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IL FRONTE OVUNQUE – Graphic Novel

“Il fronte ovunque” Reportage Missione in Afghanistan

il fronte ovunque_001-edizioni-alpozzi-afghanistan-giardoTorino Comics, 13 aprile. Domenica mattina dalle ore 10.00 alle ore 11.00 al Torino Comics al Lingotto, nella sala arancione, si terrà l’anteprima della nuova graphic novel in lavorazione di 001 Edizioni sull’impegno delle Forze Armate Italiane nella missione ISAF in Afghanistan.

All’incontro parteciperanno il fotoreporter Alberto Alpozzi, autore del reportage in Afghanistan, e il disegnatore Sergio Giardo.

“Il fronte ovunque” è un progetto editoriale nato dal Diario Afghano di Alberto Alpozzi scritto durante l’utlima missione in Afghanistan nel dicembre 2012. Racconta la vita dai militari in missione con un taglio umano e non politico, che unirà tutti i linguaggi comunicativi della carta stampata: le immagini, i testi e il fumetto.

L’uscita in libreria è prevista per novembre 2014.

Evento su Facebook cliccando qui

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L’Afghanistan nell’obiettivo di Alberto Alpozzi

bimbo_afghano_ppMosca – Intervista radiofonica ad Alberto Alpozzi a “La Voce della Russia” sull’impegno militare in Afghanistan

Per ascoltare l’intervista qui la PRIMA PARTE e qui la SECONDA PARTE direttamente sul sito della radio.

L’’intervista rientra nel nuovo ciclo: “L’Afghanistan visto dagli italiani” della radio “La Voce della Russia”

Per la galleria fotografica sull’Afghanistan invece cliccare qui.

CLICCA MI PIACE NELLA PAGINA FACEBOOK “FOTOGRAFIA E REPORTAGE – ALPOZZI FOTOGRAFO TORINO”

ARTICOLI CORRELATI – Reportage dall’Afghanistan di Alberto Alpozzi

Diario Afghano – Dicembre 2012 a Bala Boluk

News Afghanistan – Intervista a QuarareteTv a Alberto Alpozzi sulla missione in Afghanistan, Gennaio 2012

News Afghanistan – La crescita del paese grazie al lavoro del P.R.T. italiano

News Afghanistan – La provincia di Farah nella fase di transizione

News Afghanistan – Il Min. della Difesa Di Paola in visita alla Fob di Bala Boluk

News Afghanistan – Intervento medico d’urgenza a Bala Boluk

  1. In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

  2. Un fotoreporter torinese in Afghanistan

  3. Natale a Herat tra i Marò

  4. Fotografare il Natale a Herat

  5. L’uomo che insegna agli afghani come volare

  6. Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

  7. Afghanistan, slightly in focus

  8. L’orfanotrofio di Herat, le fotografie e una serata di beneficenza

  9. Reporter di guerra in Afghanistan

  10. La Missione Kfor

  11. Kfor – Torinesi in missione

  12. Unifil – Il lato umano delle missioni

  13. Esercito italiano – Missioni militari all’estero

  14. News Afghanistan – Dicembre 2012

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Vicini a una terra lontana – Sulle strade dell’Afghanistan con il contingente italiano

TORINO LIBRI – News Afghanistan: Presentazione del libro “Vicini a una terra lontana” a Torino

di Alberto Alpozzi Fotoreporter Fotografo Torino

vicini a una terra lontana_afghanistan-alpozzi

Torino – 22 Gennaio 2013 – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; PROMUOVE e FAVORISCE le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Così inizia la presentazione del libro “Vicini a una terra lontana” di ieri alla Cavallerizza Reale di Torino, promossa dal COI “Comando Operativo di vertice Interforze”, attraverso le parole del sindaco Piero Fassino che cita l’art. 11 della Costituzione Italiana: “assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” che rimarca per due volte ponendo l’accento sulle missioni di pace e la loro utilità in contesti internazionali nei quali gli italiani si contraddistinguono da sempre.

Un libro fotografico rivolto a chi vuole conoscere l’Afghanistan per approfondire l’operato dei militari italiani “vicini” al popolo afghano per una reale ricostruzione e il mantenimento della sicurezza di una terra lontana migliaia di chilometri.

Interviene alla presentazione anche il dott. Mario Calabresi, direttore de La Stampa, colpito dalle foto, dai racconti dei militari coinvolti e dalle interviste ai civili che sottolinea quanto questa sia una missione poco conosciuta al grande pubblico, al quale infatti vuole rivolgersi questa nuova pubblicazione con una voce “laica”, e della quale si dovrebbe parlare maggiormente: le scuole realizzate, gli ospedali, i pozzi e anche gli scontri a fuoco.

Un percorso quello del libro che segue le strade della regione ovest percorse dal nostro contingente sin dal 2003 con il contributo della dott.sa Elena Croci, capitano della riserva selezionata, co-autrice insieme al Generale di Divisione Aerea Settimo Caputo.

Il libro edito da Polistampa acquistabile sul sito dell’editore – clicca qui – sarà in vendita a Torino presso le librerie Feltrinelli, Zanaboni, Paravia e Fogola di cui parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza per l’acquisto di attrezzature per l’ospedale pediatrico di Herat, costruito dal contingente militare italiano nel 2006. Prezzo di copertina Euro 28,00.

