Categorie
Blog

IL FRONTE OVUNQUE – Graphic Novel

“Il fronte ovunque” Reportage Missione in Afghanistan

il fronte ovunque_001-edizioni-alpozzi-afghanistan-giardoTorino Comics, 13 aprile. Domenica mattina dalle ore 10.00 alle ore 11.00 al Torino Comics al Lingotto, nella sala arancione, si terrà l’anteprima della nuova graphic novel in lavorazione di 001 Edizioni sull’impegno delle Forze Armate Italiane nella missione ISAF in Afghanistan.

All’incontro parteciperanno il fotoreporter Alberto Alpozzi, autore del reportage in Afghanistan, e il disegnatore Sergio Giardo.

“Il fronte ovunque” è un progetto editoriale nato dal Diario Afghano di Alberto Alpozzi scritto durante l’utlima missione in Afghanistan nel dicembre 2012. Racconta la vita dai militari in missione con un taglio umano e non politico, che unirà tutti i linguaggi comunicativi della carta stampata: le immagini, i testi e il fumetto.

L’uscita in libreria è prevista per novembre 2014.

Evento su Facebook cliccando qui

ARTICOLI CORRELATI:

– Civico20 News “Il fronte ovunque”

– Però Torino “Il fronte ovunque, la foto si fa fumetto”

– Torino Cronaca “Il fronte ovunque a Torino Comics”

– Rassegna Stampa Militare “Il fronte ovunque. Graphic novel della missione in Afghanistan”

– Studenti Creativi “Professione fotoreporter. Il fronte ovunque”

.

Categorie
Blog

Fotoconferenza Afghanistan, Libano, Kosovo e Antipirateria

Salotto con l’autore all’Inferno Cafè

fotoconferenza_infernocafè_torino_alpozziTorino, 26 settembre 2013 – Questa sera all’Inferno Cafè, in via Calvo 3, si terrà la fotoconferenza di Alberto Alpozzi sulle missioni internazionali in Afghanistan, Libano, Kosovo e sulla Missione Atalanta per l’Antipirateria.

Proiezione e commento delle più belle fotografie del reporter Alberto Alpozzi dagli scenari delle missioni di pace italiane.
Tavola rotonda aperta al pubblico con il contributo di un militare che si occupa di sminamento. Ingresso gratuito. Ore 21,00.

Con la partecipazione del Genio Guastatori dell’Esercito Italiano. Stampe fotografiche a cura de “La Bottega della Fotografica

Per info e dettagli qui l’evento su Facebook: “Salotto con l’autore – una fotoconfernza di Alberto Alpozzi”

Per approndire: “Esercito Italiano – Missioni Internazionali all’estero” e “Antipirateria: Missione Atalanta”

Entra nella pagina Facebook “FOTOGRAFIA E REPORTAGE” e clicca Mi Piace

ARTICOLI CORRELATI:

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012

Categorie
Featured Articles Foto Afghanistan

Reportage: Shindand, Afghanistan

AFGHANISTAN NEWS Il Col. Alfonso Cipriano dell’Aeranautica Militare Italiana impegnato nella missione Isaf a Shindand in Afghanistan

Però_CIPRIANO_Alpozzi-1

Leggi qui l’articolo “L’uomo che insegna agli afghani come volare”. La storia del colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana che istruisce i futuri piloti dell’Afghan Air Force.

[nggallery id=162]

ARTICOLI CORRELATI:

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012

Categorie
Blog

Foto Reportage – Alpozzi: fotografare il Natale a Herat

alpozzi-foto_afghanistanAFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Alpozzi: fotografare il Natale a Herat” da Il Sito di Torino.it di Alessandro Boffa

Il fotoreporter torinese visita la base di Camp Arena: “Al fronte ho trovato umanità, sentimenti e tanto sacrificio”

Il fotografo torinese Alberto Alpozzi racconta alla redazione de Il Sito di Torino l’esperienza vissuta al fronte. Alpozzi, infatti, ha preso parte per dieci giorni alle operazioni della base militare Camp Arena, a Herat, documentando con la sua macchina fotografica la vita del fronte durante le festività natalizie.

