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Fotografia e Cinema

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

I fotografi e il mondo della fotografia nel cinema. La fotografia e i fotografi nei migliori film cinematografici da vedere dall’inizio del ‘900 fino ai giorni nostri: film sulla e con la fotografia protagonista.

In ordine alfabetico, con le locandine dei film, tutti i trailer e le trame, i film consigliati e i documentari che raccontano il mondo della fotografia, le vite dei fotografi, i fotoreporter di guerra, il mondo della moda e i set pubblicitari. Oltre ai film sui fotografi e film sulla fotografia anche quattro film dedicati al mondo dei video operatori: L’occhio che uccide, L’uomo con la macchina da presa, Professione Reporter e 20 Sigarette, veri cult movie del genere.

Troverete in questo elenco film su fotografi, film ambientati nel mondo della moda, film con fotografi e film sulla fotografia ma non sulla fotografia cinematografica; per intenderci non si parla della direzione della fotografia in film alla Storaro, ma la figura del fotografo interpretata e raccontata al cinema: film e fotografia sul grande schermo.

Leggi anche gli articoli “Nikon e Cinema” e “Leica e Cinema”: una rassegna di film nei quali compaiono le due macchine fotografiche storiche oppure “La Fotografia di moda nel cinema” una panoramica specifica sul mondo della moda nel cinema.

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“[…] per il fotografo il cinema è sempre l’immagine che viene dopo, un modo particolare di definire la progressione, ma anche la differenza tra immagine fissa e in movimento […]” – Henri Cartier-Bresson

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BABA YAGABABA YAGA vedi qui il trailer

Film del 1973 diretto da Corrado Farina con Carroll Baker, George Eastman, Isabelle De Funès, Ely Galleani, Franco Battiato e Michele Mirabella.

Adattamento cinematografico tratto dal fumetto erotico “Valentina” di Crepax. Valentina Rosselli è una fotografa che vive negli anni della contestazione. Andata a fotografare gioielli e antichità nella casa della misteriosa strega Baba Yaga, Valentina riceve in regalo una bambola che a un certo punto si trasforma in una bella ragazza… Politica, erotismo, morte, onirismo, fotografia e sadomasochismo. Personaggio poi ripreso nel 1988 da Demetra Hampton nella serie Tv omonima nella quale la prima puntata è proprio Baba Yaga. Tutta la serie televisiva ruota intorno alle indagini della fotografa Valentina.

before_the_rainBEFORE THE RAINvedi qui il trailer

Film del 1994 diretto da Milcho Manchevski con Katrin Cartlidge, Rade Serbedzija e Grégoire Colin.

Gli eventi balcanici degli anni Novanta. Un fotografo che lavora a Londra torna in Macedonia e viene a conoscere una realtà di conflitto tra due popoli una volta in pace. Una ragazza è ricercata dai familiari di un uomo che lei ha ucciso. Si rifugia in un monastero per poi fuggire con un giovane che sta prendendo i voti. Trittico di storie, “Parole”, “Volti” e “Immagini”, sull’odio interetnico, sul fanatismo fondamentalista, sulla peste della violenza nella guerra che ha dilaniato la ex Jugoslavia. È imperniato su un fotoreporter esule che da Londra torna nel natio villaggio macedone. Girato con uno stile scattante ed energico. Leone d’Oro a Venezia.

Blood_diamondBLOOD DIAMONDvedi qui il trailer

Film del 2006 diretto da Edward Zwick con Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly, Djimon Hounsou, Michael Sheen e Arnold Vosloo

Il film è incentrato su un mercenario che contrabbanda diamanti e un pescatore nativo alla ricerca del figlio, catturato dai guerriglieri del FUR (Fronte Unito Rivoluzionario) che ne fanno un bambino-soldato. Tra i due s’intromette una giornalista USA, amante del rischio. Ciascuno dei tre agisce usando uno degli altri due per il proprio interesse anche se poi nascono l’amicizia e l’amore. Il nocciolo della pellicola è la cinica e interessata indifferenza delle grandi potenze occidentali e del World Diamond Council che spese 12 miliardi di dollari in una campagna pubblicitaria per circoscrivere nel tempo e nello spazio gli affari dei “diamanti insanguinati”

BlowUpBLOW UPvedi qui il trailer

Film del 1966 diretto da Michelangelo Antonioni con David Hemmings, Sarah Miles, Vanessa Redgrave, Jane Birkin, Peter Bowles e The Yardbirds.

Ispirato in parte a “La bava del diavolo” di Julio Cortázar, sceneggiato da Tonino Guerra col regista: “L’idea di Blow-Up mi è venuta leggendo un breve racconto di Julio Cortázar. Non mi interessava tanto la vicenda, quanto il meccanismo delle fotografie. La scartai e ne scrissi una nuova”. Il film racconta la storia di Thomas, uno scontroso fotografo di moda della Swinging London anni sessanta. Un giorno s’imbatte in due amanti in un parco e scatta loro delle foto, ingrandendole (da cui il titolo Blow-Up) pare intravedere le prove di un delitto. Così il protagonista inizia le investigazioni. Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1967.

BORN INTO BROTHELSBORN INTO BROTHELS vedi qui il trailer

Documentario del 2004 di Zana Briski e Ross Kauffman

Racconta la vita di un gruppo di bambini nati nel quartiere a luci rosse di Calcutta, figli di donne obbligate a prostituirsi per sopravvivere . La fotografia come mezzo d’espressione ed emancipazione, è questo quello che la fotografa Zana Briski e il documentarista Ross Kauffman, realizzano attraverso il loro film. La realtà senza speranza trasformata attraverso gli scatti fotografici in un desiderio di rinascita, un disagio filtrato. Le fotografie – frutto del talento degli otto ragazzi – sono la dimostrazione di come la fantasia e la curiosità siano fondamentali per uscire da una condizione di estremo disagio, mentre il lottare quotidiano diventa l’elemento fondamentale per raggiungere la salvezza. Oscar per il miglior Documentario nel 2005.

breaking_newsBREAKING NEWSvedi qui trailer

Film del 2004 diretto Johnnie To con Kelly Chen, Nick Cheung, Richie Ren, Cheung Siu-Fai e Hui Shiu Hung

Dopo una sparatoria in seguito ad una rapina, i rapinatori umiliano la polizia davanti alle telecamere in diretta televisiva.
Per riconquistare i favori del pubblico, l’ispettore Rebecca prepara una campagna mediatica: per dare la caccia ai banditi, ogni poliziotto sarà dotato di una telecamera portatile, e la cabina di montaggio diventerà il centro principale di tutta l’operazione.
Un lungo piano sequenza a scatti apre questo film sul potere dei media e della comunicazione in tempo reale. Ricco di spunti e di interessanti quesiti sul ruolo dei media nella definizione dell’idea che la gente ha della società in cui vive.

CENERENTOLA A PARIGICENERENTOLA A PARIGI – vedi qui il trailer

Film del 1956 diretto da Stanley Donen con Fred Astaire, Audrey Hepburn, Michel Auclair e Kay Thompson.

La rivista di moda Quality è alla ricerca di un nuovo volto, che riesca a far sognare di nuovo le donne americane. Grazie all’intuizione del fotografo di moda Dick Avery (personaggio liberamente ispirato alla figura del fotografo Richard Avedon, le cui foto appaiono in questo film, come foto del personaggio interpretato da Astaire) il nuovo volto viene individuato in Jo Stockton, una timida e intellettuale bibliotecaria, che disprezza la vita mondana ritenendola solo un gioco di falsità. La giovane si lascia comunque convincere dalla energica direttrice della rivista, Maggie e da Dick a partire per Parigi. La fotografia della pellicola ebbe la supervisione del fotografo Richard Avedon, abiti Givenchy e musiche di George e Ira Gershwin.

CITY OF GODCITY OF GODvedi qui il trailer

Film del 2001 diretto da Fernando Meirelles con Alexandre Rodrigues, Matheus Nachtergaele, Seu Jorge, Leandro Firmino da Hora, Alice Braga.

Tratto dall’omonimo romanzo del brasiliano Paulo Lins. Rio de Janeiro, dagli anni ’60 agli ’80. La favela di Cidade de Deus è il palcoscenico delle storie parallele dei tredicenni Buscapé e Dadinh: il primo vorrebbe diventare fotografo, il secondo il più temuto criminale della città. Diviso in 3 capitoli, è un  racconto in cui tutti i personaggi principali uccidono e finiscono uccisi a parte la voce narrante Buscapé, che diventerà fotoreporter. Inquietante il finale in cui i sopravvissuti della banda di Zé Pequeno, tutti bambini, decidono di formare una loro banda e imporsi sul territorio.

closer-movieCLOSERvedi qui il trailer

Film del 2004 diretto da Mike Nichols con Jude Law, Julia Roberts, Clive Owen, Natalie Portman e  Nick Hobbs.

Tratto da una commedia teatrale di Patrick Marber, è la storia, ambientata a Londra, di quattro persone, due uomini e due donne, le cui vite si scontrano generando, volontariamente o casualmente, una sequenza a catena di relazioni, flirt, bugie, tradimenti, gelosie, sesso. Riassumendo: Dan, scrittore frustrato, s’innamora della spogliarellista americana Alice, ma poi la tradisce con la fotografa Anna la quale, a sua volta, inganna il marito dermatologo Larry che si consola con Alice. Romanticismo, materialismo ed egoismo sono sinonimi di piacere e dolore. Belli i ritratti fotografici esposti nella mostra.

d'amore_e_ombraD’AMORE E OMBRAvedi qui il trailer

Film del 1994 diretto da Betty Kaplan con Antonio Banderas, Jennifer Connelly, Stefania Sandrelli, Diego Wallraff e Camilo Gallardo.

Tratto dall’omonimo romanzo di Isabelle Allende. Cile 1975, Irene Beltram, giovane giornalista di una rivista del settore moda, è fidanzata con un capitano dell’esercito. Il loro rapporto entra crisi quando Irene conosce Francisco, un fotografo, segreto oppositore del regime. La rivista affida loro un reportage sulle vicende di Evangelina, una veggente guaritrice, che stanno creando fanatismo al punto da richiedere l’intervento dell’esercito. Proprio i metodi violenti dei militari inducono Francisco ad andare oltre il suo apparente incarico di fotoreporter ed a indagare sui precedenti che possono aver ridotto in tale stato la donna. Sempre più determinata a seguire Francisco nelle indagini, Irene finisce con innamorarsi del collega.

dorian_goldsteinDORIAN vedi qui il trailer

Film del 2001 diretto da Allan A. Goldstein con Malcolm McDowell, Victoria Sanchez, Bronwen Booth, Karen Cliche, Ethan Erickson.

Libera rivisitazione moderna del romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Assistendo a una sessione fotografica pubblicitaria della fotografa Bae, Henry è colpito dalla bellezza di Louis,aspirante fotografo. Henry propone a Louis la carriera da fotomodello spiegandogli l’importanza della giovinezza e della bellezza, il manager raccontandogli la vicenda di Dorian Gray. Da questo momento la vita di Louis, ribattezzato Dorian, sarà contraddistinta solo dalle donne e dal successo professionale, ma ben presto si accorgerà che, mentre lui resta perfetto, una sua foto sta diventando orribile. E’ un film televisivo che usa appropriatamente il mondo delle foto di moda per stabilire un parallelo tra vacuità e bellezza.