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“Vicini a una terra lontana – Sulle strade dell’Afghanistan con il contingente italiano”
a cura di Settimo Caputo e Elena Croci

Ed. Polistampa, Novembre 2012 – Pagine: 192 – Formato: ill. col., cart., 24×31 – Cod. ISBN: 9788859611790

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Bala Boluk, Afghanistan: Intervento medico per ferite d’arma da fuoco

16 Dicembre 2012 – News Afghanistan di Alberto Alpozzi Fotogiornalista

Bala Boluk – Afghanistan, 16 Dicembre. Quotidianamente si esce in pattuglia. Le sorprese, purtroppo, non mancano mai. Mantenere in sicurezza le strade è compito arduo e ogni elemento va analizzato attentamente. Auto, moto, persone tutto potrebbe costituire una minaccia che si potrebbe tramutare in tragedia per i nostri ragazzi e per la polizia afghana con la quale si collabora. Un’auto che a folle velocità, zigzagando, si dirige verso la tua posizione non presagisce nulla di buono.

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La pattuglia italiana è appiedata in appoggio ad un check-point della polizia afghana nei pressi del piccolo centro medico di Bala Boluk. Scende di un corsa un anziano, con un ragazzo al suo fianco. In pochi attimi, non appena si è compreso che non si tratta di una minaccia, si apprende che il ragazzo ha tentato il suicidio ingerendo del diserbante chimico.

Interviene subito la nostra pattuglia per portarlo all’infermeria all’interno della base… CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO SU RASSEGNA STAMPA MILITARE cliccando qui

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News Afghanistan

NOTIZIE E AGGIORNAMENTI DAL TEATRO AFGHANO

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La crescita del paese grazie al lavoro del P.R.T. italiano

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

afghanistan_prt_herat_alpozzi[…] Attraverso il P.R.T “Provincial Reconstruction Team” comandato dal Col. Aldo Costigliolo, vengono garantite le tre principali direttrici del piano di sviluppo definito dal Governo afghano: sicurezza, governance e sviluppo.

Ogni anno infatti il Governatore della provincia di Herat insieme al Capo Dipartimento dell’Economia avanza una serie di richieste in funzione delle maggiori criticità presenti sul territorio. Tali proposte, prese in esame, vengono poi finanziate dal Ministero della Difesa.

Il P.R.T. segue tutti i progetti dalla fase dell’approvazione, da realizzarsi entro 6 mesi (corrispondenti al mandato di ogni singola Brigata), fino al loro completamento. Dapprima viene redatto un master plan, tra gennaio e settembre dell’anno precedente, successivamente si collabora con le autorità locali per la fase di appalto attraverso uno screening delle aziende, sempre afghane, per evitare corruzione. Supporta poi la fase di cantiere e lo stato avanzamento lavori con relativi pagamenti. […] CONTINUA A LEGGERE

La provincia di Farah nella fase di transizione

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

afghanistan_transition-farah_alpozzi[…] Transition. Questa la parola chiave della missione Isaf in Afghanistan che prevede il ritiro delle truppe internazionali entro il 2014. Nel distretto sotto la responsabilità italiana è ormai a pieno regime la fase di passaggio di responsabilità dal contingente militare a quello afghano. Ad oggi sono ben 30 distretti su 43 quelli in fase di transizione. Oggi a Farah, nel sud del Regional Comand West, nella quale sono schierati gli Alpini del 9° Reggimento dell’Aquila, si è svolta la cerimonia per la transizione alle autorità afghane di sei distretti: Farah, Bala Boluk, Anar Dara, Lash-e-Juwayn, Qala-e-Kah e Shayb Koh. […] CONTINUA A LEGGERE

Il Min. della Difesa Di Paola in visita alla Fob di Bala Boluk

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

mid.difesa_dipaola_afghanistan_alpozzi (8)[…] il Ministro della Difesa Di Paola, in viaggio verso l’India per incontrare i due Marò detenuti oramai da 10 mesi, si è fermato in  Afghanistan, in visita lampo, per salutare il contingente italiano presso l’avamposto di Bala Boluk, nella provincia di Farah.

I 180 ragazzi presenti nella Fob di Bala Boluk hanno incontrato il Ministro e non sono mancanti momenti di commozione da parte dello stesso Ministro quando ha salutato personalmente i ragazzi del San Marco ai quali ha detto che era in viaggio per andare ad incontrare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. […] CONTINUA A LEGGERE

Intervento medico d’urgenza e ferite d’arma da fuoco

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

bala_baluk_medicazione_alpozzi (1)[…] Quotidianamente si esce in pattuglia. Le sorprese, purtroppo, non mancano mai. Mantenere in sicurezza le strade è compito arduo e ogni elemento va analizzato attentamente. Auto, moto, persone tutto potrebbe costituire una minaccia che si potrebbe tramutare in tragedia per i nostri ragazzi e per la polizia afghana con la quale si collabora. Un’auto che a folle velocità, zigzagando, si dirige verso la tua posizione non presagisce nulla di buono.