Quanto tempo sei stato in Afghanistan?

Sono stato 10 giorni, dal 19 al 29 dicembre.

Dove sei andato precisamente?

Sono stato ad Herat, presso la base italiana Camp Arena, nell’ovest nell’Afghanistan nella zona di nostra competenza: RC-West (Regional Command West).

Avevi mai fatto “servizi” di questo tipo?

In un teatro operativo è stata la mia prima volta.

Qual è stato il primo pensiero quando hai messo piede sul suolo afghano?

Non ho avuto pensieri particolari. Quando devo documentare situazioni a me sconosciute cerco sempre di partire senza preconcetti e con la mente più libera possibile per cercare di raccontare gli eventi nella maniera più obiettiva possibile.

Qual era il tuo compito all’interno della base italiana? (avevi il compito di riprendere e riportare un messaggio in particolare oppure eri ‘libero’ di fotografare ciò che preferivi)

Innanzitutto non sono stato solo nella base ma tutti i giorni prendevo parte a quelle che erano le varie attività operative del nostro contingente: dalle pattuglie ai trasferimenti, in più ho “visitato” diversi luoghi di intervento come il cantiere del nuovo terminal dell’aeroporto di Herat che è seguito dal PRT di Herat (Provincial Reconstruction Team) su base del 3° Reggimento Bersaglieri della Brigata Sassari con sede a Teulada oppure il carcere femminile anch’esso seguito dal PRT. Io non “avevo compiti”, sono un fotoreporter e come tale ho documentato la missione Isaf in Afghanistan: per alcune testate ho seguito da vicino le festività natalizie, per altre la scuola di polizia all’interno della quale opera un nucleo di Carabinieri e la Task Force “Grifo” della Guardia di Finanza che addestrano la polizia afgana e la polizia di frontiera. Avevo totale libertà di riprendere tutto ciò che mi serviva per documentare al meglio le attività dei nostri militari con la loro collaborazione quotidiana in tutte le situazioni che richiedevo secondo i miei scopi. Io sono un fotografo freelance e non condivido il fare giornalismo secondo il quale si vuole dare un certo tipo di notizia, preconfezionata, e come tale ci si indirizza alla ricerca, spesso viziata, di quegli elementi che avvalorino ciò che si desidera raccontare distorcendo così la realtà; sono partito per l’Afghanistan senza alcuna idea precisa se non quella di documentare ciò che avrei visto per poi poterlo raccontare attraverso le mie immagini.

Qual era il compito delle truppe italiane in Afghanistan?

I nostri militari sono impegnati in Afghanistan nella missione Isaf (International Security Assistance Force) cioè un missione di sicurezza, di ricostruzione e di sviluppo. In tutto questo non dimentichiamo tutti i militari che si occupano di tutte quelle attività necessarie a mandare avanti e a gestire una base con 4 mila persone: dai pasti, alla logistica, alle attività di ufficio, all’infermeria. La base è come una città dove tutto deve funzionare perfettamente e tutto deve essere presente, ognuno ha il suo ruolo e tutti sono ugualment importanti e fondamentali.

I tuoi occhi e quelli della tua macchina fotografica hanno visto una realtà diversa da quella che gli era stata raccontata prima di partire?

Come spesso accade le notizie non corrispondono alla realtà, o meglio: le brutte notizie fanno vendere mentre i sacrifici quotidiani interessano poco agli editori specie se devono accontentare un certo tipo di lettori (ed elettori) che cercano solo conferme alle loro idee e non la conoscenza dei fatti. La realtà quotidiana che ho vissuto in Afghanistan è quella di connazionali che si impegnano con grande dedizione e professionalità in quello che fanno, credendoci e svolgendolo più che al meglio, sempre al massimo. Persone che lavorano anche 24 ore su 24 ore, non per mantenere il loro posto,  e 7 giorni su 7 senza lamentarsi.