DUE OCCHI DIABOLICI - EP. IL GATTO NERODUE OCCHI DIABOLICI – ep. IL GATTO NEROvedi qui trailer

Film del 1990 diretto da Dario Argento con Harvey Keitel, Martin Balsam, Madeleine Potter, Adrienne Barbeau e John Amos.

Secondo episodio del film Due Occhi Diabolici (il primo è di George Romero) che rivisita il capolavoro di Edgar Allan Poe “Il gatto nero”. Racconta la storia del fotografo Roderick Usher  morbosamente attratto da immagini di violenza e morte. È sempre presente sui luoghi di brutali delitti, documentando con dovizia di particolare dettagli di corpi amputati o di cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Il suo ultimo progetto, un libro con immagini atte a sanare l’appetito dei “sadici”, vede coinvolto un gatto nero sottoposto a sevizie documentate in sequenza fotografica. Un horror ricco di immagini disturbanti, diretto con grande senso del macabro.

FEMME FATALEFEMME FATALEvedi qui il trailer

Film del 2002 diretto da Brian De Palma con Antonio Banderas, Peter Coyote, Rebecca Romijn-Stamos e Eriq Ebouaney.

Cannes, red carpet. Una modella bruna sfila vestita solamente di un serpente d’oro  tempestato di diamanti. Laure fingendosi una fotografa entra indisturbata e nei bagni del teatro seduce la modella durante un’incontro lesbico per il serpente d’oro. Non tutto fila liscio come pianificato e Laure abbandona i complici. Dopo varie peripezie la bella ladra finisce in una chiesa nel centro di Parigi, dove viene scambiata per una ragazza scomparsa. Sfruttando l’occasione, Laure decide così di rifarsi una vita. Intanto un fotografo la immortala involontariamente in una foto utilizzata per un collage fotografico. Passa il tempo e si scopre che Laure si è sposata con un diplomatico,  viene inseguita dal paparazzo e dai vecchi complici.

Fotografando_fantasmiFOTOGRAFANDO I FANTASMIvedi qui il trailer

Film del 1997 diretto da Nick Willing con Frances Barber, Ben Kingsley, Toby Stephens, Emily Woof, Hannah Bould, Philip Davis, Miriam Grant, Edward Hardwicke, Rachel Shelley.

Anni ’20, Inghilterra. Un fotografo, già sconvolto dalla morte accidentale della moglie durante il viaggio di nozze, parte per la I Guerra Mondiale durante la quale si dedicherà alla fotografia dei soldati morti in guerra. Alla fine della guerra si stabilisce a Londra e comincia a frequentare spiritisti e medium per cercare di avere un contatto con lo spirito della moglie. Decide così di seguire le tracce di una misteriosa signora che gli ha mostrato le foto della sua bambina in compagnia di una minuscola fata. La storia si dipana fra realtà e fantasia, un po’ macabro.

FUR - Un Ritratto Immaginario Di Diane ArbusFURvedi qui il trailer

Film del 2006 diretto da Steven Shainberg con Nicole Kidman, Robert Downey Jr., Ty Burrell, Harris Yulin e Jane Alexander.

Un ritratto immaginario di Diane Arbus. La solitaria casalinga Diane, moglie del fotografo di moda Allan Arbus, dalla finestra del suo appartamento di New York, viene catturata dalla vista di uno strano e mascherato individuo giù in strada. Si tratta del nuovo e misterioso vicino di casa, Lionel Sweeney, dallo sguardo penetrante che l’affascina, attraverso una maschera garzata che nasconde un volto ricoperto da lunga peluria come tutto il corpo. Diane viene così trascinata fuori dalla sua ordinaria realtà e recandosi quotidianamente nel suo appartamento, inizia un viaggio che la porta a sbloccare i suoi segreti più profondi, risvegliare il suo straordinario genio artistico.

gia_Una donna oltre ogni limiteGIA, UNA VITA OLTRE OGNI LIMITEvedi qui il trailer

Film del 1998 diretto da Michael Cristofer con Angelina Jolie, Elizabeth Mitchell, Eric Michael Cole, Kylie Travis e Louis Giambalvo.

Versione romanzata della vita della top model Gia Marie Carangi, in arte Gia, una delle fotomodelle più in voga tra gli anni Settanta e Ottanta divenuta una star, grazie anche a numerosi servizi fotografici senza veli. Gia è ribelle, anticonformista, entra però nella spirale della cocaina. Inizia una relazione passionale con la truccatrice Linda e cerca di “ripulirsi” frequentando una comunità di recupero. Rrovinò così la sua carriera e la sua vita spegnendosi a soli 26 anni per complicazioni legate all’Aids. La sua vita, l’omossessualità, la droga e i complicati rapporti con la madre. La pellicola vinse due Golden Globe (premiate la Jolie e la Dunaway) e contribuì a lanciare la Jolie.

GLI OCCHI DI LAURA MARSGLI OCCHI DI LAURA MARSvedi qui il trailer

Un film del 1978 diretto da Irvin Kershner con Faye Dunaway, Brad Dourif, Tommy Lee Jones, René Auberjonois

Scritto da John Carpenter, racconta della fotografa newyorkese di grande successo Laura Mars che scopre di avere capacità extrasensoriali: “vede” infatti tutti gli omicidi compiuti da un maniaco. Sembrerebbe una sorta di nemesi, perché le sue fotografie sono piene di violenza e riproducono scene di uccisioni immaginarie, condite con modelle bellissime e feroci, su uno sfondo spesso di guerriglia urbana. Laura, però, non vede chi è l’assassino, bensì le sue vittime, nel momento stesso in cui vengono inseguite e uccise.  A morire sono i suoi collaboratori. La polizia indaga, ma sembra di non venire a capo di nulla. Il tenente John si prende particolarmente a cuore il caso innamorandosi di Laura.

Harrison's FlowerHARRISON S FLOWERvedi qui il trailer

Film del 2001 diretto da Elie Chouraqui con Andie MacDowell, Elias Koteas, Adrien Brody, David Strathairn e Brendan Gleeson.

New York, 1991. Il fotografo Premio Pulitzer Harrison Lloyd è un reporter di guerra del Newsweek con due figli e una stupenda moglie, Sara. La sua passione, quando non è in servizio, sono i fiori. La guerra nell’ex Jugoslavia lo spinge a ripartire. Dovrebbe essere una missione breve, in quella che sembrava ancora un piccola guerra, ma un giorno arriva la notizia della sua morte. Sara invece è convinta che il marito non sia morto. osì decide di partire iniziando un viaggio nell’inferno della guerra. L’accompagna e aiuta Kyle, un collega di Harrison, insieme ad altri fotografi. Raggiungeranno l’ospedale della città affrontando rischi di tutti i tipi e Sara potrà così verificare se la sua sensazione era veritiera.

HIGH ARTHIGH ARTvedi qui il trailer

Film del 1998 diretto da Lisa Cholodenko con Ally Sheedy, Radha Mitchell e Patricia Clarkson.

Syd convive con James, lavora come assistente redattrice nella rivista di fotografica “Frame”.  A causa di una perdita nel soffitto, decide di bussare all’appartamento sovrastante, dove abitano Greta, un’attrice tedesca, e Lucy, una fotografa che anni prima è sparita dalla circolazione senza dare spiegazioni. Colpita dalle fotografie che tappezzano le pareti di casa, Syd parla al suo capo di Lucy. Viene organizzato un incontro, durante il quale a Lucy viene proposto un articolo e la copertina del giornale. Tra le due esploderà un’attrazione artistica e sentimentale che le porterà a riconsiderare la loro vita e i loro sentimenti. È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs del 51º Festival di Cannes.

i ponti di madison countyI PONTI DI MADISON COUNTYvedi qui il trailer

Film del 1995 diretto da Clint Eastwood con Clint Eastwood, Meryl Streep, Annie Corley, Victor Slezak e Jim Haynie.

1965, Robert Kincaid, fotografo del National Geographic, giunge a una vecchia fattoria per chiedere indicazioni sui ponti di Madison County, che egli dovrà fotografare. Conosce così Francesca Johnson, donna di casa e madre di due figli. Complice l’assenza del marito e dei figli i due fanno amicizia e in breve il loro incontro si trasformerà in un’autentica e profonda passione. Ma la loro intensa storia d’amore con il ritorno della famiglia giunge a un bivio: il quarto giorno Robert le chiede di lasciare tutto ed andare via con lui. Posta dinanzi alla scelta di dover lasciare la propria famiglia e una vita scontata con grande tormento, non riesce a slegarsi dalla famiglia e ripiega mestamente sull’esistenza di sempre.

IL CAMERAMANIL CAMERAMANvedi qui il trailer

Film del 1928 diretto da Edward Sedgwick con Buster Keaton, Harold Goodwin e Marceline Day.

E’ il 1° film di Keaton per la MGM. Buster, un giovane fotografo ritrattista, si invaghisce di Sally, una segretaria della Metro-Goldwyn-Mayer. Nel tentativo di impressionare la ragazza decide di diventare un cameraman, scambiando la sua macchina fotografica con una vecchia cinepresa e inizia a fare le riprese usando come soggetto qualsiasi cosa. Tuttavia, a causa della sua inesperienza, le riprese risultano sovraesposte e Buster diviene lo zimbello degli studi MGM. Considerato uno dei grandi capolavori di Keaton, una “summa Keatoniana” un “film testamento”, nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

il-fiume_del_grande_caimanoIL FIUME DEL GRANDE CAIMANO vedi qui il trailer

Film del 1979 diretto da Sergio Martino con Barbara Bach, Mel Ferrer, Claudio Cassinelli, Richard Johnson e Clara Colosimo.

Nella foresta tropicale dello Sri Lankfa, l’affarista Joshua ha costruito sulla riva di un fiume un albergo per ricchi, il Paradise House. Daniel, un fotografo, è lì per un servizio pubblicitario. I Kuma, una tribù pacifica, collaborano in armonia alla conduzione dell’albergo. Il fotografo si invaghisce di Alice, la direttrice, ma la magica atmosfera da Fantasy Island è spezzata, quando un gigantesco e mostruoso caimano comincia a mietere vittime. I Kuma ritengono che il coccodrillo sia il loro dio Kruna, spirito del male, risvegliato dall’arrivo dei bianchi. Plot abbastanza scontato e sceneggiatura al limite del trash.

imago-mortisIMAGO MORTISvedi qui il trailer

Film del 2008 diretto da Stefano Bessoni con Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Leticia Dolera, Geraldine Chaplin e Alex Angulo.

Nella seconda metà del XVII secolo lo scienziato Girolamo Fumagalli inventò il thanatografo, uno strumento con cui fotografare la permanenza retinica della morte nell’occhio del cadavere (ispirato ai reali esperimenti anatomici effettuati dallo studioso Athanasius Kircher), idea già ripresa da Dario Argento in “4 mosche di velluto grigio”. Nella scuola di cinema Murnau Bruno sta affrontando le prove di fine anno tra un’esercitazione fotografica e l’altra comincia ad avere delle allucinazioni: vede un un ragazzo insanguinato che sembra volerlo guidare alla scoperta di qualcosa. Bruno farà delle sconcertanti e sanguinose scoperte all’interno dell’istituto.

LA DOLCE VITALA DOLCE VITAvedi qui il trailer

Film del 1960 diretto da Federico Fellini con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Alain Cuny.