La pattuglia italiana è appiedata in appoggio ad un check-point della polizia afghana nei pressi del piccolo centro medico di Bala Boluk. Scende di un corsa un anziano, con un ragazzo al suo fianco. In pochi attimi, non appena si è compreso che non si tratta di una minaccia, si apprende che il ragazzo ha tentato il suicidio ingerendo del diserbante chimico. […] CONTINUA A LEGGERE

Il mercatino di Natale del carcere femminile di Herat

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

herat_carcere_femminile_alpozzi-10[…] Il progetto è stato terminato nel 2009 ma è sotto costante controllo per verificare la costante efficienza, altra caratteristica di tutti i progetti realizzati dal P.R.T. italiano. La struttura attualmente ospita circa un centinaio di donne e altrettanti bambini; infatti le madri detenute hanno la possibilità di tenere con sé i loro figli fino al compimento degli 8 anni, per loro vi è l’asilo e una sala giochi. All’interno le donne lavorano, tutte hanno un’occupazione: realizzano monili, tappeti, vestiti, imparano a leggere e scrivere e chi segue corsi di inglese e informatica. Più che un luogo di reclusione si tratta di una struttura di recupero dove le donne hanno la possibilità di imparare un lavoro per potersi mantenere dopo lo scadere della pena e soprattutto crearsi un piccolo conto in banca. Infatti tutte le merci prodotte vengono poi commercializzate e il 60% dei ricavi viene messo in un fondo per la singola detenuta. […] CONTINUA A LEGGERE

L’Ass. Nazionale Alpini ricorda i 52 caduti italiani

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

ana_afghanistan_cerimonia-caduti_foto_alpozzi-10[…] In occasione del Natale una delegazione dell’Associazione Nazionale Alpini si è recata a Herat presso la base di Camp Arena per portare un saluto ai nostri militari impegnati in Afghanistan. Durante la visita la delegazione ha partecipato all’inaugurazione dell’aula multimediale del liceo femminile Mahri Heravi donata dall’Associazione grazie alla raccolta di 22 mila Euro in collaborazione con la Brigata Alpina Taurinense. Il presidente dell’Associazione Corrado Perona ha tagliato il nastro inaugurale della nuova aula con il governatore di Herat Daud Shah Saba e il colonnello Aldo Costigliolo del 1° Reggimento Artiglieria da montagna, comandante del Provincial Reconstruction Team-CIMIC Detachment, l’unità del contingente italiano specializzata in progetti di assistenza. […] CONTINUA A LEGGERE

Il Contingente italiano completa tre importanti progetti

di Alberto Alpozzi per Rassegna Stampa Militare

Gozarah_Afghanistan_cantiere.caserma.pompieri_foto_Alberto.Alpozzi (3)[…] Inaugurate una caserma dei pompieri, una scuola e una struttura sanitaria d’accoglienza. In questi giorni nella provincia di Herat sono state inaugurate tre nuove strutture pubbliche realizzate dal Provincial Reconstruction Team (PRT) – CIMIC Detachment, l’unità militare italiana che assiste i piani di sviluppo locali nella provincia. Poco più di un mese fa, a dicembre, visitai il cantiere della costruenda caserma dei pompieri nel distretto di Gozarah, a pochi chilometri da Herat capoluogo della regione occidentale dell’Afghanistan. Oggi la caserma è terminata e già in attività perché tutti i progetti seguiti dal P.R.T., sin dalla fase dell’approvazione, sono da realizzarsi entro 6 mesi, la finestra temporale che corrisponde al mandato di ogni singola Brigata impegnata nel teatro afghano. Dapprima viene redatto un master plan, tra gennaio e settembre dell’anno precedente, successivamente si collabora con le autorità locali per la fase di appalto attraverso uno screening delle aziende, sempre afghane, per evitare corruzione applicando la legge antimafia. Supporta poi la fase di cantiere e lo stato avanzamento lavori con relativi pagamenti e verifiche affinché i progetti vengano realizzati a “regola d’arte”. […] CONTINUA A LEGGERE

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Forze Armate Italiane – Missioni militari Internazionali

di Alberto Alpozzi – Fotoreporter Torino

Alpozzi_fotoreporter embeddedArt. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“.

Attualmente le Forze Armate Italiane, secondo Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sono impegnate principalmente in tre teatri operativi all’estero: ISAF Afghanistan, UNIFIL Libano e KFOR Kosovo più la missione Atalanta per l’antipirateria. Di seguito una descrizione delle missioni internazionali e le interviste/reportage a Alberto Alpozzi a Quartarete Tv con Cristiano Tassinari.

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Missione ISAF – Afghanistan

Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1386 del 20 dicembre 2001.

Isaf_AfghanistanL’Italia sostiene il Governo afghano nello svolgimento delle attività di sviluppo e consolidamento delle Istituzioni locali affinché lo Stato dell’Afghanistan diventi stabile e sicuro e non sia più un rifugio sicuro per il terrorismo internazionale e fornisce assistenza umanitaria alla popolazione. L’Italia è inserita in una Forza multinazionale International Security Assistance Force (ISAF) che, dal 2003, è sotto il comando della NATO.