Dire e fare: quante differenze tra ciò che in Italia si dice sulla missione in Afghanistan e ciò che, con i tuoi occhi e la tua esperienza, hai visto fare dai nostri soldati?

Dire e fare… Quanto si dice sui giornali della missione? Diversi giornali sia prima, sia durante, sia dopo la mia permanenza ad Herat mi hanno detto che “l’argomento” non interessa e questo l’ho trovato molto triste. Gli stessi giornali che danno spazio a signori nessuno ammalati di divismo che sponsorizzano un modus vivendi basato sull’arrivismo e la fama temporanea che può darti la televisione con tanto di bei soldoni per “premiare” la mediocrità di personaggi che non solo non hanno nessuna capacità ma non sanno nemmeno esprimersi. I giornali in Italia dicono talmente poco, complice la superficialità di comodo di molte persone, che alcuni prima della mia partenza mi hanno domandato se ci andavo in vacanza. In Afghanistan ho trovato degli italiani che con dignità e umiltà svolgono un lavoro difficile con notevoli sacrifici senza clamore. In Italia si dice molto e si fa poco, in Afghanistan gli italiani che vi lavorano fanno molto e dicono poco.

Ho visto lo scatto con i bambini che si nascondono dietro le mura della base: com’è il rapporto tra i soldati italiani e i piccoli afghani?

Il rapporto tra i nostri militari con tutta la popolazione, non solo con i bambini, si basa prima di tutto sul rispetto. Grazie al modo di porsi verso la popolazione, mai dall’alto verso il basso, fa si che il nostro contingente sia molto apprezzato e stimato: quotidianamente vi sono insurgents, gli insorgenti, che si consegnano spontaneamente, deponendo le armi chiedendo di entrare a far parte del programma di reintegrazione; questo è un grande traguardo ed è la dimostrazione lampante di come la nostra missione sia di pace e non di guerra (come molti preferiscono farci credere) perché si ottengono degli ottimi risultati da parte del nostro esercito senza l’utilizzo delle armi ma solamente parlando e confrontandosi con la popolazione, a stretto contatto con la gente, per la strada e nei villaggi, e soprattutto portando aiuti tangibili alla popolazione, come la costruzione dei pozzi nei villaggi, le scuole e mettendo in sicurezza le strade.

E in generale con la popolazione?

Come ho detto prima anche e soprattutto con la popolazione vi è un ottimo rapporto tant’è che molti lavori all”interno della base italiana sono svolti dai local worker, i lavoratori locali, segno tangibile di quanto si stia creando una nuova economia per un paese in difficoltà, così come tutti i progetti che vengono realizzati dal PRT: ben 47 realizzati nel 2011 e 44 in programma per il 2012. I cantieri vengono appaltati a imprese locali con dipendenti afghani creando così posti di lavoro e favorendo la creazione di personale specializzato, con la nostra supervisione per evitare infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, si incentiva lo sviluppo secondo le necessità primarie che vengono discusse e concordate direttamente con i governatori locali.

I militari italiani, dopo la tua esperienza, sono ancora i “mercenari” dipinti da certa parte dell’opinione pubblica o puoi, con la voce dell’esperienza sul campo, smentire questa definizione?