Marcello Rubini è un giornalista romano che si occupa di servizi scandalistici scortato da un paparazzo, ma coltiva l’ambizione di diventare scrittore.; cinico e disincantato, è protagonista di sette episodi che narrano la «dolce vita» della Roma a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta. Staziona ogni sera di fronte ai locali di via Vittorio Veneto in cerca di qualche pettegolezzo o foto sensazionale di personaggi del mondo dello spettacolo, di ricchi borghesi o di nobili in cerca di eccessi. In una Roma rifigurata attraverso le pagine dei rotocalchi, la frenesia del divismo e il razionalismo dell’urbanizzazione, fanno muovere il personaggio di Marcello creando la figura di un viveur tragico e insoddisfatto.

LA FIDELITE'LA FIDELITE’ vedi qui trailer

Film del 2000 diretto da Andrzej Zulawski con Pascal Greggory, Magali Noël, Guillaume Canet, Sophie Marceau e Michel Subor.

Ispirato al romanzo La principessa di Clèves di Madame de La Fayette. Lucien Macroi, il re della stampa scandalistica, assume Clélia, una fotografa di fama, per dare nuovo lustro alla sua rivista. Le mire dell’uomo però vanno ben oltre, ma Clélia rifiuta le sue avances. Invece decide di sposare per stima e ammirazione (ma non per amore) uno degli editori che lavorano per Macroi, Clèves, follemente innamorato di lei. Allo stesso tempo però incontra un vecchio amore, Nemo, un foto-reporter specializzato in reportages-choc: tra i due nasce una forte passione. La protagonista però finirà per perdere il controllo della situazione, finendo nel pericoloso vortice della passione.

LA FINESTRA SUL CORTILELA FINESTRA SUL CORTILEvedi qui trailer

Film del 1954 diretto da Alfred Hitchcock con Raymond Burr, Thelma Ritter, Wendell Corey, James Stewart e Grace Kelly.

Al fotoreporter L.B. Jefferies manca solo un’ultima settimana di convivenza con un’ingessatura alla gamba prima di poter tornare ai reportage d’assalto. Jefferies passa il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento a scrutare le abitudini dei vicini di casa. Fra questi, c’è una coppia di sposi novelli, una giovane e graziosa ballerina, un pianista tormentato, una coppia di coniugi, una donna affranta dalla solitudine e, soprattutto, un tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della moglie malata. Quando questa improvvisamente scompare, Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i comportamenti dell’uomo, convinto che in quell’appartamento sia avvenuto un omicidio.

la macchina ammazzacattivi:fascettaLA MACCHINA AMMAZZACATTIVIvedi qui il trailer

Film del 1952 diretto da Roberto Rossellini con Giacomo Furia, Marilyn Buferd, William Tubbs, Giovanni Amato e Joe Falletta.

Il fotografo di un piccolo paese del centro Italia, Celestino, incontra uno strano personaggio che lo dota di un potere sovrannaturale: attraverso la sua macchina fotografica può decidere la vita e la morte delle persone ritratte. Convinto di essere portatore della volontà di sant’Andrea, Celestino inizia lo sterminio di tutti i cattivi del paese, in nome del bene. Tuttavia, ben presto capirà che il confine tra bene e male è molto sottile. Girato a Maiori (Salerno) nel ’48, tra difficoltà e interruzioni (uscì soltanto quattro anni dopo), difficilmente catalogabile, in bilico tra tragico e grottesco, serio e faceto, frammentario eppure coerente.

le_foto_di_gioiaLE FOTO DI GIOIAvedi qui il trailer

Film del 1987 diretto da Lamberto Bava con Serena Grandi, Capucine, Sabrina Salerno e Daria Nicolodi.

Thriller erotico d’exploitation conosciuto anche col titolo “Delirium”. Gioia è una ex fotomodella che ha ereditato la rivista per soli uomini “Pussycat”. Un giorno Kim, la protagonista di un servizio fotografico realizzato nella sua lussuosa villa, viene uccisa con un forcone. Il giorno seguente Gioia riceve una foto: il cadavere di Kim con dietro una sua gigantografia. Successivamente Gioia trova anche un’altra sua foto nel cimitero. I titoli iniziali del film sono costituiti da una sequenza molto generosa di foto in topless di Serena Grandi, segue poi una prima scena con tre donne nude all’interno di una piscina durante un set fotografico.

L'OCCHIO CHE UCCIDEL’OCCHIO CHE UCCIDEvedi qui il trailer

Film del 1960 diretto da Michael Powell con Anna Massey, Karlheinz Böhm, Moira Shearer e Maxime Audley.

Mark Lewis è un operatore cinematografico che sogna di diventare regista e che per arrotondare lo stipendio realizza foto osé. Suo padre era un noto scienziato interessato alle reazioni alla paura nell’infanzia. Per i suoi studi utilizzò suo figlio come cavia stimolandolo continuamente ad avere reazioni di paura e riprendendolo giorno e notte con una macchina da presa. Mark, ossessionato quindi dall’idea di filmare l’infilmabile filma e uccide, per poi rivedere il tutto: l’espressione che le persone assumono prima di morire sapendo di morire. E’ uno dei film più complessi e intelligenti mai prodotti sul rapporto tra il cinema e la realtà, esplora il tema del desiderio della visione come fine ultimo.

L'UOMO CON LA MACCHINA DA PRESAL’UOMO CON LA MACCHINA DA PRESAvedi qui il trailer

Film del 1929 diretto da Dziga Vertov con Mikhail Kaufman.

Questo film-documentario è il monumento del cinema costruttivista sovietico, un vorticoso mosaico sull’utopia dell’uomo-macchina e di un mondo nuovo. La giornata, dall’alba al tramonto, di un cineoperatore che riprende per lo più scene di vita quotidiana per le strade di Odessa, e che ci mostra anche la sua arditezza alla ricerca di inquadrature a sensazione, sopra, sotto o a fianco di treni in corsa. Il film si apre con il totale di una sala cinematografica che da vuota si riempie in un attimo. La stessa sala si rivedrà in chiusura del film dopo una sequenza nella quale la macchina da presa ha cominciato a muoversi da sola sul treppiedi, senza operatore, e prima di vedere la facciata del Teatro Bolshoi frantumarsi grazie ad un effetto ottico.

model-wisemanMODELvedi qui il trailer

Documentario in bianco e nero del 1980 diretto da Frederick Wiseman.

Il patinato mondo della moda e della pubblicità accuratamente sezionato da Wiseman in un documentario dal taglio freddo e impassibile che indaga su un’agenzia di fotomodelle nwyorkese vista nelle sue varie attività. Wiseman segue le giovani modelle a “open calls”, casting e provini per editoriali, sfilate e cataloghi. La sintesi è chiara: l’uso e abuso del corpo come commercio che serve per accumulare denaro nelle mani di pochi; le modelle, sfruttate fisicamente, diventano corpi morti, manichini inanimati; la pubblicità indirizza le menti della massa. Esemplare tutta la seconda parte, estenuante versione di un backstage televisivo.

NOVEMBER_frammenti di un delittoNOVEMBERvedi qui il trailer

Film del 2004 diretto da Greg Harrison con Courtney Cox, James Legros, Michael Ealy e Nora Dunn

Frammenti di un delitto. Una sosta per uno spuntino notturno. Ma mentre la fotografa Sophie Jacobs resta in macchina ad aspettare, il fi danzato Hugh viene ucciso da un ladro. Il senso di colpa non darà tregua alla giovane che cercherà di superare l’angoscia per la perdita del fidanzato, tuffandosi nel suo lavoro di insegnante di fotografia e col sostegno psicologico di un terapeuta e con quello morale della madre. Un giorno, misteriosamente, dal proiettore esce un’immagine inquietante: un’auto che somiglia alla sua, davanti a un negozio d’angolo, la notte della sparatoria… Presentato al Sundance premiato per la fotografia in HD.

occhi_dalle_stelleOCCHI DALLE STELLEvedi qui il trailer

Film del 1978 diretto da Mario Gariazzo con Robert Hoffman, Martin Balsam, Nathalie Delon, Sergio Rossi e Giovanni Cianfriglia.

Il fotografo Peter Collins scopre sviluppando alcune foto scattate in un bosco ad una modella, la presenza di extraterrestri. Tornato sul posto per indagare (ricordando un pò Blow-Up) viene inghiottito da un disco volante. La stessa sorte tocca poco dopo alla modella. Venuto in possesso dei negativi di Peter, il giornalista Tony Harris con l’aiuto dell’ufologo Perry Coleman cerca di imbastire un servizio sensazionale. Mentre gli extraterrestri eliminano testimoni e prove della loro esistenza, il “gruppo del silenzio” – un’organizzazione segreta che ha il compito di mettere a tacere tutto quello che riguarda gli ufo – tenta di impedire ai due di continuare a interessarsi al caso.

OCCHIO INDISCRETOOCCHIO INDISCRETOvedi qui il trailer

Film del 1992 diretto da Howard Franklin con Barbara Hershey, Stanley Tucci e Joe Pesci.

New York, 1941. Leon “Bernzy” Bernstein, fotoreporter di cronaca nera, si fa coinvolgere, per amore di una donna, nella guerra tra bande della malavita italoamericana. E’ un film nel quale si intrecciano molti temi: la riflessione sulla morte violenta, i rapporti tra fotografia e cinema, la caducità del lavoro umile del fotoreporter che, però, tende al riscatto dell’arte e la meditazione sul versante in ombra della vita. Modellato su Arthur Fellig, più noto come Weegee (1899-68), ebreo austriaco che attraverso le fotografie fece scoprire agli americani la dimensione inconscia della loro città, dunque della civiltà industriale.

ONE HOUR PHOTOONE HOUR PHOTOvedi qui il trailer

Film del 2002 diretto Mark Romanek con Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Eriq La Salle e Lee Garlington.

Sy Parrish è il tecnico di laboratorio di sviluppo e stampa fotografica in uno stand di un centro commerciale. La sua vita si svolge sotto le luci al neon e quando torna a casa è completamente solo. Sente così la necessità di eleggersi una famiglia ideale: gli Yorkin. Di loro, clienti affezionati, conosce tutti i momenti immortalati nella varie fasi della vita. Si sente addirittura lo zio del loro bambino. Ma qualcosa incrina l’idilliaco e immaginario rapporto. La sua ossessione viene disvelata progressivamente grazie a una recitazione implosa in cui tutte le pulsioni represse sembrano pronte ad esplodere… Ottima l’interpretazione di Williams.

PALERMO SHOOTINGPALERMO SHOOTINGvedi qui il trailer

Film del 2008 diretto da Wim Wenders con Andreas Frege “Campino”, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Olivia Asiedu-Poku e Letizia Battaglia.

Finn un fotografo il cui lavoro è molto apprezzato in campo internazionale, è un uomo costantemente in azione. Il suo cellulare è sempre in funzione, dorme pochissimo (e quando dorme ha incubi) e suo lettore mp3 è sempre in funzione. Una sera, mentre si trova alla guida della sua auto, vede, come si suol dire, la morte in faccia rischiando un incidente dalle conseguenze letali. Da quel momento la sua vita cambia. Abbandona la Germania e si reca a Palermo con l’alibi di un servizio fotografico con Milla Jovovich ma in realtà vuole azzerare la propria esistenza per ripartire da capo.