Il Contingente italiano è schierato nelle aree delle città di Kabul ed Herat. Nell’area di Kabul è presente nello staff del Comando dell’operazione, denominato ISAF Joint Command HQ, con del personale dell’Esercito. Nell’area di Herat l’Italia detiene il Comando di un Contingente nazionale interforze presente presso il Regional Command West, che ha la responsabilità anche su quattro Provincial Reconstruction Team (PRT) che operano nella provincia di Herat. L’Italia partecipa anche alla missione di Polizia Eupol AFGHANISTAN sviluppata dall’Unione Europea che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa di Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD).

L’Italia, inoltre, nell’ambito del NATO Training Mission – Afghanistan , è impegnata a Shindand con l’Aeronautica Militare per l’addestramento piloti e specialisti dell’aviazione afgana e ad Herat con Carabinieri e Finanzieri nell’addestramento della Polizia di frontiera, collaborando con il personale USA del Combined Security Transition Command Afghanistan (CSTC-A) per l’addestramento dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP).

News Afghanistan – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi


Missione UNIFIL – Libano

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 425 del 19 marzo 1978, n. 1701 del 11 agosto 2006 e la n. 1832 del 27 agosto 2008.

Unifil_LibanoL’Italia è inserita nella Forza multinazionale denominata UNIFIL che dal 1978 opera lungo il confine tra il Libano ed Israele. Prima della crisi del luglio/agosto 2006 la Forza multinazionale di UNIFIL aveva il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal confine meridionale del Libano e assistere lo stesso Governo a ristabilire la propria autorità nell’area. Dopo la crisi del luglio/agosto 2006, ai precedenti compiti, si sono aggiunti il sostegno alle Forze Armate libanesi nel dispiegamento nel sud del Paese in parallelo al ritiro dell’Esercito israeliano, l’assistenza umanitaria e il controllo di un’area libera da personale armato compresa tra la “Blue Line” ed il fiume Litani.

Su decisione delle Nazioni Unite, dal 28 gennaio 2012, l’Italia ha assunto il comando della missione UNIFIL.

Il Comando della Forza nazionale è a Shama, con mezzi di manovra dislocati a Ma’raka e Shama. L’Italia contribuisce anche con personale di staff operante nel Quartier Generale di Unifil presso Naquoura, con un gruppo squadroni di elicotteri, una unità di cooperazione civile – militare nonché con personale dell’Arma dei Carabinieri per compiti di polizia militare.

News Lebanon – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi

Missione KFOR – Balcani, Kosovo

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1244 del 12 giugno 1999, n. 1551 del 9 luglio 2005 e su richiesta del Presidenza della Repubblica Macedone.

Kfor_KosovoL’Italia partecipa alle missioni internazionali, sia NATO sia UE, per fornire un contributo al processo di sicurezza e stabilizzazione dell’area Balcanica fornendo personale specializzato in vari settori in particolare quello addestrativo, di consulenza, giuridico e di polizia nonché inserito presso gli staff dei Comandi delle varie missioni.

L’Italia opera in Kosovo nelle città di Dakovica e di Belo Polje, sede del Quartier Generale del Comando NATO dell’ operazione Joint Enterprise e nella città di Pristina presso il Comando della missione dell’Unione Europea Eulex Kosovo. In Macedonia opera presso il Comando della NATO presso Skopje. In Bosnia-Herzegovina è presente a Sarajevo, presso il Comando dell’Unione Europea dell’operazione Althea e della missione European Union Police Missione (EUPM) nonché presso il Quartier Generale della NATO per l’operazione Joint Enterprise e in Albania una Delegazione di Esperti opera presso la capitale Tirana.

News Kosovo – Intervista e fotoreportage di Alberto Alpozzi

Missione ATALANTA – Golfo di Aden, Somalia

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1814,1816,1838 e 1846 adottate nel 2008.

Eunavfor_missione-atalantaATALANTA è il nome dell’operazione navale dell’Unione Europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia in sostegno alle Risoluzioni 1814,1816,1838 e 1846 adottate nel 2008 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il suo mandato consiste nel proteggere le navi mercantili che transitano da e per il Mar Rosso ed inoltre svolge attività di scorta alle navi mercantili del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, incaricate di consegnare aiuti alimentari in Somalia.

Le navi dell’Unione Europea operano in una zona che comprende il Golfo di Aden, il Corno d’Africa e l’Oceano Indiano fino alle Isole Seychelles.

News Golfo di Aden – Teaser reportage di Alberto Alpozzi

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L’orfanotrofio di Herat, le fotografie di Alberto Alpozzi e una serata di beneficenza