Questa è la classica affermazione tendenziosa e populista di persone che evidentemente svolgono il loro lavoro gratis, di persone che evidentemente non devono pagare le bollette e il mutuo e che ritengono che il lavoro altrui non abbia valore. Sono le stesse persone che plaudono noti comici e showmen pagati milioni di euro e che vanno in solluchero di fronte alla spazzatura televisiva della quale vorrebbero fare parte per guadagnare denaro mettendo in mostra le loro incapacità. Tutti se non erro per vivere cerchiamo di svolgere un mestiere per mantenerci e dare da mangiare ai nostri figli quindi siamo tutti mercenari, dunque mi chiedo quale voglia essere il becero sottinteso nell’affermazione che i militari in missione siano dei mercenari e che lo fanno solo per denaro: dovrebbero forse lavorare gratis? Chi lavora gratis? Ma poi pensiamo ad un qualunque dipendente che viene mandato in trasferta all’estero per la sua azienda: non viene pagato di più? Lo sappiamo che lo stesso dipendente se viene mandato in trasferta in paesi come l’India viene pagato maggiormente del collega che va in trasferta negli Stati Uniti? Dunque i nostri ragazzi in missione all’estero non dovrebbero essere retribuiti di più (senza contare i rischi)? L’opinione così detta pubblica non è l’opinione della gente, ma l’idea che alcuni fanno passare, gli stessi che prendono lauti stipendi e non si preoccupano nemmeno di mantenere calda la poltrona alla quale sono attaccati; medesime affermazioni le ho sentite fare da alcuni dipendenti pubblici (come di fatto lo sono anche i militari) durante una  pausa caffè che è durata 40 minuti, mentre agli sportelli vi erano code interminabili; quindi se erroneamente volessimo anche accettare l’affermazione che i militari sono pagati tanto per andare in missione non è forse più giustificato pagare qualcuno che il suo lavoro lo svolge per davvero piuttosto che mantenere persone che rubano quotidianamente lo stipendio che noi cittadini paghiamo con le nostre tasse?

Qual è stato lo scatto più ‘profondo’ che hai fatto? Cosa rappresentava?

Lo scatto più profondo che ho realizzato credo sia quello che ho fatto ad uno dei ragazzi del Battaglione San Marco della mia scorta all’interno del carcere femminile di Herat che si è commosso davanti ad un bimbo, figlio di una delle detenute. Credo sia molto significativo dell’umanità dei nostri ragazzi e dei sentimenti che portano costantemente con sé.

Ci racconti il Natale passato al fronte?

Dunque il Natale vero e proprio cioè il 25 dicembre l’ho passato insieme ad una pattuglia dei Fucilieri dell’Aria in alcuni villaggi nella zona di Herat. Una pattuglia quotidiana che viene svolta per sicurezza; un lavoro delicatissimo che non si interrompe mai nemmeno nel giorno di Natale, così come tutte le altre attività all’interno e all’estero della base. La vigilia invece, il 24, ho preso parte ad un’altra pattuglia con il 66° Aeromobile di Trieste. Il lavoro è svolto regolarmente anche in tutti quei giorni di festa che in patria invece si fa vacanza (alcune notti io ero ancora impegnato nell’invio di immagini ai giornali e andando negli uffici trovavo sempre qualcuno impegnato). La notte del 24 invece ho preso parte alla Messa celebrata all’interno di un hangar con centinaia di persone. Nei giorni precedenti invece ho documentato la preparazione dei doni, da parte del nostro esercito, per i local worker e i loro figli, poi distribuiti durante una piccola festa organizzata per i bimbi con tanto di spettacolo di magia organizzato da un colonnello dei bersaglieri.

Qual è stato l’ultimo pensiero che hai avuto quanto hai messo il piede sull’aereo che ti riportava a casa?

Il mio ultimo pensiero è stato che 10 giorni non sono sufficienti per documentare l’impegno dei nostri ragazzi e che i miei pochi giorni di impegno in una situazione difficile siano nulla in confronto ai 6 mesi dei nostri militari. Dopo solo 10 giorni si iniziano a sentire la mancanza di molte cose che diamo per scontate, alle quali siano abituati e alle quali non diamo peso. Si imparano ad apprezzare le piccole cose e soprattutto l’importanza di una semplice stretta di mano, di uno sguardo di approvazione e complicità.

Ci torneresti?

Certamente Ho trovato più umanità, gratificazione e rispetto da parte dei ragazzi con i quali ho lavorato in Afghanistan per soli 10 giorni che quella che vi è in Italia con persone e amici che conosco da anni. Ho riscoperto cosa significa amare il proprio lavoro, svolgerlo al meglio e rispettare quello altrui; mi ero scordato cosa fossero l’umanità, la dignità e il rispetto delle persone e soprattutto il valore di un sacrificio e il credere profondamente in quello che si fa che va ben oltre il mero guadagno e il successo personale, spesso a discapito di altri, ho riscoperto il valore del lavoro di squadra e dell’amicizia.