PeckerPECKERvedi qui il trailer

Film del 1998 diretto da John Waters con Edward Furlong, Christina Ricci, Lili Taylor.

Pecker è un 18enne di Baltimora con due doti: la simpatia e il talento di fare fotografie vive, scattandole a caso. I suoi soggetti preferiti sono la sua famiglia e i suoi amici, il suo stile invece non è propriamente “tecnico”.Un gallerista di New York lo scopre e lo lancia. Nonostante le sue foto siano sgrante, sfocate e spesso sovraesposte, questa caratteristica è proprio quello che piace ai newyorkesi. Il successo gli fa perdere il tocco, la fidanzata, le persone care. Troverà la strada per la rivincita. Il regista John Waters riesce, ancora una volta, a non deludere il pubblico presentando un ritratto intelligente e profondo della cultura americana.

PRETTY BABYPRETTY BABYvedi qui il trailer

Film del 1978 diretto da Louis Malle. Con Susan Sarandon, Brooke Shields, Keith Carradine e Frances Faye.

Negli anni ’10 a Storyville, quartiere malfamato di New Orleans (Louisiana) la 12enne Violet, figlia di prostituta, cresce in un bordello. La piccola, abituata a vagare nello squallido ambiente, non possiede una coscienza morale e tende a imitare gli atteggiamenti della madre e delle sue “colleghe”. Diventata pubere, la sua verginità viene messa all’asta. Le si fa amico un fotografo francese che ama ritrarre le prostitute e che dalle stesse viene soprannominato “papà” che poi la sposa. Film che uscitò scandalo per l’argomento: la prostituzione infantile e l’uso dei bambini nella pornografia, diffusi da sempre, erano diventati di moda negli anni ’70.

Professione ReporterPROFESSIONE REPORTERvedi qui il trailer

Film del 1975 diretto Michelangelo Antonioni con Jack Nicholson, Maria Schneider, Ian Hendry, Jenny Runacre e Angel Del Pozo.

Inviato nell’Africa settentrionale per un servizio sulla guerriglia, David Locke, giornalista televisivo angloamericano, ormai sazio e annoiato dalla vita, scopre un giorno l’opportunità di ricominciare tutto daccapo: assume i documenti e l’identità di un certo David Robertson, morto d’infarto in un hotel del Sahara. Il defunto era però un trafficante d’armi che riforniva il movimento di ribellione a un dittatorello africano. È come se, fra tutte le vite, sorteggiasse una vita qualunque, lasciandosi sedurre dall’avventura di esistere in un altro modo, pur intuendo e poi sapendo che questa seduzione porta soltanto a uno scacco o alla morte.

SALVADORSALVADORvedi qui il trailer

Film del 1986 diretto da Oliver Stone con James Belushi, James Woods, John Savage e Michael Murphy.

Fotoreporter quarantenne fallito lascia San Francisco per il Salvador, tirandosi dietro un amico. Entra in contatto con la guerriglia: violenza, guerriglia e morte sono all’ordine del giorno, incontra un temerario collega. La destra è armata da Reagan. Mentre rischia di continuo la vita, Richard s’innamora di Maria, giovane donna con bambini. La situazione precipita dopo l’assassinio dell’arcivescovo Romero. Ispirato a un personaggio reale, forte, serrato, coinvolgente, è il più aspro tra i film americani sul Terzo Mondo, quello che denuncia con maggior vigore le complicità di Washington con i regimi militari nell’America Centrale.

smoke_locandinaSMOKEvedi qui il trailer

Film del 1995 diretto da Wayne Wang e Paul Auster con Harvey Keitel, William Hurt, Forest Whitaker e Ashley Judd.

Smoke non racconta una storia, ma sviluppa situazioni il cui epicentro è una  tabaccheria. È un film molto parlato, con personaggi normali ed eccentrici insieme. Hurt è uno scrittore che ha perso la giovane moglie, Keitel un tabaccaio di Brooklyn. Nella sua tabaccheria passa il mondo. Mentre Hurt dà asilo a un giovane nero in cerca del padre, Harvey affronta una drogata che forse è sua figlia. Keitel ha riempito decine di album della stessa fotografia. Da oltre dieci anni, alle otto del mattino, nella stessa posizione, fotografa l’incrocio davanti al suo negozio, col caldo e col freddo. Casualmente viene inquadrata anche la moglie dello scrittore.

Sotto il vestito nienteSOTTO IL VESTITO NIENTEvedi qui il trailer

Film del 1985 diretto da Carlo Vanzina con Donald Pleasence, Tom Shanley, Renée Simonsen, Cyrus Elias e Hal Yamanouchi.

Bob è un ranger che lavora negli Sati Uniti, la sorella gemella Jessica è una fotomodella che lavora in Italia nel bel mondo patinato delle sfilate e degli stilisti. Un giorno Jessica viene uccisa. Bon si precipita quindi in Italia per scoprire il colpevole. La caccia all’assasino diventa a sua volta una lotta per sopravvivere anche perché non sarà l’unica ad essere uccisa. Romanzo scandalo di Marco Parma nell’84 avrebbe dovuto costituire per Michelangelo Antonioni l’occasione per rivisitare un mondo a cui si era già avvicinato con Blow Up. La produzione però rinuncia ben presto alla firma del Maestro per affidare il progetto a Carlo Vanzina.

Sotto il vestito niente 2SOTTO IL VESTITO NIENTE 2vedi qui il trailer

Film del 1988 diretto da Dario Piana con Florence Guérin, François-Eric Gendron, Gioia Maria Scola, François Marthouret e Randi Ingerman.

Milano. Sfilata di biancheria intima… realizzazione  di uno spot pubblicitario. Una modella viene stuprata da un riccone durante un’orgia a casa sua, con la complicità di alcune colleghe, muore successivamente in circostanze misteriose. Una serie di altri efferati delitti colpirà i protagonisti di quella folle notte di sesso finché, dopo un ulteriore colpo di scena, il misterioso assassino verrà smascherato. Giallo in stile videoclip che non ha nulla a che fare col precedente. Fotografia patinata con fondali  lucenti da video-clip, sangue a fiumi, porte cigolanti e qualche castigato nudo.

SOTTO TIROSOTTO TIROvedi qui il trailer

Film del 1983 diretto da Roger Spottiswoode con Gene Hackman, Nick Nolte, Joanna Cassidy, Ed Harris e Jean-Louis Trintignant.

Nel 1979 tre statunitensi: un celebre e cinico fotoreporter e una coppia di giornalisti, sono in Nicaragua quando Anastasio Somoza, continuatore di una feroce dittatura militare che durava dal 1936, è detronizzato dalla rivoluzione sandinista. insieme affronteranno l’inferno della guerriglia. In reazione all’uccisione del’amico giornalista, il fotoreporter trucca una fotografia per far apparire ancora vivo Rafael, giovane capo della guerriglia sandinista. A un certo punto il fotografo è costretto a fare una scelta di campo e lascia la macchina fotografica per imbracciare il fucile, pur considerando colpevoli tutte le parti impegnate nella guerra.

The Bang Bang ClubTHE BANG BANG CLUBvedi qui il trailer

Film del 2010 diretto da Steven Silver con Taylor Kitsch, Ryan Phillippe, Frank Rautenbach e Neels Van Jaarsveld.

Sud Africa, anni 90. La storia vera di quattro giovani fotografi di guerra legati dall’amicizia e con lo scopo di raccontare la verità attraverso le immagini. Rischiano la propria vita per raccontare il mondo della violenza durante le prime elezioni libere del post-apartheid in Sud Africa. Un film che esplora le emozioni, i pericoli e i problemi morali legati all’esporre la verità. Basato sul libro di Marinovich e Silva, il Bang Bang Club racconta le loro relazioni con lo stress, le tensioni e dilemmi morali di lavorare in situazioni di estrema violenza, dolore e sofferenza, del loro coraggio per essere stati sempre in azione anche sotto il sibilo delle pallottole, per l’appunto “bang bang”.

Standard Operating Procedure_Errol MorrisSTANDARD OPERATING PROCEDUREvedi qui il trailer

Documentario del 2008 diretto da Errol Morris.

Un viaggio oltre le sbarre di Abu-Ghraib per far luce su ciò che accadde davvero nella ‘prigione degli orrori’, attraverso un reportage fotografico, numerosi filmati inediti e interviste esclusive ad alcuni militari coinvolti nello scandalo. A distanza di quasi 4 anni dai fatti (e dopo due anni di ricerche e di interviste) il documentarista Errol Morris ci propone l’incontro con i protagonisti di quegli avvenimenti che lascia parlare utilizzando inquadrature simili per ognuno di loro. Tutti i giornali del mondo pubblicarono le foto delle torture e delle umiliazioni subite dai detenuti, foto diventate ormai celeberrime. Morris fa partire il suo discorso da quelle foto, chiedendo ai diretti interessati di narrare cosa successe.

triageTRIAGE vedi qui trailer

Film del 2009 diretto da Danis Tanovic con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee, Kelly Reilly e Jamie Sives.

Mark e David sono due fotoreporter di guerra impegnati nei luoghi degli scontri fra iracheni e curdi sul finire degli anni Ottanta. Amici di lungo corso, hanno un approccio molto differente alla vita e al modo di concepire un’istantanea: David ricerca la bellezza delle forme anche nelle zone più martoriate, mentre Mark cattura ogni atrocità senza altro filtro che quello dell’obbiettivo della sua fotocamera. Quando il conflitto comincia a intensificarsi e il popolo curdo si prepara all’offensiva, David decide di tornare a Dublino, dove lo aspetta la moglie prossima a partorire, mentre Mark vorrebbe documentare il proseguire dello scontro da vicino.

troppo-per-vivere_poco-per-morireTROPPO PER VIVERE… POCO PER MORIREvedi qui trailer

Film del 1967 diretto da Michele Lupo con Sydney Chaplin, Daniela Bianchi, Stefania Careddu, Claudio Brook e Jess Hahn.

Durante una sfilata di modelle a Londra viene rubata un’intera collezione di gioielli. Uno dei ladri è deciso ad impadronirsi della refurtiva, viene bloccato da alcuni uomini della banda e colpito a morte ma, prima di morire, riesce a consegnare una chiave ad un giornalista, mormorandogli alcune misteriose cifre. Il giornalista, inizia le sue indagini personali. Un’indossatrice che ha partecipato alla sfilata riuscirà a rubare una preziosa chiave e ad aprire una cassetta di sicurezza dove troverà anche un apparecchio fotografico. Interessanti scene della swinging London degli anni 60 su svariati set fotografici dell’epoca e un interessante locale per fotoamatori.

Un_anno_vissuto_pericolosamenteUN ANNO VISSUTO PERICOLASAMENTEvedi qui il trailer

Film del 1982 diretto da Peter Weir con Sigourney Weaver, Linda Hunt, Mel Gibson, Michael Murphy e Bill Kerr.