AFGHANISTAN NEWS – dall’articolo di Alessandro Pino sul blog di Luciana Miocchi

marò_ciro.petronelli_italia-per-afghanistanL’Afghanistan proprio non riesce più a toglierselo dalla testa, il fotoreporter torinese Alberto Alpozzi: ha già trascorso le scorse festività natalizie presso la base militare italiana di Herat – nel sud del paese –  documentando le attività dei soldati che vi sono impegnati (vedi qui l’interrvista televisiva su Quartarete Tv) e conta prossimamente di tornarvi per una serie di altri progetti che ha in mente, visto il positivo riscontro ottenuto anche presso le alte sfere della Difesa. Nel frattempo ha partecipato di recente a una serata di beneficenza in favore dei giovani ospiti dell’orfanotrofio di Herat, tenutasi a Brindisi dove è di stanza il Reggimento San Marco e promossa da un appartenente a quel reparto, il fuciliere di Marina Ciro Patronelli, brindisino anche lui, conosciuto dal fotografo presso la base Camp Arena: «Era uno dei ragazzi  che mi faceva da angelo custode quando mi muovevo in città». alpozzi_brindisiLo  spettacolo, organizzato con la collaborazione di alcune associazioni culturali e il contributo della Provincia di Brindisi, è stato aperto proprio dalla proiezione di fotografie scattate da Alberto ai bambini di Herat (vedi qui il video) ed è proseguito con le performance di ballerini, maghi, comici e di una pittrice che invece della  vernice usava una polvere luccicante, tutti presentati dal conduttore radiofonico Mauro Stiky (guarda su Facebook le foto della serata). «Molti continuano a domandarsi che cazzo ci siamo a fare in Afghanistan; credo sia importante che la gente sappia quanto questi ragazzi che lavorano laggiù vengano colpiti da  situazioni molto distanti dalle nostre  e anche quando tornano credono nel realizzare qualcosa per dare un futuro ad altre persone meno fortunate. Ritengo sia questo il messaggio che deve passare da eventi del genere». Ovviamente in tempi di crisi imperante parecchi preferirebbero si pensasse ai bambini italiani. Risponde Alberto: «Ciro dice che i bambini sono tutti uguali, lui ha conosciuto quella realtà e ne è rimasto colpito; sono d’accordo con lui e poi fare del bene da quando ha una bandiera ?». Giusto.

E allora per non scontentare nessuno ci permettiamo di lanciare noi un’ideada queste righe: una serata anche per i figli di tutte quelle persone che dopo aver perso il lavoro non hanno retto alla prospettiva di un futuro nero e si sono tolte la vita.

Ciro_Brindisi_articolo
Nuovo Quotidiano di Puglia - Brindisi, articolo del 1° Aprile 2012 a pag. 19

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Afghanistan, slightly in focus

AFGHANISTAN NEWS – dall’intervista di Fabio Lepore su FUTURA – Il giornale on-line del Master in giornalismo di Torino

alpozzi-afghanistanDalle cattedre del Poli alle strade polverose dell’Afghanistan. Con la macchina fotografica al collo. Ogni situazione è buona per ottenere lo scatto giusto: quello del reporter a caccia di immagini, nonostante siano lontani i tempi di Robert Capa, è ancora oggi un mestiere che non conosce confini. E richiede passione. La stessa che ha portato il torinese Alberto Alpozzi, classe 1979, a decidere di trascorrere l’ultimo Natale con i soldati italiani in missione a Herat, Ovest dell’Afghanistan.

Perché un’esperienza di questo tipo?
Quello che mi piace della fotografia è il fatto di poter ritrarre situazioni particolari, non comuni. Andare oltre, spingermi oltre a quello che chiunque può vedere. D’altronde, se ci pensi, oggi con le macchine digitali più o meno tutto è alla portata di tutti. Quindi il modo in cui un fotografo può differenziare la qualità e la professionalità del suo lavoro è arrivare in luoghi da documentare dove non tutti sono disposti o hanno la possibilità di andare. Documentare, anche, quello che gli altri vogliono soltanto vedere, ma non vivere. L’idea con cui sono partito per l’Afghanistan era questa. E poi, soprattutto, raccontare un periodo molto particolare, quello del Natale, e cercare di capire come viene vissuto a distanza da migliaia di italiani. Noi pensiamo che sono militari, ma prima di tutto sono ragazzi, uomini. E italiani. Persone che – scelta condivisibile o meno, ma non sta a me entrare nel merito di questo tipo di polemiche – hanno comunque scelto di stare distanti da casa, dalle famiglie, dalle mogli, dalle fidanzate e, molti, dai figli.

Eppure, quando sei partito, stavi lavorando a un altro progetto.
Sì, stavo insegnando, per il secondo anno, al Politecnico. L’anno scorso ho tenuto un corso di fotografia dell’architettura. Quest’anno invece il programma toccava tutto ciò che riguarda la comunicazione attraverso la fotografia. Ma quando sono tornato da Herat ho dedicato una lezione a spiegare come si lavora in un contesto come quello.

reportage_afghanistan_foto_alpozzi (6)Reporter di guerra o…
Di pace, direi, sicuramente. Quella italiana in Afghanistan è una missione di pace, d’altronde. E non mi piacciono i termini altisonanti. Non siamo superuomini. Non sono più gli anni dei fotoreporter alla Capa, che rischiavano davvero la pelle. In Afghanistan ti puoi trovare in situazioni spiacevoli, magari sotto il tiro dei mortai, ma non è paragonabile al lavoro dei fotografi di 40 o 50 anni fa.