A chi vorresti consigliare la tua esperienza?

La consiglierei a tutte quelle persone che sentenziano e che criticano stando seduti comodamente a casa loro con tutte le loro comodità, la loro bella vita fatta di code nei centri commerciali, di aperitivi e di scioperi che inneggiano a presunti diritti scordandosi i loro doveri, a tutti coloro ai quali non saranno piaciute alcune mie affermazioni e a quelli che si sono impossessati di una ingiustificata superiorità ideologica basata solo su preconcetti costruiti a tavolino e non sui fatti: per parlare di quella che alcuni definiscono guerra dovrebbero prima viverla! Ho personalmente trovato più umanità e sentimenti in una situazione di crisi di quella che vi è tutti i giorni qui a casa… La consiglio a quelli che non credono alle persone che non gli dicono quello che vogliono sentirsi raccontare: vadano a verificare di persona! Io ho rinunciato al mio Natale per farlo.

Grazie ad Alberto Alpozzi (in alto a destra nella foto con la sua macchina fotografica)

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE+

ARTICOLI CORRELATI:

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012

Categorie
Blog

Reportage – Un fotoreporter torinese in Afghanistan

afghansitan_herat_alpozziAFGHANISTAN NEWS

dall’articolo “Un fotoreporter torinese in Afghanistan” di Graziella Porro

Natale per noi ormai è andato,dopo la befana anche gli ultimi addobbi sono stati rimossi e le festività sono ormai un ricordo lontano,sembra passata un’eternità da un Natale definito il più triste degli ultimi anni per via della crisi. Pochi acquisti,pochi regali,poche cene fra amici e soprattutto pochi cenoni di Capodanno,i comuni hanno risparmiato anche sui botti con la scusa della sicurezza,e i morti e i feriti ci son stati lo stesso e tutti si sono lamentati. Eppure c’è chi avrebbe fatto carte false per poter passare le feste vicino alla famiglia seppur in modo  così minimale. Sono i militari italiani in Afghanistan che il fotoreporter Alberto Alpozzi giovane torinese e avventuroso professionista ha incontrato durante il suo viaggio di Natale in zone dove normalmente non si va per svernare.

<Uno dei ricordi più dolci e tristi allo stesso tempo che mi rimane – dice Alpozzi – è quello di un giovane tenente che stava addobbando un albero insieme ad una soldatessa,a cui ho chiesto di fare uno scatto natalizio. Non ha voluto il giovane militare e con uno sguardo tristissimo mi ha detto “sa non vorrei che mia moglie vedesse per caso questa foto e si rattristasse perchè non sono a casa a fare l’albero con lei>.

Storie che sembrano tratte da un film romantico e strappalacrime e che di lacrime sicuramente ne portano tante con se, figli,fratelli,mariti,padri che non hanno potuto passare neppure un minuto con la famiglia perchè sono così lontani per una missione di pace che, si hanno scelto loro,pagati profumatamente come dicono gli italiani più drastici,ma che potrebbe anche non dar loro la possibilità di tornare,pensano i piu’ teneri fra coloro che continuano a giudicare questa missione davanti alla tv e senza conoscenza.

<Sono pagati molto? – risponde Alpozzi con un tono piuttosto infastidito – perchè invece di giudicare col solito cervello imbottito dai media non proviamo per un attimo soltanto a ragionare su quanto potrebbe guadagnare una persona inviata all’estero da una grande azienda,a quanto mi risulta prenderebbe due stipendi,uno in patria e uno in loco,lavorerebbe otto ore massimo 10 al giorno e avrebbe a disposizione un appartamento o una comoda stanza d’hotel  e farebbe sicuramente una vita decorosa e magari anche divertente,quale cifra puo’ pagare 15/20 ore consecutive di lavoro lontano da casa,in situazioni pericolose e disagiate col rischio di non vedere mai piu’ la propria famiglia?>.