Nel 1965 un giornalista australiano arriva a Giakarta in Indonesia nei giorni del colpo di Stato anticomunista e ha una storia d’amore con un’impiegata dell’ambasciata britannica di cui è paraninfo un fotoreporter di sangue misto. S’impegna per cercare di capire a fondo la realtà del paese, tra corruzione e miseria. Quando scopre che sta per giungere una nave carica di armi destinata ai ribelli, tace la notizia per non nuocere alla loro causa. Curiosa mistura di avventure esotiche e dramma politico. Le convenzioni hollywoodiane vi convivono con un sincero interesse per i problemi del Terzo Mondo asiatico. Linda Hunt vinse l’Oscar come attrice non protagonista.

urla_del_silenzioURLA DEL SILENZIO vedi qui il trailer

Film del 1984 diretto da Roland Joffé con Sam Waterston, Julian Sands, John Malkovich, Haing S. Ngor, Craig T. Nelson.

La storia dell’amicizia tra un giornalista americano e uno cambogiano dopo l’evacuazione americana del 1975: con l’arrivo dei Khmer rossi, il cambogiano salva la vita dell’amico, ma poi scompare nell’inferno dei campi di lavoro e di sterminio. Interamente girato in Thailandia, è coraggioso, anticonformista e crudele per certi aspetti, soprattutto nella 1ª parte. Le responsabilità del governo USA di Nixon nella catastrofe non sono taciute. Tratto dal best-seller del giornalista del “New York Times” Sidney Schenberg (Waterston), corrispondente da Phnom Penh in quel periodo. Vincitore di tre premi Oscar.

20_sigarette20 SIGARETTEvedi qui il trailer

Film del 2010 diretto da Aureliano Amadei con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Ross e Alberto Basaluzzo.

Film tratto dal romanzo Venti sigarette a Nassirya scritto dallo stesso Amadei con Francesco Trento. Racconta la vicenda autobiografica dello scrittore-regista, coinvolto nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nasiriyya. Aureliano è un giovane ragazzo che sogna il cinema. In attesa della vera occasione, si diletta facendo il filmmaker finché il regista Stefano Rolla lo coivolge nella realizzazione di un film ambientato in Iraq. All’indomani del suo arrivo in Iraq, dopo aver fumato appena un pacchetto di sigarette, si trova vittima dell’attentato terroristico  a Nasiriya.

War-Photographer_Christian-FreiWAR PHOTOGRAPHERvedi qui il trailer

Documentario del 2001 diretto da Christian Frei su James Nachtwey.

James Nachtwey non è un nome noto al grande pubblico ma chi si interessa di fotogiornalismo sa che si tratta di uno dei più importanti fotoreporter di guerra tuttora in circolazione, una vera e propria leggenda vivente. Fotoreporter profondamente segnato dalle immagini della guerra nel Vietnam e del movimento per i Diritti Civili. Nel documentario si alternano inquadrature da microcamera montata direttamente sulla macchina fotgrafica di Nachtwey a riprese più ampie e descrittive. Si tratta di un piccolo capolavoro che Frei realizzò seguendo il fotografo sul campo per quasi due anni, ricevendo diversi premi e nomination nell’ambito di manifestazioni internazionali sul fotogiornalismo.

We were soldiersWE WERE SOLDIERSvedi il trailer

Film del 2002 diretto da  Randall Wallace con Mel Gibson, Madeleine Stowe, Greg Kinnear, Chris Klein e Sam Elliott.

Film sul Vietnam tratto dal libro “We Were Soldiers Once … And Young” scritto dal col. Hal Moore e del fotoreporter Joseph Galloway, presenti entrambi nel 1965 durante la battaglia di La Drang, durata tre giorni,  che vide impegnato il 1º Battaglione del 7º Reggimento Cavalleria, 1ª Divisione Cavalleria (Aeromobile) con 395 uomini (ma con supporto di artiglieria pesante e aeronautica) e l’esercito popolare vietnamita con 2000. Il ruolo di narratore, oltre che di protagonista in alcune fasi, è svolto proprio dal fotoreporter Joe Galloway il quale decide di capire e spiegare la guerra del Vietnam vivendola in prima persona come inviato di guerra.

Le trame dei film sono estrapolate parzialmente da Mymovie.it e Wikipedia.

Guarda qui i paparazzi nel video musicale SLAVE TO LOVE di Brian Ferry del 1985.

Di prossima pubblicazione su questa pagina:

– Fotografia Italiana – 5 film 5 grandi fotografi di Giampiero D’Angeli (vedi qui il trailer). Cinque film documentari dedicati ai fotografi italiani i più noti a livello internazionale: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana, Mimmo Jodice e Ferdinando Scianna.

– I film Sballati d’amore di Nigel Cole del 2005 (vedi qui il trailer) e Favole di Charles Sturridge del 1997 (vedi qui il trailer).

RINGRAZIAMENTI

Paolo S. per avermi suggerito “Before the Rain”

Gianluca D.F. per avermi suggerito “Standard Operating Procedure” e “Urla del Silenzio” e per avermi ricordato “We Were Soldiers”

Marco P. per avermi suggerito “Il Fiume del Grande Caimano” e “Occhi dalle Stelle” e per avermi ricordato “Sotto il Vestito Niente”


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L’Euro Fighter Typhoon nei cieli di Torino

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di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

TORINO 16 Marzo – Ieri pomeriggio voli a bassa quota su Torino del caccia militare multiruolo EFA – Euro Fighter Typhoon – per nuovi test sul velivolo.

La notizia è subito rimbalzata su tutti i social network come Twitter e Facebook (articolo su Però Torino). Eurofighter su Torino

Oggi pomeriggio, se le condizioni meteo lo permetteranno, nuovi test dopo pranzo dall’aeroporto di Torino Caselle, sede dell’Alenia Aeronautica, per testare il nuovo sistema ILS “Instrumental Landing system” cioè il sistema di atterraggio assistito: in pratica fornisce al pilota il “sentiero” di atterraggio, utilissimo in condizioni di scarsa visibilità. (anche su Però Torino)

efa_4L’Eurofighter Typhoon, è un velivolo multiruolo (Swing Role) con ruolo primario di caccia da superiorità aerea e intercettore, caccia di quarta generazione e mezza, bimotore a getto con ala a delta ed alette canard. È stato progettato e costruito da un consorzio di nazioni europee, comprendente anche l’Italia. I primi velivoli di questo tipo sono entrati in servizio, nell’Aeronautica Militare, presso la base aerea di Grosseto, tra le file del 4º Stormo caccia.

AGGIORNAMENTO – ore 15.30: Attualmente è in volo sopra Cuneo, a breve il rientro all’aeroporto di Caselle.

Clicca qui per vedere la galleria del Reparto Sperimentale volo dell’Aeronautica Militare Italiana.

Vedi anche la gallery fotografica delle FRECCE TRICOLORI a Torino nel 2011 per la Festa dell’Aeronautica.

Qui anche su Famiglia Cristiana la gallery “Il cielo sopra Torino”

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Beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan”

AFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Una serata per i bambini afghani” di Maristella De Michele – BrindisiReport.it

Il marò Ciro Patronelli nel carcere femminile di Herat. Foto Alberto Alpozzi
Il marò Ciro Patronelli nel carcere femminile di Herat. Foto Alberto Alpozzi

BRINDISI L’associazione culturale “Zonno Cacudi Show” presenta una serata di beneficenza l’1 aprile prossimo: “L’Italia per l’Afghanistan”. L’evento si terrà presso il contenitore culturale 0831 – advertising space di Brindisi in via Appia, con inizio spettacolo alle 20. Tutto il ricavato sarà devoluto agli orfanotrofi dell’Afghanistan.

Una serata dedicata ai bambini orfani dell’Afghanistan. Una serata di musica e spettacolo per mamme, papà e piccini. Un piccolo gesto d’amore per regalare un sorriso ad un bambino che combatte ogni giorno con la guerra. Promotore della serata del primo aprile è Ciro Patronelli, marò brindisino del Reggimento San Marco il quale è tornato da circa un mese dalla missione ad Herat dove ha toccato con mano la difficoltà nel vivere e soprattutto ha scoperto che con davvero poco si riesce a donare un momento di felicità ai piccoli orfani.

Al suo rientro in Italia, insieme alla collaborazione di Zonno Cacudi Show, 0831, Afi Accademia fotografica italiana, l’associazione culturale Eliana Mangione, Aria ti Mari, Danza in disordine e con il contributo della Provincia di Brindisi, ha organizzato la serata di beneficenza “L’Italia per l’Afghanistan” il prossimo primo aprile.

L’evento di domenica 1° Aprile prossimo inizierà alle ore 20 nel contenitore dell’ex Cinema Eden di via Appia.

L’Italia per l’Afghanistan – 1° Aprile - Brindisi
L’Italia per l’Afghanistan – 1° Aprile - Brindisi

Diversi gli artisti che si alterneranno durante la serata. Dal coro di bambini in collaborazione con Eliana Mangione che sfileranno con le bandiere con i colori italiani e afghani, inoltre, la serata sarà caratterizzata, da un reportage fotografico a cura di Alberto Alpozzi, fotoreporter torinese (leggi intervista “In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia”) in Afghanistan (vedi il reportage fotografico). Una parte dell’evento sarà anche dedicata all’Airpainting con Angela Dima glitter paiting – creazione live su tela – e diversi break di danza curati dalla scuola “Danza in disordine”.

Un momento sarà anche dedicato alla musica popolare come la pizzica con i ballerini più rinomati di Puglia. L’intrattenimento per i bambini e no solo sarà affidato all’illusionismo e alla magia con Robertino Magic Show. Il presentatore della serata sarà Mauro Stiky ,  showman e speaker radiofonico. “L’Italia per l’Afghanistan” è un progetto fortemente voluto dagli organizzatori e promotori. L’ingresso alla serata è su prevendita ed il costo del biglietto è di 10 euro. Il ricavato sarà devoluto ai bambini orfani dell’Afghanistan. Per maggiori informazioni e prevendite telefonare ai numeri 347/6564474 oppure 333/3474135 o 349/2445166.

Clicca qui per l’evento ITALIA PER L’AFGHANISTAN su Facebook

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29 Marzo 2012: Afghanistan e iniziative di solidarietà

dal blog di Luce Tommasi e Imman Sabbah – RaiNews

Missioni in Afghanistan e solidarieta’ con la popolazione locale, a cominciare dai bambini. Come abbiamo visto negli ultimi giorni, i militari italiani in missione ad Herat continuano ad essere esposti ai rischi di attentati. L’ultima vittima e’ il sergente Michele Silvestri, ucciso sabato scorso in un attacco alla base italiana in Gulistan, in cui sono rimasti feriti altri cinque soldati. Ma nonostante le difficili situazioni in cui operano, i nostri militari continuano a lavorare anche per aiutare la popolazione afghana con iniziative di solidarieta’. In studio con Luce Tommasi e Josephine Alessio, Ciro Patronelli, maro’ del Reggimento San Marco della Marina Militare e presidente dell’Associazione culturale “Zonno Cacudi Show”. In collegamento da Herat, interviene il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del Contingente Italiano. Partecipa a Diritti anche Carlotta Ricci, che segue per Rainews le missioni militari all’estero. CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA

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Afghanistan: Morti tre militari italiani in un incidente nei pressi di Shindand

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VTLM Lince del 66° Reggimento Aeromobile Trieste durante una pattuglia

AFGHANISTAN NEWS – News Release – Regional Command West,20 Febbraio 2012

Grave incidente in Afghanistan – Deceduti 3 militari italiani

Questa mattina a circa 20 Km a sud-ovest di Shindand, un VTLM Lince del Contingente italiano è rimasto coinvolto in un incidente nel corso del quale tre militari hanno perso la vita. Il mezzo appartenente alla Task Force Center (vedi foto) con base a Shindand, era impegnato in un’attività tesa a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse, quando nell’attraversare un corso d’acqua, si è ribaltato intrappolando, al suo interno,  tre dei militari dell’equipaggio che sono successivamente deceduti.