Su cosa ti sei concentrato mentre eri lì?
Sull’aspetto umano e sulla “normale” quotidianità dei militari. L’aspetto umano è la prima cosa che conta, soprattutto perché noi italiani siamo davvero “brava gente”. Ed è una caratteristica che ci distingue e ci fa apprezzare all’estero soprattutto in situazioni come quella afghana. Dal mio punto di vista, è stata questa la notizia più importante, che sto cercando di far sapere agli italiani in patria.

marò_ciro.petronelli_italia-per-afghanistanUn ricordo particolare?
Ho stretto rapporti d’amicizia con molti ragazzi. Ma un bellissimo momento è legato a una foto che ho fatto a uno dei Marò all’interno del carcere di Herat. Si è commosso quando ha visto i bambini. Gli sono venuti gli occhi lucidi e mi ha chiesto di scattargli una foto. A Brindisi i suoi amici e colleghi l’hanno stampata e appesa nei negozi. È stata per me una grande soddisfazione. E infatti proprio nel week end sarò a Brindisi perché questo Marò, che si chiama Ciro Petronelli, ha organizzato con l’associazione culturale “Zonno Cacudi Show” un evento di beneficenza intitolato “Italia per l’Afghanistan” e raccoglieranno fondi per i bambini afghani orfani.

Stai già pensando alla prossima volta?
Certo. Un altro aspetto dell’Afghanistan che mi ha affascinato è il suo paesaggio. Viaggiando da una base all’altra con gli elicotteri ti accorgi che esiste un altro punto di vista, che l’Afghanistan non è solo guerra. Mi piacerebbe quindi molto documentare quello che è l’Afghanistan visto dall’alto: vorrei concentrarmi su questo, contestualizzandolo con l’attività dell’Esercito.

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Reportage: Shindand, Afghanistan

AFGHANISTAN NEWS Il Col. Alfonso Cipriano dell’Aeranautica Militare Italiana impegnato nella missione Isaf a Shindand in Afghanistan

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Leggi qui l’articolo “L’uomo che insegna agli afghani come volare”. La storia del colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana che istruisce i futuri piloti dell’Afghan Air Force.

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Foto Reportage – Alpozzi: fotografare il Natale a Herat

alpozzi-foto_afghanistanAFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Alpozzi: fotografare il Natale a Herat” da Il Sito di Torino.it di Alessandro Boffa

Il fotoreporter torinese visita la base di Camp Arena: “Al fronte ho trovato umanità, sentimenti e tanto sacrificio”

Il fotografo torinese Alberto Alpozzi racconta alla redazione de Il Sito di Torino l’esperienza vissuta al fronte. Alpozzi, infatti, ha preso parte per dieci giorni alle operazioni della base militare Camp Arena, a Herat, documentando con la sua macchina fotografica la vita del fronte durante le festività natalizie.

Quanto tempo sei stato in Afghanistan?

Sono stato 10 giorni, dal 19 al 29 dicembre.

Dove sei andato precisamente?

Sono stato ad Herat, presso la base italiana Camp Arena, nell’ovest nell’Afghanistan nella zona di nostra competenza: RC-West (Regional Command West).

Avevi mai fatto “servizi” di questo tipo?

In un teatro operativo è stata la mia prima volta.

Qual è stato il primo pensiero quando hai messo piede sul suolo afghano?

Non ho avuto pensieri particolari. Quando devo documentare situazioni a me sconosciute cerco sempre di partire senza preconcetti e con la mente più libera possibile per cercare di raccontare gli eventi nella maniera più obiettiva possibile.

Qual era il tuo compito all’interno della base italiana? (avevi il compito di riprendere e riportare un messaggio in particolare oppure eri ‘libero’ di fotografare ciò che preferivi)

Innanzitutto non sono stato solo nella base ma tutti i giorni prendevo parte a quelle che erano le varie attività operative del nostro contingente: dalle pattuglie ai trasferimenti, in più ho “visitato” diversi luoghi di intervento come il cantiere del nuovo terminal dell’aeroporto di Herat che è seguito dal PRT di Herat (Provincial Reconstruction Team) su base del 3° Reggimento Bersaglieri della Brigata Sassari con sede a Teulada oppure il carcere femminile anch’esso seguito dal PRT. Io non “avevo compiti”, sono un fotoreporter e come tale ho documentato la missione Isaf in Afghanistan: per alcune testate ho seguito da vicino le festività natalizie, per altre la scuola di polizia all’interno della quale opera un nucleo di Carabinieri e la Task Force “Grifo” della Guardia di Finanza che addestrano la polizia afgana e la polizia di frontiera. Avevo totale libertà di riprendere tutto ciò che mi serviva per documentare al meglio le attività dei nostri militari con la loro collaborazione quotidiana in tutte le situazioni che richiedevo secondo i miei scopi. Io sono un fotografo freelance e non condivido il fare giornalismo secondo il quale si vuole dare un certo tipo di notizia, preconfezionata, e come tale ci si indirizza alla ricerca, spesso viziata, di quegli elementi che avvalorino ciò che si desidera raccontare distorcendo così la realtà; sono partito per l’Afghanistan senza alcuna idea precisa se non quella di documentare ciò che avrei visto per poi poterlo raccontare attraverso le mie immagini.

Qual era il compito delle truppe italiane in Afghanistan?