Il giovane reporter sembra infastidito da queste illazioni che spesso si sentono sulla nostra missione di pace e racconta di aver trovato là una parte d’Italia che qui non esiste più,forti legami d’amicizia,grande senso di squadra e massima solidarietà,serietà e impegno e nel cuore solo la famiglia.

<Molti sono giovanissimi e qualcuno ha già figli di pochi mesi che non sta vedendo crescere se non su Facebook.>.

Quale è la sensazione più forte che ha avvertito arrivato sul posto?

L’amicizia fra loro,un legame molto forte,un sentimento che non vedevo sotto quella luce da tempo.Anche verso di me,quei ragazzi dopo poco tempo che stavo con loro mi sembrava di averli sempre conosciuti,molto di più di certi amici che conosco da anni.Anche ora che sono tornato il legame con loro non si è affievolito come succede quando passi tempo con gente che ti piace e poi ti riprometti di rincontrare ma non mantieni  e ti nascondi dietro scuse di mancanza di tempo o altro.Noi ci sentiamo su facebook o su altri social network e chiacchieriamo di tutto e di niente,è davvero straordinario.>

E la sensazione più negativa?

Sapere che dentro di loro soffrono soprattutto per la lontananza da casa,ho la sensazione che loro sappiano quanto valgono i rapporti umani molto più di molti di noi che avendoli a portata di mano li diamo per scontati.>

Pensa che abbiano paura? l’ha avvertita?

>Sono Soldati addestrati ma sono anche esseri umani.>

Che cos’è che l’ha stupita di più?

la differenza fra i rapporti gerarchici che c’è rispetto all’ambiente di una normale caserma.Un colonnello mi ha risposto..”Vede noi siamo quì per lavorare,tutti,e le stellette contano fino ad un certo punto.Se devo dare una mano a scaricare un camion il mio grado non conta,lo faccio anche io come gli altri.>

<Io non ho fatto il militare – continua Alpozzi – ma penso che sia davvvero una cosa molto importante questa.>

Si sentono eroi?

<No non ci sono eroi,ma solo ragazzi,uomini normali che hanno fatto una scelta perchè ci credono e la portano avanti con professionalità e senso del dovere.>

Ha mai avuto paura durante il suo viaggio?

<No,mai e credo che questa sensazione di tranquillità,nonostante il luogo dove mi trovavo, la devo a loro.>

Come hanno preso a casa sua l’idea di partire?

<Sorvolo sulle preoccupazioni di mia madre ma è una mamma quindi tutto regolare,la mia compagna non ha mai detto apertamente come la pensava ma era felice per me sapendo quanto fosse importante per me ciò che andavo a fare.>

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE PLUS

ARTICOLI CORRELATI:

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012

Categorie
Blog

Intervista – In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

AFGHANISTAN NEWS – Il fotografo torinese Alberto Alpozzi ha trascorso il Natale a Herat

dall’articolo su “Cronaca Qui – Torino” del 7 Gennaio 2012, pag. 8 – leggi articolo on line –