Sono in corso tutte le attività possibili per informare le famiglie dei militari.


Aggiornamenti sul grave incidente in Afghanistan di questa mattina

Nell’incidente di questa mattina, in cui sono deceduti tre militari italiani, si sono rese necessarie cure mediche per il quarto militare a bordo del VTLM Lince, ribaltatosi mentre svolgeva una attività tesa a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse.

Il militare, ricoverato presso l’Ospedale Militare (ROLE2) di Shindand per ipotermia, è cosciente e non è in pericolo di vita.


Del 66° Reggimento Aeromobile “Trieste” i militari deceduti in Afghanistan

I militari deceduti questa mattina sono il Caporal Maggiore Capo Francesco CURRO’, nato il 27 febbraio 1979 a Messina, il 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo MESSINEO, nato il 23 maggio 1983 a Palermo, e il 1° Caporal Maggiore Luca VALENTE, nato l’8 gennaio 1984 a Gagliano del Capo (LE).

Inoltre, il militare sottoposto a cure ha avvisato personalmente i propri familiari. I militari coinvolti sono in forza al 66° Reggimento Aeromobile “Trieste” di Forlì (vedi foto).

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, a nome delle Forze Armate e suo personale, esprime ai familiari il profondo cordoglio per la morte dei propri cari. Il Generale Abrate ha inoltre manifestato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, il proprio dolore e il sentimento di vicinanza alla Forza Armata per il lutto che l’ha colpita.


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Da sinistra il 1° Caporal Maggiore MESSINEO Francesco Paolo, il 1° Caporal Maggiore VALENTE Luca e il Caporal Maggiore Capo CURRO' Francesco

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Cordoglio del Presidente della Repubblica:

Partecipazione e cordoglio per la morte in un incidente di tre militari italiani in Afghanistan
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del grave incidente in cui hanno oggi perso la vita tre militari italiani, impegnati nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese.

Cordoglio del Presidente del Senato:

Militari morti in Afghanistan, il Presidente Schifani: “Profondo dolore”
Appresa la notizia del tragico incidente stradale avvenuto in Afghanistan, dove purtroppo hanno perso la vita tre militari italiani, il Presidente del Senato, Renato Schifani, esprime il più profondo dolore e sincero cordoglio alle famiglie dei soldati e la più sentita solidarietà alle Forze Armate, anche a nome dell’Assemblea di Palazzo Madama.

Cordoglio del Presidente del Presidente della Camera:

Afghanistan, cordoglio Fini per soldati vittime incidente
Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha inviato il seguente messaggio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Biagio Abrate:
“Ho appreso con sgomento la notizia del tragico incidente avvenuto nei pressi di Shindand in Afghanistan, costato la vita a tre militari italiani, e nel quale un quarto nostro soldato è rimasto ferito.
A nome mio e della Camera dei deputati, La prego di voler far pervenire alle famiglie delle vittime il più intenso cordoglio, e al militare ferito i più fervidi auguri di pronta guarigione.”

Cordoglio del Presidente del Presidente del Consiglio:

Incidente Afghanistan, cordoglio del Presidente del Consiglio
Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha appreso con dolore il grave incidente in Afghanistan nel quale hanno perso la vita tre militari italiani ed esprime il suo cordoglio alle famiglie, partecipando con commozione al loro lutto.

Cordoglio del Ministro della Difesa:

MINISTRO DI PAOLA: CORDOGLIO PER MILITARI DECEDUTI IN AFGHANISTAN
Il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, appresa la notizia del grave incidente avvenuto oggi in Afghanistan, dove hanno perso la vita tre soldati in forza al 66° reggimento aeromobile “Trieste” di Forlì, ed un quarto soldato è rimasto ferito, ha inviato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Claudio Graziano, il seguente telegramma:
“La notizia del tragico incidente avvenuto questa mattina in Afghanistan, nel quale hanno perso la vita il Caporal Maggiore Capo Francesco Currò, il 1° Caporal Maggiore Luca Valente e il 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo Messineo, mi ha profondamente colpito.
In questa tristissima circostanza, voglia accogliere i sentimenti di sincero cordoglio delle Forze Armate e la mia sentita personale partecipazione al gravissimo lutto che ha colpito l’Esercito.
Voglia, inoltre, far pervenire al militare rimasto ferito nella circostanza gli auguri di pronta e completa guarigione ed alla sua famiglia le espressioni della mia particolare vicinanza”.
Il Ministro Di Paola ha, inoltre, inviato alle famiglie dei soldati deceduti il seguente telegramma:
“In questo dolorosissimo momento partecipo con profonda commozione, unitamente a tutto il personale delle Forze Armate, alla perdita del vostro congiunto, generosamente impegnato in una missione di grande valore umanitario.
Il suo ricordo rimarrà per sempre nella memoria di chi crede nella pace e nella solidarietà fra i popoli.
Vogliate accogliere l’espressione delle più sentite condoglianze”.

Cordoglio del Capo di Stato Maggiore della Difesa:

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa esprime il suo cordoglio per la morte dei militari italiani

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, a nome delle Forze Armate e suo personale, esprime ai familiari il profondo cordoglio per la morte dei propri cari. Il Generale Abrate ha inoltre manifestato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, il proprio dolore e il sentimento di vicinanza alla Forza Armata per il lutto che l’ha colpita.

Cordoglio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito:

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, e la Forza Armata tutta esprimono il più profondo cordoglio ai familiari del Caporal Maggiore Capo Francesco Currò, del 1° Caporal Maggiore Luca Valente e del 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo Messineo, deceduti oggi nell’adempimento del dovere in Afghanistan.

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Reportage – L’uomo che insegna agli afghani come volare

AFGHANISTAN NEWS – REPORTAGE su Però Torino n. 56 – 27/01/2012 pagG.42-45 – Foto Alberto Alpozzi

Intervista al Col. Alfonso Cipriano dell’Aeranautica Militare Italiana impegnato nella missione Isaf a Shindand in Afghanistan e al Cap. Nicola Gatto dell’Esercito Italiano in missione presso l’OMLT di Herat – RC West.

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Foto Reportage – Alpozzi: fotografare il Natale a Herat

alpozzi-foto_afghanistanAFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Alpozzi: fotografare il Natale a Herat” da Il Sito di Torino.it di Alessandro Boffa

Il fotoreporter torinese visita la base di Camp Arena: “Al fronte ho trovato umanità, sentimenti e tanto sacrificio”

Il fotografo torinese Alberto Alpozzi racconta alla redazione de Il Sito di Torino l’esperienza vissuta al fronte. Alpozzi, infatti, ha preso parte per dieci giorni alle operazioni della base militare Camp Arena, a Herat, documentando con la sua macchina fotografica la vita del fronte durante le festività natalizie.

Quanto tempo sei stato in Afghanistan?

Sono stato 10 giorni, dal 19 al 29 dicembre.

Dove sei andato precisamente?

Sono stato ad Herat, presso la base italiana Camp Arena, nell’ovest nell’Afghanistan nella zona di nostra competenza: RC-West (Regional Command West).

Avevi mai fatto “servizi” di questo tipo?

In un teatro operativo è stata la mia prima volta.

Qual è stato il primo pensiero quando hai messo piede sul suolo afghano?

Non ho avuto pensieri particolari. Quando devo documentare situazioni a me sconosciute cerco sempre di partire senza preconcetti e con la mente più libera possibile per cercare di raccontare gli eventi nella maniera più obiettiva possibile.

Qual era il tuo compito all’interno della base italiana? (avevi il compito di riprendere e riportare un messaggio in particolare oppure eri ‘libero’ di fotografare ciò che preferivi)

Innanzitutto non sono stato solo nella base ma tutti i giorni prendevo parte a quelle che erano le varie attività operative del nostro contingente: dalle pattuglie ai trasferimenti, in più ho “visitato” diversi luoghi di intervento come il cantiere del nuovo terminal dell’aeroporto di Herat che è seguito dal PRT di Herat (Provincial Reconstruction Team) su base del 3° Reggimento Bersaglieri della Brigata Sassari con sede a Teulada oppure il carcere femminile anch’esso seguito dal PRT. Io non “avevo compiti”, sono un fotoreporter e come tale ho documentato la missione Isaf in Afghanistan: per alcune testate ho seguito da vicino le festività natalizie, per altre la scuola di polizia all’interno della quale opera un nucleo di Carabinieri e la Task Force “Grifo” della Guardia di Finanza che addestrano la polizia afgana e la polizia di frontiera. Avevo totale libertà di riprendere tutto ciò che mi serviva per documentare al meglio le attività dei nostri militari con la loro collaborazione quotidiana in tutte le situazioni che richiedevo secondo i miei scopi. Io sono un fotografo freelance e non condivido il fare giornalismo secondo il quale si vuole dare un certo tipo di notizia, preconfezionata, e come tale ci si indirizza alla ricerca, spesso viziata, di quegli elementi che avvalorino ciò che si desidera raccontare distorcendo così la realtà; sono partito per l’Afghanistan senza alcuna idea precisa se non quella di documentare ciò che avrei visto per poi poterlo raccontare attraverso le mie immagini.

Qual era il compito delle truppe italiane in Afghanistan?

I nostri militari sono impegnati in Afghanistan nella missione Isaf (International Security Assistance Force) cioè un missione di sicurezza, di ricostruzione e di sviluppo. In tutto questo non dimentichiamo tutti i militari che si occupano di tutte quelle attività necessarie a mandare avanti e a gestire una base con 4 mila persone: dai pasti, alla logistica, alle attività di ufficio, all’infermeria. La base è come una città dove tutto deve funzionare perfettamente e tutto deve essere presente, ognuno ha il suo ruolo e tutti sono ugualment importanti e fondamentali.

I tuoi occhi e quelli della tua macchina fotografica hanno visto una realtà diversa da quella che gli era stata raccontata prima di partire?

Come spesso accade le notizie non corrispondono alla realtà, o meglio: le brutte notizie fanno vendere mentre i sacrifici quotidiani interessano poco agli editori specie se devono accontentare un certo tipo di lettori (ed elettori) che cercano solo conferme alle loro idee e non la conoscenza dei fatti. La realtà quotidiana che ho vissuto in Afghanistan è quella di connazionali che si impegnano con grande dedizione e professionalità in quello che fanno, credendoci e svolgendolo più che al meglio, sempre al massimo. Persone che lavorano anche 24 ore su 24 ore, non per mantenere il loro posto,  e 7 giorni su 7 senza lamentarsi.

Dire e fare: quante differenze tra ciò che in Italia si dice sulla missione in Afghanistan e ciò che, con i tuoi occhi e la tua esperienza, hai visto fare dai nostri soldati?