I nostri militari sono impegnati in Afghanistan nella missione Isaf (International Security Assistance Force) cioè un missione di sicurezza, di ricostruzione e di sviluppo. In tutto questo non dimentichiamo tutti i militari che si occupano di tutte quelle attività necessarie a mandare avanti e a gestire una base con 4 mila persone: dai pasti, alla logistica, alle attività di ufficio, all’infermeria. La base è come una città dove tutto deve funzionare perfettamente e tutto deve essere presente, ognuno ha il suo ruolo e tutti sono ugualment importanti e fondamentali.

I tuoi occhi e quelli della tua macchina fotografica hanno visto una realtà diversa da quella che gli era stata raccontata prima di partire?

Come spesso accade le notizie non corrispondono alla realtà, o meglio: le brutte notizie fanno vendere mentre i sacrifici quotidiani interessano poco agli editori specie se devono accontentare un certo tipo di lettori (ed elettori) che cercano solo conferme alle loro idee e non la conoscenza dei fatti. La realtà quotidiana che ho vissuto in Afghanistan è quella di connazionali che si impegnano con grande dedizione e professionalità in quello che fanno, credendoci e svolgendolo più che al meglio, sempre al massimo. Persone che lavorano anche 24 ore su 24 ore, non per mantenere il loro posto,  e 7 giorni su 7 senza lamentarsi.

Dire e fare: quante differenze tra ciò che in Italia si dice sulla missione in Afghanistan e ciò che, con i tuoi occhi e la tua esperienza, hai visto fare dai nostri soldati?

Dire e fare… Quanto si dice sui giornali della missione? Diversi giornali sia prima, sia durante, sia dopo la mia permanenza ad Herat mi hanno detto che “l’argomento” non interessa e questo l’ho trovato molto triste. Gli stessi giornali che danno spazio a signori nessuno ammalati di divismo che sponsorizzano un modus vivendi basato sull’arrivismo e la fama temporanea che può darti la televisione con tanto di bei soldoni per “premiare” la mediocrità di personaggi che non solo non hanno nessuna capacità ma non sanno nemmeno esprimersi. I giornali in Italia dicono talmente poco, complice la superficialità di comodo di molte persone, che alcuni prima della mia partenza mi hanno domandato se ci andavo in vacanza. In Afghanistan ho trovato degli italiani che con dignità e umiltà svolgono un lavoro difficile con notevoli sacrifici senza clamore. In Italia si dice molto e si fa poco, in Afghanistan gli italiani che vi lavorano fanno molto e dicono poco.

Ho visto lo scatto con i bambini che si nascondono dietro le mura della base: com’è il rapporto tra i soldati italiani e i piccoli afghani?

Il rapporto tra i nostri militari con tutta la popolazione, non solo con i bambini, si basa prima di tutto sul rispetto. Grazie al modo di porsi verso la popolazione, mai dall’alto verso il basso, fa si che il nostro contingente sia molto apprezzato e stimato: quotidianamente vi sono insurgents, gli insorgenti, che si consegnano spontaneamente, deponendo le armi chiedendo di entrare a far parte del programma di reintegrazione; questo è un grande traguardo ed è la dimostrazione lampante di come la nostra missione sia di pace e non di guerra (come molti preferiscono farci credere) perché si ottengono degli ottimi risultati da parte del nostro esercito senza l’utilizzo delle armi ma solamente parlando e confrontandosi con la popolazione, a stretto contatto con la gente, per la strada e nei villaggi, e soprattutto portando aiuti tangibili alla popolazione, come la costruzione dei pozzi nei villaggi, le scuole e mettendo in sicurezza le strade.

E in generale con la popolazione?

Come ho detto prima anche e soprattutto con la popolazione vi è un ottimo rapporto tant’è che molti lavori all”interno della base italiana sono svolti dai local worker, i lavoratori locali, segno tangibile di quanto si stia creando una nuova economia per un paese in difficoltà, così come tutti i progetti che vengono realizzati dal PRT: ben 47 realizzati nel 2011 e 44 in programma per il 2012. I cantieri vengono appaltati a imprese locali con dipendenti afghani creando così posti di lavoro e favorendo la creazione di personale specializzato, con la nostra supervisione per evitare infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, si incentiva lo sviluppo secondo le necessità primarie che vengono discusse e concordate direttamente con i governatori locali.

I militari italiani, dopo la tua esperienza, sono ancora i “mercenari” dipinti da certa parte dell’opinione pubblica o puoi, con la voce dell’esperienza sul campo, smentire questa definizione?