operativa_6Con la sua Nikon ha fissato i volti e le emozioni di un Natale al fronte. I sorrisi dei bambini e la commozione dei militari. Padri e madri in divisa che hanno mangiato il panettone nella base italiana di Herat, regalando sacchi a pelo ai piccoli afghani, lontani migliaia di chilometri dall’Italia e dai loro figli. «Ero partito con l’idea di fare un reportage in uno scenario di guerra – racconta Alberto Alpozzi, 32 anni, fotoreporter torinese – ma a casa ho portato molto di più. Laggiù – racconta appena tornato dall’Afghanistan – ho scoperto che cosa conta davvero nella vita e ho conosciuto la parte migliore dell’Italia. Uomini e donne che ogni giorno, 24 ore su 24, rischiano la vita per garantire la sicurezza e la ricostruzione di un Paese che è ancora in mano alle bande della criminalità organizzata». In Afghanistan, come giornalista embedded, ha potuto seguire l’esercito nelle attività quotidiane, dentro Camp Arena e nei villaggi vicini. «Il giorno della vigilia e a Natale – racconta – sono uscito con i militari impegnati nel servizio di pattugliamento. Un’attività tanto importante quanto delicata e pericolosa, che io ho potuto seguire in condizioni di massima sicurezza. natale (2)C’erano nove persone che, per farmi fare qualche fotografia, hanno rischiato la vita. Persone che ogni giorno devono stare attente a tutto, perché il pericolo può essere ovunque. In una moto che ti sorpassa, o sul balcone da cui si affaccia una donna». Con i militari, Alpozzi ha stretto un rapporto speciale. «Siamo diventati amici – spiega – e con qualcuno continuiamo a scriverci. Da loro ho imparato molto, e vedendo ciò che hanno già realizzato, dalle scuole, alle carceri, agli ospedali, ho potuto vedere che c’è un’Italia che funziona. Che progetta, organizza appalti e poi costruisce gestendo al meglio le risorse economiche tanto che il nostro modello è invidiato, e imitato, da tutti gli altri Paesi». L’esperienza, naturalmente, è stata molto importante anche dal punto di vista professionale. «In Afghanistan – spiega ancora il reporter – ho capito che fare il fotografo è il dover vivere quegli istanti che gli altri vogliono solo vedere. E i risultati che ho ottenuto con il mio reportage sono molto soddisfacenti. E’ solo un inizio però – conclude – e il prima possibile tornerò dai miei amici in guerra».

su Youtube l’intervista a QuartareteTv sul mio reportage in Afghanistan

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE PLUS


Leggi l’articolo ripreso anche da:

Rai World – ItaliAfghanistan, Tutte le voci sulla missione di pace

Nonfanotizia – il giornale che da spazio alle notizie ritenute da altri “poco interessanti”

AmarenaMagazine – La rivista che ha gusto

"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8
"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8

ARTICOLI CORRELATI:

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. Diario Afghano

  15. News Afghanistan – Dicembre 2012

Categorie
Featured Articles Foto Aerei Foto Afghanistan Foto Esercito Italiano

Reportage – Black Cats: gli AMX ad Herat, Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Gli AMX del Task Group ‘Black Cats’, schierati ad Herat (Afghanistan), sono impegnati in missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea (ISR) a supporto della popolazione locale e delle operazioni militari a terra.

L’Aeronautica Militare, da Novembre 2009, assicura la costante presenza dei velivoli AM-X  che rispondono alle necessità di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea del contingente italiano e di ISAF (International Security Assistance Force), contribuendo alla sicurezza della popolazione e dei militari che operano sul territorio.

Le missioni hanno consentito di elaborare e di interpretare oltre 17.000 fotografie,  si è trattata di un’analisi accurata di circa 1.300 obbiettivi a supporto della sicurezza delle truppe a terra. Le riprese dall’alto hanno anche consentito di verificare lo stato di ricostruzione di ponti, strade e scuole, in zone anche esterne a quelle di competenza italiana.

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE+

[nggallery id=156]

Categorie
Featured Articles Foto Afghanistan Foto Esercito Italiano

Reportage – Task Force Center, Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Dal 28 settembre 2011 la Task Force Center (TFC), su base 66° Reggimento Aeromobile Trieste di stanza a Forlì, ha iniziato ufficialmente la sua seconda missione in Afghansitan. La TFC comandata dal colonnello F. Randacio è dislocata presso l’aeroporto di Shindand a circa 90 km a sud di Herat.

La missione del 66° Reggimento Aeromobile è di assistere il governo afghano nella realizzazione di un ambiente sicuro, favorendo lo sviluppo delle istituzioni e supportando gli soforzi umanitari e il processo di ricostruzione del paese.