Dire e fare… Quanto si dice sui giornali della missione? Diversi giornali sia prima, sia durante, sia dopo la mia permanenza ad Herat mi hanno detto che “l’argomento” non interessa e questo l’ho trovato molto triste. Gli stessi giornali che danno spazio a signori nessuno ammalati di divismo che sponsorizzano un modus vivendi basato sull’arrivismo e la fama temporanea che può darti la televisione con tanto di bei soldoni per “premiare” la mediocrità di personaggi che non solo non hanno nessuna capacità ma non sanno nemmeno esprimersi. I giornali in Italia dicono talmente poco, complice la superficialità di comodo di molte persone, che alcuni prima della mia partenza mi hanno domandato se ci andavo in vacanza. In Afghanistan ho trovato degli italiani che con dignità e umiltà svolgono un lavoro difficile con notevoli sacrifici senza clamore. In Italia si dice molto e si fa poco, in Afghanistan gli italiani che vi lavorano fanno molto e dicono poco.

Ho visto lo scatto con i bambini che si nascondono dietro le mura della base: com’è il rapporto tra i soldati italiani e i piccoli afghani?

Il rapporto tra i nostri militari con tutta la popolazione, non solo con i bambini, si basa prima di tutto sul rispetto. Grazie al modo di porsi verso la popolazione, mai dall’alto verso il basso, fa si che il nostro contingente sia molto apprezzato e stimato: quotidianamente vi sono insurgents, gli insorgenti, che si consegnano spontaneamente, deponendo le armi chiedendo di entrare a far parte del programma di reintegrazione; questo è un grande traguardo ed è la dimostrazione lampante di come la nostra missione sia di pace e non di guerra (come molti preferiscono farci credere) perché si ottengono degli ottimi risultati da parte del nostro esercito senza l’utilizzo delle armi ma solamente parlando e confrontandosi con la popolazione, a stretto contatto con la gente, per la strada e nei villaggi, e soprattutto portando aiuti tangibili alla popolazione, come la costruzione dei pozzi nei villaggi, le scuole e mettendo in sicurezza le strade.

E in generale con la popolazione?

Come ho detto prima anche e soprattutto con la popolazione vi è un ottimo rapporto tant’è che molti lavori all”interno della base italiana sono svolti dai local worker, i lavoratori locali, segno tangibile di quanto si stia creando una nuova economia per un paese in difficoltà, così come tutti i progetti che vengono realizzati dal PRT: ben 47 realizzati nel 2011 e 44 in programma per il 2012. I cantieri vengono appaltati a imprese locali con dipendenti afghani creando così posti di lavoro e favorendo la creazione di personale specializzato, con la nostra supervisione per evitare infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, si incentiva lo sviluppo secondo le necessità primarie che vengono discusse e concordate direttamente con i governatori locali.

I militari italiani, dopo la tua esperienza, sono ancora i “mercenari” dipinti da certa parte dell’opinione pubblica o puoi, con la voce dell’esperienza sul campo, smentire questa definizione?

Questa è la classica affermazione tendenziosa e populista di persone che evidentemente svolgono il loro lavoro gratis, di persone che evidentemente non devono pagare le bollette e il mutuo e che ritengono che il lavoro altrui non abbia valore. Sono le stesse persone che plaudono noti comici e showmen pagati milioni di euro e che vanno in solluchero di fronte alla spazzatura televisiva della quale vorrebbero fare parte per guadagnare denaro mettendo in mostra le loro incapacità. Tutti se non erro per vivere cerchiamo di svolgere un mestiere per mantenerci e dare da mangiare ai nostri figli quindi siamo tutti mercenari, dunque mi chiedo quale voglia essere il becero sottinteso nell’affermazione che i militari in missione siano dei mercenari e che lo fanno solo per denaro: dovrebbero forse lavorare gratis? Chi lavora gratis? Ma poi pensiamo ad un qualunque dipendente che viene mandato in trasferta all’estero per la sua azienda: non viene pagato di più? Lo sappiamo che lo stesso dipendente se viene mandato in trasferta in paesi come l’India viene pagato maggiormente del collega che va in trasferta negli Stati Uniti? Dunque i nostri ragazzi in missione all’estero non dovrebbero essere retribuiti di più (senza contare i rischi)? L’opinione così detta pubblica non è l’opinione della gente, ma l’idea che alcuni fanno passare, gli stessi che prendono lauti stipendi e non si preoccupano nemmeno di mantenere calda la poltrona alla quale sono attaccati; medesime affermazioni le ho sentite fare da alcuni dipendenti pubblici (come di fatto lo sono anche i militari) durante una  pausa caffè che è durata 40 minuti, mentre agli sportelli vi erano code interminabili; quindi se erroneamente volessimo anche accettare l’affermazione che i militari sono pagati tanto per andare in missione non è forse più giustificato pagare qualcuno che il suo lavoro lo svolge per davvero piuttosto che mantenere persone che rubano quotidianamente lo stipendio che noi cittadini paghiamo con le nostre tasse?

Qual è stato lo scatto più ‘profondo’ che hai fatto? Cosa rappresentava?

Lo scatto più profondo che ho realizzato credo sia quello che ho fatto ad uno dei ragazzi del Battaglione San Marco della mia scorta all’interno del carcere femminile di Herat che si è commosso davanti ad un bimbo, figlio di una delle detenute. Credo sia molto significativo dell’umanità dei nostri ragazzi e dei sentimenti che portano costantemente con sé.

Ci racconti il Natale passato al fronte?

Dunque il Natale vero e proprio cioè il 25 dicembre l’ho passato insieme ad una pattuglia dei Fucilieri dell’Aria in alcuni villaggi nella zona di Herat. Una pattuglia quotidiana che viene svolta per sicurezza; un lavoro delicatissimo che non si interrompe mai nemmeno nel giorno di Natale, così come tutte le altre attività all’interno e all’estero della base. La vigilia invece, il 24, ho preso parte ad un’altra pattuglia con il 66° Aeromobile di Trieste. Il lavoro è svolto regolarmente anche in tutti quei giorni di festa che in patria invece si fa vacanza (alcune notti io ero ancora impegnato nell’invio di immagini ai giornali e andando negli uffici trovavo sempre qualcuno impegnato). La notte del 24 invece ho preso parte alla Messa celebrata all’interno di un hangar con centinaia di persone. Nei giorni precedenti invece ho documentato la preparazione dei doni, da parte del nostro esercito, per i local worker e i loro figli, poi distribuiti durante una piccola festa organizzata per i bimbi con tanto di spettacolo di magia organizzato da un colonnello dei bersaglieri.

Qual è stato l’ultimo pensiero che hai avuto quanto hai messo il piede sull’aereo che ti riportava a casa?

Il mio ultimo pensiero è stato che 10 giorni non sono sufficienti per documentare l’impegno dei nostri ragazzi e che i miei pochi giorni di impegno in una situazione difficile siano nulla in confronto ai 6 mesi dei nostri militari. Dopo solo 10 giorni si iniziano a sentire la mancanza di molte cose che diamo per scontate, alle quali siano abituati e alle quali non diamo peso. Si imparano ad apprezzare le piccole cose e soprattutto l’importanza di una semplice stretta di mano, di uno sguardo di approvazione e complicità.

Ci torneresti?

Certamente Ho trovato più umanità, gratificazione e rispetto da parte dei ragazzi con i quali ho lavorato in Afghanistan per soli 10 giorni che quella che vi è in Italia con persone e amici che conosco da anni. Ho riscoperto cosa significa amare il proprio lavoro, svolgerlo al meglio e rispettare quello altrui; mi ero scordato cosa fossero l’umanità, la dignità e il rispetto delle persone e soprattutto il valore di un sacrificio e il credere profondamente in quello che si fa che va ben oltre il mero guadagno e il successo personale, spesso a discapito di altri, ho riscoperto il valore del lavoro di squadra e dell’amicizia.

A chi vorresti consigliare la tua esperienza?

La consiglierei a tutte quelle persone che sentenziano e che criticano stando seduti comodamente a casa loro con tutte le loro comodità, la loro bella vita fatta di code nei centri commerciali, di aperitivi e di scioperi che inneggiano a presunti diritti scordandosi i loro doveri, a tutti coloro ai quali non saranno piaciute alcune mie affermazioni e a quelli che si sono impossessati di una ingiustificata superiorità ideologica basata solo su preconcetti costruiti a tavolino e non sui fatti: per parlare di quella che alcuni definiscono guerra dovrebbero prima viverla! Ho personalmente trovato più umanità e sentimenti in una situazione di crisi di quella che vi è tutti i giorni qui a casa… La consiglio a quelli che non credono alle persone che non gli dicono quello che vogliono sentirsi raccontare: vadano a verificare di persona! Io ho rinunciato al mio Natale per farlo.

Grazie ad Alberto Alpozzi (in alto a destra nella foto con la sua macchina fotografica)

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Reportage – Natale a Herat, tra i marò

afghansitan_alpozzi_san-marcoAFGHANISTAN NEWS – dall’articolo “Natale a Herat, tra i marò” su BrindisiReport.it di Maristella De Michele

HERAT“Fare del bene non ha colore politico né bandiera”: esordisce così Alberto Alpozzi, il fotoreporter torinese che nel mese di dicembre 2011 è stato in Afghanistan, nella zona di Herat, affidata al comando della Brigata Sassari dell’Esercito , dove ha avuto modo “di conoscere e condividere delle esperienze con i ragazzi del Reggimento San Marco”, della Marina Militare,di stanza a Brindisi, che sono lì in missione di pace. Alcuni di loro termineranno tra qualche settimana l’impegno operativo con l’Isaf  e faranno rientro a casa nei primi giorni di febbraio 2012.

Occhi spalancati, paura ma anche tanti sorrisi. Queste le emozioni percepite e vissute in pieno da chi su quella terra afghana ci ha messo piede, come Alberto Alpozzi, un fotoreporter di Torino che dal 19 al 29 dicembre scorso è stato nella città di Herat. “E’ stata la mia prima missione – racconta  Alpozzi – e soprattutto averla concentrata in un periodo così particolare dell’anno l’ha resa ancor più emozionante. Ci ritornerò, o almeno lo spero, perché solo così, grazie anche all’affetto dei militari che oramai sono amici, la missione diventa davvero un momento di vita indimenticabile, dove si riesce a toccar con mano l’essenzialità della vita stessa”.

Tanta la violenza che domina lo scenario di questa fase di una guerra ormai trentennale, ma ci sono anche tanto coraggio e umanità da  parte di chi è là per mantenere quanto più possibile una situazione di pace. “Il mio lavoro – racconta il fotoreporter – a differenza di quello quotidiano fatto dai militari, è raccontare attraverso la fotografia, attraverso un obiettivo, ciò che realmente si vive in Afghanistan, in una città distrutta dalla guerra dove donne, uomini e bambini che si danno sostegno a vicenda, quotidianamente, per sopravvivere al meglio e magari anche con un sorriso”.

La foto allegata, è stata scattata proprio da Alberto Alpozzi, durante una visita presso il carcere femminile di Herat e ritrae un marò del San Marco, Ciro Patronelli,  brindisino, in missione di pace dal settembre scorso – e un bambino di circa due anni, figlio di una detenuta afghana. Basta guardare gli occhi di entrambi i soggetti della foto, per percepire le emozioni di entrambi i soggetti.

“La vera beneficienza, il vero aiuto, il più concreto – racconta ancora Alberto Alpozzi – è il lavoro che fanno i militari in missione in Afghanistan. Le armi non sono oggetti per far paura alla popolazione (già assai spaventata per la guerra) ma sono solo un monito per i gli autori di azioni criminali, affinché credano che ci sia qualcuno che ha paura di loro, e poi servono anche per difendersi ovviamente, perché tanto le insidie come le bombe, te le ritrovi ovunque”.