Questa è la classica affermazione tendenziosa e populista di persone che evidentemente svolgono il loro lavoro gratis, di persone che evidentemente non devono pagare le bollette e il mutuo e che ritengono che il lavoro altrui non abbia valore. Sono le stesse persone che plaudono noti comici e showmen pagati milioni di euro e che vanno in solluchero di fronte alla spazzatura televisiva della quale vorrebbero fare parte per guadagnare denaro mettendo in mostra le loro incapacità. Tutti se non erro per vivere cerchiamo di svolgere un mestiere per mantenerci e dare da mangiare ai nostri figli quindi siamo tutti mercenari, dunque mi chiedo quale voglia essere il becero sottinteso nell’affermazione che i militari in missione siano dei mercenari e che lo fanno solo per denaro: dovrebbero forse lavorare gratis? Chi lavora gratis? Ma poi pensiamo ad un qualunque dipendente che viene mandato in trasferta all’estero per la sua azienda: non viene pagato di più? Lo sappiamo che lo stesso dipendente se viene mandato in trasferta in paesi come l’India viene pagato maggiormente del collega che va in trasferta negli Stati Uniti? Dunque i nostri ragazzi in missione all’estero non dovrebbero essere retribuiti di più (senza contare i rischi)? L’opinione così detta pubblica non è l’opinione della gente, ma l’idea che alcuni fanno passare, gli stessi che prendono lauti stipendi e non si preoccupano nemmeno di mantenere calda la poltrona alla quale sono attaccati; medesime affermazioni le ho sentite fare da alcuni dipendenti pubblici (come di fatto lo sono anche i militari) durante una  pausa caffè che è durata 40 minuti, mentre agli sportelli vi erano code interminabili; quindi se erroneamente volessimo anche accettare l’affermazione che i militari sono pagati tanto per andare in missione non è forse più giustificato pagare qualcuno che il suo lavoro lo svolge per davvero piuttosto che mantenere persone che rubano quotidianamente lo stipendio che noi cittadini paghiamo con le nostre tasse?

Qual è stato lo scatto più ‘profondo’ che hai fatto? Cosa rappresentava?

Lo scatto più profondo che ho realizzato credo sia quello che ho fatto ad uno dei ragazzi del Battaglione San Marco della mia scorta all’interno del carcere femminile di Herat che si è commosso davanti ad un bimbo, figlio di una delle detenute. Credo sia molto significativo dell’umanità dei nostri ragazzi e dei sentimenti che portano costantemente con sé.

Ci racconti il Natale passato al fronte?

Dunque il Natale vero e proprio cioè il 25 dicembre l’ho passato insieme ad una pattuglia dei Fucilieri dell’Aria in alcuni villaggi nella zona di Herat. Una pattuglia quotidiana che viene svolta per sicurezza; un lavoro delicatissimo che non si interrompe mai nemmeno nel giorno di Natale, così come tutte le altre attività all’interno e all’estero della base. La vigilia invece, il 24, ho preso parte ad un’altra pattuglia con il 66° Aeromobile di Trieste. Il lavoro è svolto regolarmente anche in tutti quei giorni di festa che in patria invece si fa vacanza (alcune notti io ero ancora impegnato nell’invio di immagini ai giornali e andando negli uffici trovavo sempre qualcuno impegnato). La notte del 24 invece ho preso parte alla Messa celebrata all’interno di un hangar con centinaia di persone. Nei giorni precedenti invece ho documentato la preparazione dei doni, da parte del nostro esercito, per i local worker e i loro figli, poi distribuiti durante una piccola festa organizzata per i bimbi con tanto di spettacolo di magia organizzato da un colonnello dei bersaglieri.

Qual è stato l’ultimo pensiero che hai avuto quanto hai messo il piede sull’aereo che ti riportava a casa?

Il mio ultimo pensiero è stato che 10 giorni non sono sufficienti per documentare l’impegno dei nostri ragazzi e che i miei pochi giorni di impegno in una situazione difficile siano nulla in confronto ai 6 mesi dei nostri militari. Dopo solo 10 giorni si iniziano a sentire la mancanza di molte cose che diamo per scontate, alle quali siano abituati e alle quali non diamo peso. Si imparano ad apprezzare le piccole cose e soprattutto l’importanza di una semplice stretta di mano, di uno sguardo di approvazione e complicità.

Ci torneresti?

Certamente Ho trovato più umanità, gratificazione e rispetto da parte dei ragazzi con i quali ho lavorato in Afghanistan per soli 10 giorni che quella che vi è in Italia con persone e amici che conosco da anni. Ho riscoperto cosa significa amare il proprio lavoro, svolgerlo al meglio e rispettare quello altrui; mi ero scordato cosa fossero l’umanità, la dignità e il rispetto delle persone e soprattutto il valore di un sacrificio e il credere profondamente in quello che si fa che va ben oltre il mero guadagno e il successo personale, spesso a discapito di altri, ho riscoperto il valore del lavoro di squadra e dell’amicizia.

A chi vorresti consigliare la tua esperienza?

La consiglierei a tutte quelle persone che sentenziano e che criticano stando seduti comodamente a casa loro con tutte le loro comodità, la loro bella vita fatta di code nei centri commerciali, di aperitivi e di scioperi che inneggiano a presunti diritti scordandosi i loro doveri, a tutti coloro ai quali non saranno piaciute alcune mie affermazioni e a quelli che si sono impossessati di una ingiustificata superiorità ideologica basata solo su preconcetti costruiti a tavolino e non sui fatti: per parlare di quella che alcuni definiscono guerra dovrebbero prima viverla! Ho personalmente trovato più umanità e sentimenti in una situazione di crisi di quella che vi è tutti i giorni qui a casa… La consiglio a quelli che non credono alle persone che non gli dicono quello che vogliono sentirsi raccontare: vadano a verificare di persona! Io ho rinunciato al mio Natale per farlo.

Grazie ad Alberto Alpozzi (in alto a destra nella foto con la sua macchina fotografica)

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