosto 2006 la Forza multinazionale di UNIFIL aveva il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal confine meridionale del Libano e assistere lo stesso Governo a ristabilire la propria autorità nell’area. Dopo la crisi del luglio/agosto 2006, ai precedenti compiti, si sono aggiunti il sostegno alle Forze Armate libanesi nel dispiegamento nel sud del Paese in parallelo al ritiro dell’Esercito israeliano, l’assistenza umanitaria e il controllo di un’area libera da personale armato compresa tra la “Blue Line” ed il fiume Litani.

Su decisione delle Nazioni Unite, dal 28 gennaio 2012, l’Italia ha assunto il comando della missione UNIFIL.

Il Comando della Forza nazionale è a Shama, con mezzi di manovra dislocati a Ma’raka e Shama. L’Italia contribuisce anche con personale di staff operante nel Quartier Generale di Unifil presso Naquoura, con un gruppo squadroni di elicotteri, una unità di cooperazione civile – militare nonché con personale dell’Arma dei Carabinieri per compiti di polizia militare.

News Lebanon – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi

Missione KFOR – Balcani, Kosovo

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1244 del 12 giugno 1999, n. 1551 del 9 luglio 2005 e su richiesta del Presidenza della Repubblica Macedone.

Kfor_KosovoL’Italia partecipa alle missioni internazionali, sia NATO sia UE, per fornire un contributo al processo di sicurezza e stabilizzazione dell’area Balcanica fornendo personale specializzato in vari settori in particolare quello addestrativo, di consulenza, giuridico e di polizia nonché inserito presso gli staff dei Comandi delle varie missioni.

L’Italia opera in Kosovo nelle città di Dakovica e di Belo Polje, sede del Quartier Generale del Comando NATO dell’ operazione Joint Enterprise e nella città di Pristina presso il Comando della missione dell’Unione Europea Eulex Kosovo. In Macedonia opera presso il Comando della NATO presso Skopje. In Bosnia-Herzegovina è presente a Sarajevo, presso il Comando dell’Unione Europea dell’operazione Althea e della missione European Union Police Missione (EUPM) nonché presso il Quartier Generale della NATO per l’operazione Joint Enterprise e in Albania una Delegazione di Esperti opera presso la capitale Tirana.

News Kosovo – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi

Missione ATALANTA – Golfo di Aden, Somalia

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1814,1816,1838 e 1846 adottate nel 2008.

Eunavfor_missione-atalantaATALANTA è il nome dell’operazione navale dell’Unione Europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia in sostegno alle Risoluzioni 1814,1816,1838 e 1846 adottate nel 2008 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il suo mandato consiste nel proteggere le navi mercantili che transitano da e per il Mar Rosso ed inoltre svolge attività di scorta alle navi mercantili del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, incaricate di consegnare aiuti alimentari in Somalia.

Le navi dell’Unione Europea operano in una zona che comprende il Golfo di Aden, il Corno d’Africa e l’Oceano Indiano fino alle Isole Seychelles.

News Golfo di Aden – Teaser reportage di Alberto Alpozzi

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  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

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  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012