Purtroppo il pericolo, il terrore sono in ogni angolo di Herat, come in tutto il territorio afghano. Ci sono anche bande di criminali comuni che vivono per i traffici di droga e armi, la cui vendita concede loro la sicurezza e il potere di dire “qui è territorio mio e qui comando io”. I militari italiani, fortunatamente, dalla gente normale vengono visti come gli eroi della situazione, come gli eroi che effettivamente sono pronti ogni giorno a difenderli ed aiutarli a risanare una terra, ormai, distrutta. Il carcere femminile, ad esempio, come anche tante altre strutture nuove ad Herat –l’ospedale e le scuole – sono frutto dei fondi stanziati dalla Difesa e dalla Cooperazione, ma la costruzione è stata fatta dalle imprese locali, proprio per dare la possibilità di risollevare una piccola parte dell’economia del Paese.

“Una delle cose fondamentali dei nostri militari è il loro comportamento – racconta ancora il fotoreporter –, il saper rispettare la cultura di un Paese che li ospita è un elemento chiave della gente per non credere che loro sono lì per interessi. Purtroppo a volte, o forse spesso, ciò che fa notizia è la morte, quando invece dovrebbe essere questo messaggio concreto di chi è lì a portare i sorrisi a diventare la notizia principale”.

Basta, a fine giornata, una pacca sulla spalla per andare a dormire serenamente, la soddisfazione di poter dire che anche oggi non c’è stato nessun morto ma che invece si è stati capaci di mantenere un clima di sicurezza e fiducia. Certamente è questa la parte migliore dell’Italia rappresentata in questi scenari tragici dai suoi militari in missione di peace-keeping.

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Reportage – Un fotoreporter torinese in Afghanistan

afghansitan_herat_alpozziAFGHANISTAN NEWS

dall’articolo “Un fotoreporter torinese in Afghanistan” di Graziella Porro

Natale per noi ormai è andato,dopo la befana anche gli ultimi addobbi sono stati rimossi e le festività sono ormai un ricordo lontano,sembra passata un’eternità da un Natale definito il più triste degli ultimi anni per via della crisi. Pochi acquisti,pochi regali,poche cene fra amici e soprattutto pochi cenoni di Capodanno,i comuni hanno risparmiato anche sui botti con la scusa della sicurezza,e i morti e i feriti ci son stati lo stesso e tutti si sono lamentati. Eppure c’è chi avrebbe fatto carte false per poter passare le feste vicino alla famiglia seppur in modo  così minimale. Sono i militari italiani in Afghanistan che il fotoreporter Alberto Alpozzi giovane torinese e avventuroso professionista ha incontrato durante il suo viaggio di Natale in zone dove normalmente non si va per svernare.

<Uno dei ricordi più dolci e tristi allo stesso tempo che mi rimane – dice Alpozzi – è quello di un giovane tenente che stava addobbando un albero insieme ad una soldatessa,a cui ho chiesto di fare uno scatto natalizio. Non ha voluto il giovane militare e con uno sguardo tristissimo mi ha detto “sa non vorrei che mia moglie vedesse per caso questa foto e si rattristasse perchè non sono a casa a fare l’albero con lei>.

Storie che sembrano tratte da un film romantico e strappalacrime e che di lacrime sicuramente ne portano tante con se, figli,fratelli,mariti,padri che non hanno potuto passare neppure un minuto con la famiglia perchè sono così lontani per una missione di pace che, si hanno scelto loro,pagati profumatamente come dicono gli italiani più drastici,ma che potrebbe anche non dar loro la possibilità di tornare,pensano i piu’ teneri fra coloro che continuano a giudicare questa missione davanti alla tv e senza conoscenza.

<Sono pagati molto? – risponde Alpozzi con un tono piuttosto infastidito – perchè invece di giudicare col solito cervello imbottito dai media non proviamo per un attimo soltanto a ragionare su quanto potrebbe guadagnare una persona inviata all’estero da una grande azienda,a quanto mi risulta prenderebbe due stipendi,uno in patria e uno in loco,lavorerebbe otto ore massimo 10 al giorno e avrebbe a disposizione un appartamento o una comoda stanza d’hotel  e farebbe sicuramente una vita decorosa e magari anche divertente,quale cifra puo’ pagare 15/20 ore consecutive di lavoro lontano da casa,in situazioni pericolose e disagiate col rischio di non vedere mai piu’ la propria famiglia?>.

Il giovane reporter sembra infastidito da queste illazioni che spesso si sentono sulla nostra missione di pace e racconta di aver trovato là una parte d’Italia che qui non esiste più,forti legami d’amicizia,grande senso di squadra e massima solidarietà,serietà e impegno e nel cuore solo la famiglia.

<Molti sono giovanissimi e qualcuno ha già figli di pochi mesi che non sta vedendo crescere se non su Facebook.>.

Quale è la sensazione più forte che ha avvertito arrivato sul posto?

L’amicizia fra loro,un legame molto forte,un sentimento che non vedevo sotto quella luce da tempo.Anche verso di me,quei ragazzi dopo poco tempo che stavo con loro mi sembrava di averli sempre conosciuti,molto di più di certi amici che conosco da anni.Anche ora che sono tornato il legame con loro non si è affievolito come succede quando passi tempo con gente che ti piace e poi ti riprometti di rincontrare ma non mantieni  e ti nascondi dietro scuse di mancanza di tempo o altro.Noi ci sentiamo su facebook o su altri social network e chiacchieriamo di tutto e di niente,è davvero straordinario.>

E la sensazione più negativa?

Sapere che dentro di loro soffrono soprattutto per la lontananza da casa,ho la sensazione che loro sappiano quanto valgono i rapporti umani molto più di molti di noi che avendoli a portata di mano li diamo per scontati.>

Pensa che abbiano paura? l’ha avvertita?

>Sono Soldati addestrati ma sono anche esseri umani.>

Che cos’è che l’ha stupita di più?

la differenza fra i rapporti gerarchici che c’è rispetto all’ambiente di una normale caserma.Un colonnello mi ha risposto..”Vede noi siamo quì per lavorare,tutti,e le stellette contano fino ad un certo punto.Se devo dare una mano a scaricare un camion il mio grado non conta,lo faccio anche io come gli altri.>

<Io non ho fatto il militare – continua Alpozzi – ma penso che sia davvvero una cosa molto importante questa.>

Si sentono eroi?

<No non ci sono eroi,ma solo ragazzi,uomini normali che hanno fatto una scelta perchè ci credono e la portano avanti con professionalità e senso del dovere.>

Ha mai avuto paura durante il suo viaggio?

<No,mai e credo che questa sensazione di tranquillità,nonostante il luogo dove mi trovavo, la devo a loro.>

Come hanno preso a casa sua l’idea di partire?

<Sorvolo sulle preoccupazioni di mia madre ma è una mamma quindi tutto regolare,la mia compagna non ha mai detto apertamente come la pensava ma era felice per me sapendo quanto fosse importante per me ciò che andavo a fare.>

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Intervista – In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell’Italia

AFGHANISTAN NEWS – Il fotografo torinese Alberto Alpozzi ha trascorso il Natale a Herat

dall’articolo su “Cronaca Qui – Torino” del 7 Gennaio 2012, pag. 8 – leggi articolo on line –

operativa_6Con la sua Nikon ha fissato i volti e le emozioni di un Natale al fronte. I sorrisi dei bambini e la commozione dei militari. Padri e madri in divisa che hanno mangiato il panettone nella base italiana di Herat, regalando sacchi a pelo ai piccoli afghani, lontani migliaia di chilometri dall’Italia e dai loro figli. «Ero partito con l’idea di fare un reportage in uno scenario di guerra – racconta Alberto Alpozzi, 32 anni, fotoreporter torinese – ma a casa ho portato molto di più. Laggiù – racconta appena tornato dall’Afghanistan – ho scoperto che cosa conta davvero nella vita e ho conosciuto la parte migliore dell’Italia. Uomini e donne che ogni giorno, 24 ore su 24, rischiano la vita per garantire la sicurezza e la ricostruzione di un Paese che è ancora in mano alle bande della criminalità organizzata». In Afghanistan, come giornalista embedded, ha potuto seguire l’esercito nelle attività quotidiane, dentro Camp Arena e nei villaggi vicini. «Il giorno della vigilia e a Natale – racconta – sono uscito con i militari impegnati nel servizio di pattugliamento. Un’attività tanto importante quanto delicata e pericolosa, che io ho potuto seguire in condizioni di massima sicurezza. natale (2)C’erano nove persone che, per farmi fare qualche fotografia, hanno rischiato la vita. Persone che ogni giorno devono stare attente a tutto, perché il pericolo può essere ovunque. In una moto che ti sorpassa, o sul balcone da cui si affaccia una donna». Con i militari, Alpozzi ha stretto un rapporto speciale. «Siamo diventati amici – spiega – e con qualcuno continuiamo a scriverci. Da loro ho imparato molto, e vedendo ciò che hanno già realizzato, dalle scuole, alle carceri, agli ospedali, ho potuto vedere che c’è un’Italia che funziona. Che progetta, organizza appalti e poi costruisce gestendo al meglio le risorse economiche tanto che il nostro modello è invidiato, e imitato, da tutti gli altri Paesi». L’esperienza, naturalmente, è stata molto importante anche dal punto di vista professionale. «In Afghanistan – spiega ancora il reporter – ho capito che fare il fotografo è il dover vivere quegli istanti che gli altri vogliono solo vedere. E i risultati che ho ottenuto con il mio reportage sono molto soddisfacenti. E’ solo un inizio però – conclude – e il prima possibile tornerò dai miei amici in guerra».

su Youtube l’intervista a QuartareteTv sul mio reportage in Afghanistan

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Leggi l’articolo ripreso anche da:

Rai World – ItaliAfghanistan, Tutte le voci sulla missione di pace

Nonfanotizia – il giornale che da spazio alle notizie ritenute da altri “poco interessanti”

AmarenaMagazine – La rivista che ha gusto

"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8
"In Afghanistan ho trovato la parte migliore dell'Italia" - Cronaca Qui - Torino, 7 Gennaio 2012, pag. 8

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Reportage – Black Cats: gli AMX ad Herat, Afghanistan

di Alberto Alpozzi Fotografo a Torino – Studio Fotografico a Torino

AFGHANISTAN NEWS – Gli AMX del Task Group ‘Black Cats’, schierati ad Herat (Afghanistan), sono impegnati in missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea (ISR) a supporto della popolazione locale e delle operazioni militari a terra.

L’Aeronautica Militare, da Novembre 2009, assicura la costante presenza dei velivoli AM-X  che rispondono alle necessità di intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea del contingente italiano e di ISAF (International Security Assistance Force), contribuendo alla sicurezza della popolazione e dei militari che operano sul territorio.

Le missioni hanno consentito di elaborare e di interpretare oltre 17.000 fotografie,  si è trattata di un’analisi accurata di circa 1.300 obbiettivi a supporto della sicurezza delle truppe a terra. Le riprese dall’alto hanno anche consentito di verificare lo stato di ricostruzione di ponti, strade e scuole, in zone anche esterne a quelle di competenza italiana.

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