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE+

[nggallery id=157]

Categorie
Featured Articles Foto Afghanistan Foto Esercito Italiano

Reportage – Fucilieri dell’aria, Herat

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Il Battaglione fucilieri dell’aria è un reparto dell’Aeronautica Militare che si occupa di proteggere le installazioni militari a terra, sia in Italia che all’estero. Il battaglione ha sede a Martina Franca e dipende dal 16º Stormo protezione delle forze. (fonte Wikipedia)

I fucilieri dell’aria in forza al 9° stormo di Grazzanise e al 16° stormo di Martina Franca attualmente in Afghanistan, hanno il compito di compiere pattuglie cadenzate, notturne e diurne e di scortare il personale nell’area di Herat, fino ad esempio al Regional Training Center di Herat. (dall’articolo “Afghanistan: in pattuglia su un Lince con i fucilieri dell’aria come angeli custodi” di Ebe Pierini)

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE+

[nggallery id=158]

Categorie
Featured Articles Foto Afghanistan Foto Esercito Italiano

Reportage – Natale a Camp Arena, Herat – Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Herat: i militari italiani regalano doni ai bimbi afghani” di Ebe Pierini – Italnews

“[…] Fanno tenerezza, strappano un sorriso questi bambini che timidi e silenziosi entrano nella grande sala 150. Alcuni si tengono per mano, altri sono un po’ smarriti e cercano lo sguardo rassicurante dei genitori. Hanno lo sguardo puro di chi sa ancora gioire delle piccole cose, hanno gli occhi che brillano per la meraviglia e lo stupore. Una bambina indossa l’abito tradizionale di velluto e ricami dorati e sembra una bambola antica e fragile. Altri camminano un po’ impacciati in minuscoli ma elegantissimi completi di giacca e pantalone. Alcune bimbe coprono il capo con coloratissime pashmine. […] Per i bambini viene allestita una tavola con dolci di tutti i tipi. La prendono d’assalto e si tuffano sui biscotti al cioccolato, sul dolcetti di ogni tipo. Le tasche dei vestiti piene di dolcetti come le guance di uno scoiattolo rigonfie di noccioline. Così timidi da nasconderli per la paura di assaggiarli. Sono così teneri che commuovono. Così semplici, così spontanei, così puri che sembrano personaggi usciti da una fiaba. Invece vivono in Afghanistan e di questo Paese hanno ereditato la fierezza. […] Leggi qui tutto l’articolo

[nggallery id=152]

dall’articolo “Natale a Herat: i soldati italiani festeggiano con i bambini afgani” di G. Pelosi – Il Sole 24 ore

“[…] quella di oggi è, per il colonnello Parrotta, un giorno molto particolare. Sale sul palco del teatro nel settore italiano di Camp Arena per un’occasione unica. Improvvisa un piccolo spettacolo di magia per i bambini figli dei lavoratori afgani della base. Un centinaio di ragazzini che sgranano gli occhi davanti alla scomparsa di soldi, corde, piccoli trucchi che incantano i bambini afgani. Entrando nel teatro avevano guardato quasi con meraviglia il presepe improvvisato nella piazza Italia e poi, alla fine, applaudono il coro natalizio della brigata Sassari avventandosi subito dopo sul buffet dei dolci e sui regali consegnati dai militari, primo fra tutti il generale Luciano Portolano, comandante della Sassari che guida attualmente il contingente di 4200 uomini in Afghanistan. […]” Leggi qui tutto l’articolo

[nggallery id=153]

dall’articolo “Natale in Afghanistan per 4.200 militari italiani” di Ebe Pierini – Italnews

“[…]In centinaia si assiepano nell’hangar nel quale è stato allestito un piccolo altare e dove il cappellano militare, don Gianmario Piga, celebra la messa. Dietro l’altare un albero di Natale addobbato con le letterine scritte dai bambini sardi e afgani ai soldati in missione. “Ma perché se fare il militare ti costringe ad andare sempre via da casa e dalla tua famiglia non cambi lavoro?” chiede, tra le righe della sua missiva, una bambina. “Caro soldato, ho perso il mio elicottero telecomandato. Non è che per caso tu che sei in missione lo ha ritrovato?” scrive un altro bambino. Strappano un sorriso questi messaggi. Ti riscaldano il cuore.[…]” Leggi qui tutto l’articolo

Clicca su MI PIACE nella mia pagina Facebook e aggiungimi tra i tuoi contatti di GOOGLE+

[nggallery id=154]